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mercoledì 3 marzo - Aggiornato alle 00:06

Sindacati: «Fattorie Novelli è in liquidazione. Basta temporeggiare su vendita»

Sciopero a Spoleto e presidio davanti ai cancelli, attesa la nomina del liquidatore. Ok al tavolo con entrambe le curatele

Fattorie Novelli, sciopero davanti ai cancelli

di Chiara Fabrizi

«Fattorie Novelli è in liquidazione e attendiamo la nomina del liquidatore, ma va trovato in fretta un investitore serio per non far cessare l’attività». A parlare sono i sindacalisti dell’azienda agricola non ammessa a concordato nell’ambito dello sciopero con presidio organizzato davanti ai cancelli dello stabilimento di Spoleto, dove giovedì mattina si sono radunati una quarantina di lavoratori, a fronte dei 150 in organico tra Spoleto e Amelia. Braccia incrociate per chiedere risposte, ormai al liquidatore, sul pagamento della tredicesima e del Tfr dei lavoratori a tempo determinato, ma soprattutto sul bando di vendita della filiera delle uova a marchio Ovito: nei tempi gloriosi, hanno ricordato nelle ultime ore i lavoratori, dai cancelli di Spoleto uscivano anche 2 milioni di uova al giorno, oggi si viaggia intorno alle 200 mila distribuite tra Umbria, Roma, Marche e Toscana. Non è chiaro se i soci nomineranno l’avvocato Maurizio Salari, fin qui amministratore di Fattorie Novelli, o se sarà indicato un altro professionista per ricoprire l’incarico di liquidatore, la delibera è attesa al più tardi per martedì mattina.

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«Fattorie Novelli è in liquidazione. Basta temporeggiare su vendita» Intanto il 25 gennaio i sindacalisti sono stati convocati a distanza dal curatore di Alimentitaliani, Fernando Caldiero, ma a quanto pare al confronto parteciperà, così come sollecitato a più riprese, anche il curatore del Gruppo Novelli, Marco Bartolini. Il giorno dopo il summit, poi, il giudice del tribunale di Terni deciderà sulla regolarità dell’ipoteca dei capannoni di Casalta (Amelia) dove prendono posto gli allevamenti di galline e le pulcinaie, con il rischio che il sito torni nuovamente all’asta, dove è alto l’interesse non tanto per gli stabili, ma quanto per le autorizzazioni legate all’insediamento zootecnico, mentre per Fattorie Novelli la vendita di Casalta significherebbe la frammentazione della filiera delle uova, che a quel punto diventerebbe complicato vendere. «Dato che il concordato è stato respinto e la società in liquidazione, ci aspettiamo una risposta sul pagamento delle spettanze ai lavoratori» ha detto Loreto Fioretti della Cisl, aggiungendo che «il curatore di Alimentitaliani ci aveva garantito che entro il 15 gennaio sarebbe stato presentato un bando di vendita, ma in realtà non ne sappiamo nulla e abbiamo sempre chiesto di essere protagonisti sulla procedura: chiediamo trasparenza e senso di responsabilità ai curatori». Per Mirko Ghiandoni della Uil ora «si apre una fase complessa in cui dobbiamo rapidamente trovare imprenditori seri capaci. Da parte nostra – dice il sindacalista – c’è disponibilità al dialogo, ma va tirata una linea per costruire il futuro, perché a oggi si sono create soltanto situazioni soltanto fumose, mentre ormai servono soluzioni immediate», mentre per Gianluca Menichini della Cgil «la liquidazione è il male assoluto, porta progressivamente alla perdita dei posti di lavoro e delle produzioni. Lo scenario va scongiurato in ogni modo, specie dopo anni trascorsi a seguire il lavoro di amministratori e curatori che hanno portato avanti i loro interessi legittimati dalle norme, ma che non sempre coincidono con le scelte per il bene dei lavoratori: dobbiamo fare in fretta, servono subito risposte sulla vendita».

@chilodice

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