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venerdì 17 settembre - Aggiornato alle 21:55

A Terni focus Cgil sul lavoro e le donne con Camusso: «Sono solo il 35% degli occupati»

Solo il 9 per cento è inquadrato come dirigente, messaggio al sindaco: «Inaccettabile chiudere la Casa delle donne»

Susanna Camusso

«A Terni solo il 35% degli occupati è donna, pochissime con ruoli di vertice». Questo è emerso mercoledì a Terni in una sala degli edili completamente gremita, dove la Cgil ha organizzato l’assemblea  Belle Ciao: dalla fabbrica alla società, il lavoro delle donne, conclusa da Susanna Camusso, responsabile politiche di genere per la Cgil nazionale. Al centro dell’incontro anche «la storia delle donne operaie ternane, quelle dello Jiutificio Centurini, fino ai giorni nostri, ai diritti sotto attacco, ai progetti di legge “pericolosi” come il ddl Pillon, alla messa in discussione della 194, all’oscurantismo che alza la voce, come il congresso delle famiglie in programma sabato a Verona dimostra». Da segnalare la proposta che la Cgil presenterà all’amministrazione comunale di Terni per intitolare una via della città a Carlotta Orientale, operaia dello Jutificio Centurini all’inizio del ‘900 e poi prima segretaria donna della Camera del Lavoro di Terni tra il 1916 e il 1917.

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A concludere l’assemblea è stata, poi, Susanna Camusso, responsabile politiche di genere per la Cgil nazionale, ma sono stati numerosi gli interventi, tra i quali quelli di Luciana Cordoni, Valentina Porfidi, Marianna Formica, Lucia Rossi, Massimiliano Catini e Attilio Romanelli. Tutti hanno scattato una «fotografia piuttosto preoccupante della condizione delle donne lavoratrici nel territorio della provincia di Terni, dove la popolazione femminile rappresenta il 52,76% del totale, ma solo il 35,24% degli occupati». Poi è emerso anche che la «percentuale crolla al crescere dei livelli di responsabilità, infatti, le donne (lavoratrici dipendenti con una posizione aperta all’Inps) con inquadramento da dirigente nella provincia di Terni sono solo 14 su 157, ovvero meno del 9 per cento del totale».

Eppure, secondo la Cgil, «oggi il lavoro femminile, grazie soprattutto alla rivoluzione digitale in atto, avrebbe grandi possibilità di crescita, anche al di fuori dei settori “tradizionali” come il terziario: il tessuto industriale ternano ha però bisogno – è stato detto – di una “robusta iniezione di cultura delle pari opportunità». Non è mancato l’attacco al sindaco di Terni, Leonardo Latini, e alla sua giunta per «la scelta inaccettabile di chiudere il prossimo 31 dicembre la Casa delle Donne e anche il progressivo indebolimento del welfare e dei servizi rivolti in particolare ai più deboli, operazione che ricadrà come sempre sulle spalle delle donne».

A concludere la Camusso: «Dobbiamo far passare il concetto che se stanno meglio le donne stanno meglio tutti quanti. E lo strumento che abbiamo per migliorare la condizione delle donne è la contrattazione di genere, che dobbiamo praticare, non solo per ottenere qualche permesso in più o qualche elemento di conciliazione vita-lavoro, ma per incidere davvero alla radice delle disuguaglianze, e quindi sull’organizzazione del lavoro, sugli orari e sui differenziali retributivi».

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