venerdì 22 febbraio - Aggiornato alle 13:30

Senza lavoro, stipendi arretrati e Trf da 2 anni: «Giudice ancora non ha deciso sul fallimento»

La Presystem Marsciano ha chiuso nel gennaio 2017. Da allora una ventina di ex lavoratori chiede gli arretrati. Cgil: «Colpa dell’accorpamento dei tribunali»

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L’azienda ha chiuso oltre due anni fa e una ventina di ex lavoratori ancora aspettano diversi stipendi arretrati e il Tfr. Non solo, dal 2 novembre 2017 il giudice si è riservato di decidere sul fallimento ma da allora non è arrivata nessuna decisione. È l’odissea degli ex adetti della Presystem di Marsciano. Oggi la Cgil di Perugia denuncia pubblicamente «i ritardi e le incomprensibili lungaggini burocratiche» che impedisce loro di vedere riconosciuti i loro diritti.

La storia La Presystem, azienda che produceva caminetti e stufe, ha chiuso i battenti nel gennaio 2017. Da allora gli ex dipendenti sono rimasti creditori insoddisfatti, vantando nei confronti dell’ex datore di lavoro il pagamento di varie mensilità arretrate e del Tfr, tant’è che, dopo inutili tentativi bonari, si sono visti costretti, nel luglio 2017, a presentare istanza di fallimento, attraverso l’ufficio vertenze della Cgil di Marsciano, per il tramite dell’avvocato Augusto Battisti, davanti al Tribunale di Spoleto. Fissata l’udienza prefallimentare del 2 novembre 2017, l’azienda ad agosto 2017 richiedeva l’ammissione al concordato preventivo. All’udienza del 2 novembre 2017, il giudice riservava la decisione sull’istanza di fallimento presentata dai lavoratori. Da quel momento – denuncia la Cgil – non si hanno più notizie.

Cattiva giustizia «Questa situazione di incertezza – attacca il sindacato – è inaccettabile e non può essere più tollerata, considerato che si tratta di persone e famiglie, che avendo perso il lavoro, versano in condizioni di necessità ed hanno quindi l’esigenza di recuperare quanto prima le loro spettanze retributive. Perché c’è questa lunga situazione di “stallo”? Si tratta, a nostro parere, dell’ennesima prova del cattivo funzionamento della giustizia italiana, le cui conseguenze ricadono sempre sui soggetti più deboli. Tale situazione si è ulteriormente aggravata con l’attuazione della riforma della geografia giudiziaria, in forza della quale sono stati soppressi, anche in Umbria, numerosi uffici giudiziari. E, come se non bastasse, i cittadini di tutta la Media Valle del Tevere debbono rivolgersi al Tribunale di Spoleto (anziché a quello di Perugia), ove i loro territori sono stati “innaturalmente” accorpati. Ulteriore complicazione è rappresentata dalla carenza di organico che affligge il Tribunale di Spoleto che per le procedure fallimentari dispone soltanto di un giudice che non riesce, da solo, a far fronte alla mole di lavoro in tempi adeguati».

Appello al tribunale La Cgil torna sulla bocciatura della riforma della geografia giudiziaria che prevedeva per l’Umbria la soppressione del Tribunale di Orvieto e delle cinque sedi distaccate del Tribunale di Perugia (Città di Castello, Assisi, Foligno, Gubbio e Todi). «Ci opponemmo a quel riassetto della Giustizia proposto dal governo – afferma il sindacato -, perché per fare una riforma vera non basta chiudere i tribunali, ma serve un disegno organico che tenga insieme modernizzazione del sistema e valorizzazione delle professionalità del personale giudiziario, cosa che oggi riteniamo non più rinviabile per dare ai cittadini risposte in tempi ragionevoli. Al Tribunale di Spoleto Sezione Fallimentare, dunque rivolgiamo un appello affinché definisca la procedura pre fallimentare, per non vedere pregiudicate oltre le legittime attese dei lavoratori che rappresentiamo».

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