martedì 26 settembre - Aggiornato alle 14:34

Sostegno all’inclusione attiva, l’economista Grasselli: «Troppe criticità sulla sua applicazione»

Il direttore dell’Osservatorio Caritas: «Su quasi 2 mila domande, accolte dall’Inps solo 332»

L'ingresso di una delle sedi Inps

Informazione insufficiente sul provvedimento, scarsità di domande accettate, revisione dei criteri di accesso, composizione delle équipe multidisciplinari, con particolare riguardo alla figura dell’orientatore, istruzione delle domande presentate e rapporti tra Comuni e Inps, nonché tra Inps e uffici postali, connessioni tra domande su fondi Sia nazionale e fondi Sia regionali, tra Comuni e Centri di servizi. Sono queste alcune delle «numerose criticità» di cui, nelle settimane scorse, si è parlato nel corso di un incontro tra funzionari della Regione e operatori di Comuni, Inps, Centri di servizi e di Caritas. Il tema del Sia, acronimo di Sostegno all’inclusione attiva, è al centro dell’articolo dell’economista Pierluigi Grasselli, direttore dell’Osservatorio Caritas, pubblicato questa settimana su La Voce.

I numeri Il direttore dell’Osservatorio Caritas snocciola i «dati parziali (al dicembre 2016) sull’efficacia del provvedimento nei primi mesi di avvio della misura, sottolineando che «a livello nazionale, delle domande complessivamente pervenute (200 mila) il 65 per cento sono state respinte (per il 25 per cento perché contenenti dichiarazioni mendaci, per il 75 per cento per un punteggio maggiore del punteggio massimo previsto per l’accesso al beneficio)». Mentre, ricorda Grasselli, «a livello regionale (al 21 dicembre scorso) su 1.993 domande presentate agli Uffici di cittadinanza, e 1.485 trasmesse all’Inps, questo ne ha accolte 332. Davanti a un livello di accoglimento così basso, la stessa Regione Umbria ha proposto al Ministero criteri per la ridefinizione dei criteri di accesso.

Piano sociale «Il nuovo Piano sociale regionale prevede, con riferimento al Sia – sottolinea Grasselli – che Comuni e zone sociali siano i titolari della gestione. Le linee guida ministeriali dispongono che i Comuni promuovano accordi di collaborazione anche con i soggetti privati attivi nell’ambito del contrasto alla povertà, con particolare riferimento agli enti non profit, tra cui è compresa anche la Caritas, per la predisposizione e l’attuazione dei progetti di presa in carico, per una più efficace programmazione delle molteplici attività. In alcune diocesi italiane già dalla prima metà del 2017 sono operativi tali generi di accordi. Ci sembra questo un punto importante da porre all’attenzione, se teniamo conto delle difficoltà di coinvolgimento e partecipazione effettivi di operatori e cittadini, manifestatesi già nelle precedenti esperienze di pianificazione sociale regionale».

Reddito di inclusione «Soddisfazione» c’è invece da parte di Grasselli per l’approvazione della legge nazionale sul reddito di inclusione: «È un passo in avanti sostanziale – dice – nella lotta contro la povertà in Italia», perché «viene introdotto uno strumento strutturale, permanente, e non una misura di semplice tamponamento contro la povertà assoluta». L’economista parla «di un passo storico che permette all’Italia, anche se per ultima, di allinearsi a tutti gli altri Paesi europei. L’intendimento è quello di sostenere le persone in povertà assoluta, che l’Istat calcola in 4,6 milioni, circa 1,6 milioni di famiglie, tra cui 1 milione di minori; ma le risorse disponibili per questo anno sono di circa 1,6 miliardi, con cui il Governo conta di raggiungere 500 mila minori e più ampiamente fino a 1,8 milioni di persone in 400 mila famiglie».

Servizi territoriali «Ciò – conclude – ha richiesto di stabilire una priorità per i nuclei familiari con figli minori o con disabilità gravi o con donne in stato di gravidanza accertata o con persone di età superiore a 55 anni in stato di disoccupazione. Il contributo monetario ha il compito di coprire la differenza tra il reddito disponibile del beneficiato e la soglia di povertà assoluta». Secondo Grasselli infine «occorre poi potenziare i servizi territoriali (ben oltre gli importi attualmente stanziati: 170 milioni di euro, più altri 40 per l’assunzione di 600 operatori dei Centri per l’impiego) di formazione, di accompagnamento al lavoro, di cura sociale e sanitaria: essi infatti sono decisivi per evitare o superare l’esclusione,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.