domenica 17 febbraio - Aggiornato alle 18:55

Stop Ast e lavoratori da un reparto all’altro: torna lo spettro bramme dall’Indonesia

Nuovi timori alla vigilia del tavolo al Mise, Rsu: «Continui spostamenti di personale generano confusione, serve stabilità»

Foto Umbria24

di M. R.

Dallo stop di fine 2018, passando per lo sciopero di gennaio, con una trattativa per l’integrativo di fatto sospesa e la promessa, dai piani alti di viale Brin, di un piano di indebolimento, le acque in Ast non accennano a calmarsi. La nuova fermata di quasi tutti i reparti dello stabilimento, sommata ai recenti trasferimenti di personale da un reparto all’altro, non tranquillizzano affatto le maestranze e se la riorganizzazione interna non è causale c’è chi teme che le 9 unità passate dal Treno a caldo alla Movimentazione siano in previsione dell’arrivo di semilavorati dall’estero; torna insomma ad aleggiare lo spettro di bramme provenienti dall’Indonesia perché acquistate a prezzi competitivi, una strategia che a lungo andare indebolirebbe l’area a caldo riducendo via via l’utilità dei forni e di tutti gli impianti delle linee ad essi collegati.

Riorganizzazione interna «Ridotti i turni all’impianto Lac e di conseguenza l’organico, dodici lavoratori saranno ricollocati». Questa la comunicazione ricevuta lunedì dalle Rsu di fabbrica che denunciano confusione e chiedono maggiore stabilità, dopo la denuncia dei delegati Fiom. Mercoledì in programma un tavolo istituzionale al ministero dello Sviluppo economico, proprio per il futuro di Ast. «Sia occasione di chiarezza – ha detto il sindaco di Terni Leonardo Latini -. Da parte dell’azienda ci aspettiamo un confronto chiaro e trasparente sulle difficoltà, ma anche sulle possibilità di sviluppo degli impianti ternani. Da parte nostra siamo pronti a svolgere il ruolo che ci compete come ente locale, per contribuire a creare un contesto favorevole affinché il più grande sito industriale ternano, uno dei più importanti siti siderurgici europei a ciclo integrato, continui a produrre e a offrire lavoro, ma che lo faccia coerentemente ad una visione strategica al passo con i tempi e con il rispetto dell’ambiente».

«CONFINDUSTRIA SI SOTTRAE AL CONFRONTO»

Sindacati Di sviluppo e rilancio vorrebbero sentir parlare anche i sindacati metalmeccanici che si trovano invece costretti a fare i conti con un’azinda che, almeno a parole, ha proposto investimenti ridotti, ridimensionamento degli organici e dei volumi produttivi. La Fismic, in particolare, teme che i circa 80 lavoratori considerati in esubero, potrebbero diventare molti di più in un prossimo futuro se la tendenza è quella di lavorazioni per conto terzi sempre più frequenti: «Non siamo terroristi mediatici – si difendono da via Annio Floriano -, è la mancanza di una strategia scritta e condivisa che ci preoccupa». La Uilm di Terni, alla vigilia del summit ministeriale, riafferma «l’indisponibilità a mediazioni opportunistiche e ad accordi al ribasso che penalizzino in alcun modo il lavoro e il territorio». Dalla segreteria dell’Ugl: «Il settore industriale necessita sia di una rivitalizzazione focalizzata su tecnologie innovative sia della creazione di un contesto favorevole all’imprenditorialità. Il territorio di Terni-Narni, definendo e valorizzando una propria identità strategica per il sistema nazionale , deve riprogettare con chiarezza il proprio ruolo e il proprio futuro nello scenario italiano ed internazionale e programmare azioni coerenti per realizzare la sua visione strategica. La chiave è dunque la capacità di leggere, anticipandoli, i trend di mercato competitivi e tecnologici in corso a livello globale, in modo da riuscire a governare con efficacia gli inevitabili cambiamenti che ne derivano. Inoltre, a fronte di un aumento della competizione tra territori, è indispensabile predisporre politiche e strumenti idonei a sostenere nel tempo la capacità produttiva delle imprese».

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