giovedì 18 ottobre - Aggiornato alle 12:02

Da Tagina a Tiscali, l’agosto bollente del lavoro: «Di Maio, qui ci sono tante famiglie a rischio»

Da Gualdo e da Torgiano appello alle istituzioni per fare qualcosa subito. Prisco interroga il ministro: «Su dignità solo slogan?»

© Fabrizio Troccoli

Da Tagina alle telecomunicazioni, ci sono lavoratori in Umbria che non stanno vivendo certo un agosto sereno e di riposo. A Gualdo Tadino manca la concessione della cassa integrazione in deroga per qualche altro mese per far ripartire l’azienda dopo il passaggio a Saxa Gres, mentre a Torgiano a preoccupare è l’accordo commerciale tra le Fastweb e Tiscali che fa diventare nebuloso il futuro di 30 dipendenti della società sarda.

Tagina: tempo scaduto Su Tagina, turnano ad alzare la voce Filctem Cgil e Femca Cisl, dopo la lettera inviata nei giorni scorsi al prefetto per sollecitare la decisione del ministero dello Sviluppo economico e quello del Lavoro. Con cassa integrazione ordinaria scaduta e nessun ammortizzatore sociale utile a coprire i lavoratori, al momento non c’è nessuna novità dal governo nazionale. «Non è più tempo di campagna elettorale, non è più tempo di proclami – tuonano i sindacati -, ma bisogna trovare soluzioni per i lavoratori in carne ed ossa dipendenti di aziende che hanno intenzione di investire sul territorio senza se e senza ma». Lunedì 13 alle 15 tutti i lavoratori e i cittadini di Gualdo Tadino, direttamente coinvolti, potranno partecipare all’incontro organizzato da Filctem e Femca nella sala consiliare messa a disposizione dal sindaco, invitando tutti i deputati umbri, la presidente della Regione, i consiglieri regionali e gli altri sindaci della fascia appenninica.

TAGINA: LETTERA AL PREFETTO

Situazione bloccata «Non è stato ancora sciolto il nodo “Cigs sì o Cigs no“ per le maestranze della Tagina – affermano i sindacati – una delle poche aziende manifatturiere ad avere più di 100 dipendenti e soprattutto un piano industriale per il rilancio approvato dal giudice in fase di concordato. Il risanamento e il rilancio dell’azienda gualdese non può che passare dal mantenimento del livello occupazionale e da una nuova organizzazione del lavoro, per la quale è necessaria formazione e rotazione del personale. Solo 9 mesi fa il personale è già stato ridotto di oltre 50 unità, 7 mesi fa non si vedeva il futuro per i restanti occupati, poi ad aprile come un fulmine a ciel sereno è arrivato un acquirente, ridando speranza e futuro allo storico marchio, a giugno sono riprese costantemente le prime attività lavorative, ma senza una adeguata formazione ed i tempi tecnici per i prossimi investimenti necessari per saturare l’occupazione quasi la metà delle maestranze sarà definitivamente senza lavoro. Questo lo scrivevamo un mese fa, ad oggi nulla si è mosso se non un ulteriore sacrificio economico dei lavoratori per il mese di agosto. I tempi sono strettissimi e la crisi di questa azienda non va in ferie, abbiamo bisogno di serietà e risposte istituzionali».

Interrogazione E un’interrogazione al ministro Luigi Di Maio è stata presentata dal parlamentare umbro di Fratelli d’Italia Emanuele Prisco per sapere «cosa osta alla concessione della cassa integrazione guadagni straordinaria alle maestranze della Tagina per scongiurare il licenziamento di 160 lavoratori che metterebbe in ginocchio 160 famiglie e un territorio il cui tessuto produttivo è stato smantellato dalla crisi economica». L’atto è stato avanzato dall’esponente di Fratelli d’Italia al Mise. «I lavoratori della Tagina di Gualdo Tadino – è spiegato – stanno dimostrando grande dignità nell’affrontare sacrifici impensabili e inaccettabili per un Governo che ha fatto della dignità dei lavoratori il suo slogan principale». Soltanto un mese fa – ricorda Prisco – il ministero del Lavoro e dello sviluppo economico ha comunicato che non avrebbe dato seguito alla convocazione dell’azienda e dei sindacati rispetto all’istanza di cassa integrazione straordinaria avanzata il 7 giugno. «Senza ammortizzatori – conclude la nota – l’azienda dovrà mettere mano ai licenziamenti, una tegola per un territorio già colpito da crisi come quella della ex Merloni, della Faber e di tutto il settore delle costruzioni».

Tiscali: tremano in 30 Intanto a Torgiano a tremare sono altre 30 famiglie. Il 7 agosto a Cagliari si è svolto un incontro richiesto dalle organizzazioni sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil con le Rsu di Tiscali per avere lumi in seguito all’accordo con Fastweb. Slc Cgil e Fistel Cisl dell’Umbria esprimono «forte preoccupazione per le ricadute occupazionali che potrebbero coinvolgere l’unita operativa di Torgiano, oggi in forze a Tiscali, che attualmente ospita circa 30 persone. Questa unità, nonostante sia da sempre il fulcro tecnologico e operativo prima di Aria e poi di Tiscali, già nel passato è stata suo malgrado oggetto di un forte ridimensionamento degli organici, nonostante il forte know-how e la grande competitività economica e strategica che l’unità operativa ha sempre evidenziato».

Appello a Di Maio All’interno di un’operazione milionaria, tesa a valorizzare un asset nato e sviluppato in Umbria (la licenzia dei 40 mhz nella banda 3,5Ghz detenuta da Aria – controllata da Tiscali – e il ramo di azienda FWA con 836 torri) e che per oltre 15 anni ha permesso alla nostra regione di occupare un ruolo strategico nel panorama delle Ttl, la preoccupazione dei sindacati nasce «dall’ennesimo rischio che sia smembrato il principale motore di questo sviluppo, non solo mettendo in discussione i livelli occupazionali del comparto perugino, ma allontanando di fatto dal nostro territorio ogni futuro sviluppo delle tecnologie 5G. Ricordiamo – aggiungono – che Tiscali, insieme ad altri operatori Wimax, a seguito di una consultazione pubblica ha ottenuto il via libera da parte dell’Agcom per una proroga fino al 2029 delle frequenze nello spettro 3,5Ghz. Non è accettabile che il cambio del concessionario di licenze e frequenze di proprietà pubblica, avvenga a discapito di tutti i lavoratori allo stato non confermati». Pertanto Cgil e Cisl con la Rsu di Torgiano chiederanno alla Regione, ai sindaci di Perugia e di Torgiano, di attivarsi nei confronti del ministero dello Sviluppo economico «affinché i livelli occupazionali e il presidio territoriale vengano salvaguardati nella loro interezza, anche al fine di contribuire al rilancio economico di questo territorio».

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