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lunedì 4 luglio - Aggiornato alle 17:19

Superbonus, stop cessione credito: a rischio fallimento 500 imprese e 2.500 posti di lavoro

Indagine di Cna secondo cui gli incentivi qui valgono 535 milioni: «Prima delle modifiche va sanato pregresso»

©Fabrizio Troccoli

Con lo stop della cessione del credito per il superbonus in Umbria rischiano il fallimento 500 imprese del comparto edile (a fronte delle 11 mila censite nella regione) che portano con sé circa 2.500 posti di lavoro. L’incubo lo mette sul tavolo Cna Umbria all’esito di un’indagine che stima l’impatto del blocco del sistema di cessione dei crediti maturati con gli incentivi varati dal Governo. «Serve un intervento straordinario del governo volto a sanare il pregresso e a garantire la chiusura dei cantieri già avviati» dice Pasquale Trottolini, responsabile della sezione costruzioni dell’associazione datoriale.

Superbonus In particolare, il focus di Cna rileva come dopo l’approvazione della legge di Bilancio 2022, che confermava la possibilità di effettuare lo sconto in fattura e di cedere i crediti fiscali agli intermediari finanziari, le domande presentate all’Enea sono aumentate dell’80 per cento. Nella regione, specificatamente, si è passati da 1.586 contate a fine 2021 alle 2.872 rilevate il 31 maggio scorso per un valore economico di 535 milioni di euro, di cui solo il 70 per cento concluso, mentre altri 200 milioni restano tuttora appesi. Ancora di più nel dettaglio: le domande in Umbria sono per la stragrande maggioranza, ovvero 1.431, relative ad abitazioni unifamiliari, mentre 849 riguardano le cosiddette unità funzionalmente indipendenti, con investimenti che cubano rispettivamente di 161 milioni e 85 milioni di euro. Chiudono il cerchio le 592 istanze per condomini, che rappresentano poco più del 20 per cento delle pratiche, ma hanno un valore economico che pesa per oltre la metà del totale.

Indagine Cna «Sono mesi che denunciamo questo rischio e in questi giorni le imprese stanno concretamente ricevendo lettere dalle banche: non c’è più tempo da perdere» dice Trottolini, che sollecita la misura straordinaria per portare a termine i lavori avviati e anche «mettere in sicurezza delle imprese delle costruzioni in bilico, dopodiché – afferma – si potrà ragionare su modifiche al sistema dei bonus e degli incentivi fiscali sulla riqualificazione energetica e sismica degli immobili». Diversamente in Umbria sono a rischio fallimento circa 500 imprese, «perché – dice Trottolini – dopo aver concesso lo sconto in fattura, oggi si trovano con crediti che, a lavori ormai conclusi, non sono più in grado di cedere». Ci sono poi anche «imprese che, pur non avendo applicato lo sconto in fattura, stentano a farsi pagare da privati che, a loro volta, avevano messo mano alla riqualificazione energetica e sismica dei propri immobili facendo conto sulla possibilità di cedere il credito agli intermediari finanziari, soprattutto banche, e oggi non possono più farlo».

Stop cessione credito Cna Umbria, poi, ricorda che quasi il 70 per cento delle circa 11 mila imprese del settore costruzione, che comprende anche quelle che si occupano di impiantistica, sono rappresentate da ditte individuali poco patrimonializzate e a rischio di forte indebitamento per la mancanza di pagamenti di commesse già concluse. Ciò comporterà «effetti sul rating d’impresa e quindi sulla possibilità di accedere al credito bancario, i cui costi, peraltro, stanno salendo velocemente spinti dall’inflazione e dal rialzo dello spread» afferma Trottolini, secondo cui si è di fronte «a un autentico paradosso per imprese che, sulla carta, sono piene di commesse», ma che rischiano il collasso. Da qui l’appello a Governo e Parlamento «affinché non permettano il cortocircuito».

Fora «La Regione Umbria raccolga l’appello avanzato dalla Cna sul bonus 110 per cento – afferma il consigliere regionale Andrea Fora (Patto civico) -. Al di là delle legittime e diverse valutazioni che si possono avere sulla bontà o meno dello strumento del ‘super bonus 110%’ è evidente che, come richiesto dalla Cna Umbria, sia doveroso sanare economicamente il pregresso e garantire almeno la chiusura dei cantieri già avviati». Secondo il consigliere Fora «occorre mettere in campo, molto velocemente, un mega provvedimento tampone che da un lato metta in sicurezza le imprese per i lavori già in corso e solo dopo si proceda alle modifiche al sistema dei bonus e degli incentivi fiscali. Confido che la Regione, con la presidente Tesei, rappresenti al governo la drammatica situazione che si sta verificando, certamente non solo in Umbria, per le imprese edili e solleciti un rapido provvedimento di sanatoria».

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