martedì 20 agosto - Aggiornato alle 10:02

Spoleto, salasso tassa pubblicità scatta la protesta degli autosaloni: «Non paghiamo»

Cinque imprenditori: «Bollettini lievitati anche del 150 per cento senza concertazione»

Palazzo comunale di Spoleto

di C.F.

«Aumenti anche del 150 per cento sull’imposta della pubblicità, che non pagheremo». Protesta di cinque imprenditori titolari di altrettanti autosaloni tra Santo Chiodo e Madonna di Lugo (Spoleto) che, dopo aver fatto i conti con l’aumento dell’Imu sugli immobili produttivi, con aliquota salita da 0,96 a 1,01 per cento, si sono visti recapitare i bollettini per il pagamento della tassa comunale sulla pubblicità con importi più che raddoppiati

A prendere posizione sono Autopama, Ferroni, Fuccelli, Pacchia e Speranza che, con una nota stampa, denunciano il salasso somministrato dal Comune «senza una preventiva comunicazione, senza un preliminare incontro con le associazioni di categoria, senza che ci sia stata data la possibilità di scegliere se mantenere o rimuovere le pubblicità. Parliamo – dicono – di cifre rilevanti, pari a qualche migliaia di euro e non è stato nemmeno possibile rateizzarle, per il ritardo nell’invio dei bollettini». Gli aumenti dell’imposta sulla pubblicità riguardano anche altri operatori economici «ma noi degli autosaloni siamo tra i più colpiti, essendo costretti dalle case automobilistiche che rappresentiamo – evidenziano – a una pubblicità rilevante». Nel mirino dei cinque imprenditori titolari di altrettanti autosaloni di Spoleto non c’è soltanto l’aumento del 50 per cento per le superfici superiori al metro quadrato varato dal Comune con il bilancio previsionale, ma soprattutto «l’ampliamento delle località che rientrano nella categoria Speciale, dove le maggiorazioni hanno raggiunto anche un aumento del 150 per cento».

Da qui la protesta che ha spinto gli operatori a non onorare la scadenza «per manifestare il nostro dissenso verso l’amministrazione comunale che ha deciso di spremere all’osso, aumentando la tassazione, le poche attività produttive rimaste a Spoleto». Rincarano la dose dal polo civico di Spoleto popolare e Alleanza civica, secondo cui «l’amministrazione comunale scambia per bancomat le poche aziende rimaste e pur di far cassa trasforma le aree industriali in aree speciali, come nel caso di Madonna di Lugo e Santo Chiodo, così da poter aumentare l’imposta sulla pubblicità fino al 150 per cento». Sull’operazione i due gruppi di opposizione guidati da Maria Elena Bececco sollevano anche dubbi sulla legittimità degli atti relativi del Comune e annunciano un’interrogazione prima di attaccare la giunta del sindaco Umberto De Augustinis «per l’assenza totale di visione».

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