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mercoledì 28 ottobre - Aggiornato alle 09:23

Sangemini, spettro smantellamento. Sindacati dal prefetto: «Non possiamo accettarlo»

Calano le commesse e aumentano le ore di cassa integrazione, i lavoratori: «Solo nei siti umbri del gruppo, siamo stanchi»

La situazione degli stabilimenti Sangemini-Amerino non accenna a migliorare. Lavoratori, sempre più stanchi di sentire le ragioni non condivise dei vertici aziendali del gruppo Ami, giovedì pomeriggio sono tornati a manifestare ai piedi di Palazzo Bazzani a Terni. Nel corso del presidio, come auspicato alla vigilia, una delegazione è stata ricevuta dal prefetto Emilio Dario Sensi per portare il caso all’attenzione del governo.

Sangemini «Ci parlano di minori commesse – riferiscono le maestranze – ma dipende dalle capacità commerciali del management. Se non è in grado, si faccia da parte». E intanto come anticipato, i lavoratori pagano col ricorso massiccio alla cassa integrazione: «Siamo stanchi del trattamento che ci viene riservato e soprattutto di non sapere cosa ne sarà di noi domani». I sindacati territoriali di categoria intanto, tristemente rilevano un fatto: «Non esiste in altri stabilimenti del gruppo Ami un così alto monte ore di cassa integrazione. Questo modus operandi ci fa pensare che nei piani dell’azienda c’è lo smantellamento delle produzioni locali con conseguente drammatica perdita di posti di lavoro. Non lo possiamo permettere». Per venerdì è in programma un nuovo presidio per mantenere alta l’attenzione sugli storici stabilimenti delle acque minerali: i lavoratori in mattinata saranno di fronte alla sede del municipio di San Gemini.

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