di M.R.
«Gli ingenti investimenti tecnico-industriali ai quali si fa riferimento quali causa di dissesto per l’intero gruppo Ami, a Sangemini, non sono in realtà mai stati realizzati. Nell’accordo del 2018 a fronte del ricorso agli ammortizzatori sociali erano previsti 19 milioni di euro investimenti mai affrontati sui siti umbri. L’inserimento della linea vetro, ad esempio, è ancora attesa. Il programma di aggiornamento, potenziamento e miglioramento degli impianti ha toccato in maniera marginale Sangemini e Amerino». Questa una delle principali osservazioni che le organizzazioni sindacali di Fai Cisl, Flai Cgil e Uilla Uil muovono alla relazione dei commissari giudiziali sul semestre del piano concordatario presentato dalla società Acque minerali d’Italia.
Sangemini Amerino In una lettera inviata al Tribunale di Milano, in vista dell’assemblea dei creditori del prossimo settembre, le organizzazioni sindacali di categoria dell’Umbria hanno messo nero su bianco alcune precisazioni in merito alle ragioni che vengono attribuite al dissesto del gruppo industriale attivo nel settore agroalimentare. «Sangemini – si legge in un passaggio – viene citata in modo diretto tra le circostanze della sofferenza economico-finanziaria del gruppo – in particolare ‘l’aver eseguito sia un piano di ridimensionamento del personale sia un progetto di rilancio del marchio, entrambi estremamente onerosi, senza che ai forti costi sostenuti seguisse un adeguato ritorno economico’ costituirebbe una delle cause del dissesto».
Dissesto Ami Quando si fa riferimento all’esecuzione di un accordo sindacale finalizzato ad assorbimenti/esuberi di personale dipendente impiegato presso lo stabilimento di Sangemini ci si riferisce presumibilmente a due accordi stipulati fra sindacati e Ami. In tal senso si sottolinea in primis che a fronte dell’assorbimento di 95 dipendenti da parte di Norda S.p.a. come previsto all’interno del verbale di accordo del 2014 sono stati licenziati 32 lavoratori con un conseguente ridimensionamento dei costi. Si ritiene opportuno poi evidenziare – proseguono Fai, Flai e Uila – che in forza dell’accordo del 2018 stipulato fra organizzazioni sindacali, azienda e Regione Umbria l’azienda ha usufruito della cassa integrazione guadagni straordinaria per riorganizzazione, agendo in modo considerevole sui costi relativi al personale occupato nei siti. Il piano di ridimensionamento del personale, dunque, non ha costituito solamente un costo per la proprietà al contrario ha consentito un risparmio notevole di risorse».
Piano concordatario Da qui l’invito a rivedere alcune parti della relazione: «Per queste ragioni – si legge nella missiva – le cause del dissesto, per come riportate nella relazione, non sono certamente imputabili all’acquisizione e alla gestione da parte di Ami dei due siti umbri sopra citati. Di tal che rimarrebbe priva di oggettivo riscontro anche l’ulteriore affermazione circa ‘i rilevanti esuberi di mano d’opera’ in particolare nei siti acquisiti con le aziende in crisi (San Gemini ed Amerino, ndr). Per quanto sopra detto, a nostro avviso, quantomeno per quelle parti della relazione che qui si segnalano, le valutazioni effettuate paiono distanti dall’esser fondate su criteri di veridicità e ragionevolezza che dovrebbero informare il processo di ricerca delle cause che hanno condotto Ami al dissesto. Auspichiamo, dunque, che, presa effettiva contezza della situazione in cui versano i siti di San Gemini ed Amerino, si possa procedere con tutti gli investimenti necessari e, primariamente, quelli riguardanti la tutela del capitale umano».
