lunedì 19 agosto - Aggiornato alle 12:30

Tassa di soggiorno, 4 milioni ai Comuni umbri: «Usati per tappare i buchi, non per il turismo»

Federalberghi stima un milione nelle casse di Assisi e quasi altrettanto per Perugia e Trasimeno. Poi propone: «Decidiamo insieme come investirli»

Un milione di euro solo nelle casse del Comune di Assisi, 900 mila a Perugia e circa 800 mila euro a quelli del Trasimeno. Sono questi territori a fare la parte del leone – secondo le stime di Federalberghi – del gettito totale di 4 milioni dell’imposta di soggiorno in Umbria. Una «tassa sul turismo» sempre duramente contestata dagli albergatori, che per loro «ha dato quindi respiro ad alcuni bilanci comunali», ma si chiede: «quali sono stati i benefici per il turismo che i Comuni avevano posto a giustificazione della loro scelta?».

Dove vanno i soldi? «A distanza di anni dalla reintroduzione del tributo – dice Simone Fittuccia, presidente di Federalbeghi della provincia di Perugia – si è purtroppo verificata la situazione che noi temevamo: la tassa viene introdotta senza concertare la destinazione del gettito e soprattutto senza rendere conto del suo effettivo utilizzo. In realtà, la tassa sul turismo è andata quasi sempre a tappare i buchi dei bilanci comunali. Federalberghi chiede alle amministrazioni comunali, e soprattutto ai candidati sindaco dei Comuni che l’hanno introdotta, di creare le condizioni perché questa scelta, comunque non condivisa, concorra a finanziare lo sviluppo del turismo e dell’economia complessiva dei territori. Ai candidati sindaco chiediamo un impegno formale perché una parte degli introiti sia destinata realmente a finalità turistiche e che queste finalità siano concordate con gli imprenditori del settore, che incassano queste risorse e poi le riversano nelle casse dei Comuni».

Proposta di accordo «In questi giorni – aggiunge Simone Fittuccia – stiamo sottoponendo ai candidati sindaco alle prossime amministrative una proposta di accordo che va proprio in questa direzione. La proposta di accordo, già sottoscritta da alcuni candidati, prevede di destinare una quota progressiva derivante dall’imposta di soggiorno, a partire dal 2019, alla promozione dell’accoglienza, la comunicazione turistica e la promo commercializzazione. Prevede anche una più incisiva attività di controllo sugli alloggi privati locati ad uso turistico, anche questi da sottoporre all’imposta di soggiorno, e la istituzione di un Osservatorio permanente, con l’obiettivo di dare attuazione all’accordo e di monitorare la consistenza e l’impiego delle risorse derivanti dall’imposta. A differenza di Assisi, che già destina una quota degli incassi alla promozione del turismo secondo una logica di condivisione degli obiettivi con gli imprenditori del settore – conclude Fittuccia – tutti gli altri Comuni umbri che hanno introdotto l’imposta di soggiorno devono a questo punto mettersi in discussione e adottare comportamenti virtuosi, non solo a vantaggio delle imprese che hanno subito questa scelta, ma di tutta l’economia umbra, che cresce se cresce il turismo regionale».

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