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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 17:21

Telecomunicazioni: contratti fermi, mancanza di manodopera e troppa competizione. Sciopero

I lavoratori lamentano la mancanza di presupposti per favorire la competizione tra le aziende e rendere attrattivo un lavoro specialistico

Se si guarda al mondo degli appalti per gli operatori tecnici della telecomunicazione emerge un quadro complicato: c’è sempre più bisogno di manodopera, ma i lavoratori impiegati hanno il contratto fermo da anni e questo tipo di proessione non viene reso attrattivo, perchè le aziende che si aggiudicano gli appalti, invece che collaborare si vedono costrette a competere. Spesso sul prezzo. E’ il quadro che delineano i lavoratori che annunciano un nuovo sciopero.

Cotes Sono quelli della Cotes, azienda di Perugia che opera nel settore degli appalti della telecomunicazioni, dopo che già il 20 maggio scorso si erano astenuti l’ultima ora di lavoro. Adesso, dopo una nuova assemblea, i lavoratori hanno deciso 3 ore di sciopero a fine turno, venerdì 24 giugno. «Tra i motivi per cui è stato proclamato lo stato di agitazione c’è sicuramente la richiesta di rinnovo del contratto integrativo aziendale fermo, oramai al 2008», spiegano in una nota la Rsu della Cotes insieme alla Fiom Cgil di Perugia.

Incertezza Accanto all’integrativo, lo sciopero vuole anche evidenziare la forte incertezza sul futuro del settore. «Le dichiarazioni dei vari soggetti in campo sono volte a tranquillizzare rispetto alla volontà di creare una rete unica integrata in tutto il territorio nazionale – spiegano la Rsu Cotes e la Fiom Cgil – ma, ad oggi, è difficile non avere qualche dubbio su un’operazione che sembra volta a risolvere più che altro i problemi dei colossi delle tlc, a partire dall’indebitamento di Tim. Questo accade in un settore che, dopo la privatizzazione e soprattutto negli ultimi dieci anni, ha visto una progressiva perdita di competitività e ricavi e che non vede presenti solo i lavoratori diretti di Open Fiber e Tim, ma anche migliaia di dipendenti di aziende che operano negli appalti e nei subappalti».

Appalti I sindacati, in vista dei forti investimenti sulla digitalizzazione da parte del Pnrr, si chiedono se «dall’alto, si continuerà a cercare di comprimere il costo del lavoro attraverso aziende appaltatrici che accettano una concorrenza esasperata. Il nuovo soggetto, praticamente un monopolista, che scelte farà?». Per Nico Malossi della segreteria della Fiom di Perugia: «Le richieste salariali dei lavoratori Cotes, oltre che ragionevoli e motivate da una crescente inflazione, sono un segnale rivolto non solo alla propria azienda, ma a tutti i soggetti che hanno delle responsabilità nel settore. Un settore – prosegue il rappresentante sindacale – in cui per effetto degli impegni presi con l’Europa le tempistiche sono molto sfidanti e già ci si lamenta per la mancanza di manodopera. Ma a fronte di questo non si smette di mettere in competizione le aziende degli appalti che così non creano sinergie. Mentre nessuno si pone il problema di rendere maggiormente attrattivo un mestiere altamente professionalizzato. Anche per questo – conclude Malossi – la Fiom nazionale da tempo sta chiedendo un confronto sulla specifica questione del settore al Mise».

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