Lo stabilimento

di D.B.

«Lunedì interverrà il prefetto di Perugia, che ho già fatto contattare. L’obiettivo è trovare una soluzione ragionevole per garantire la sopravvivenza di una bella azienda italiana. Non possiamo farci del male da soli». Le parole sono del vicepremier Matteo Salvini che, allertato dai leghisti umbri, interviene sul caso della Molini Fagioli di Magione. Pochi giorni fa il tribunale di Perugia con un’ordinanza ha imposto – per ragioni di sforamento dei parametri acustici in termini di tollerabilità – un ciclo produttivo di sole dieci ore giornaliere. In particolare l’azienda, che dà lavoro a 25 persone (più l’indotto, visti quelli che si occupano di pulizia, manutenzioni e logistica) e produce circa 230 tonnellate al giorno di farinacei, dovrà fermarsi nei fine settimana, di notte e per due ore durante la fascia pomeridiana. Lo stop arriva al termine di una lunga battaglia, in corso da anni, con le famiglie che vivono nei dintorni dello stabilimento, attivo da oltre 50 anni.

La vicenda Nuovi orari che rischiano di mettere in forse la sopravvivenza dello stabilimento visti i costi da sostenere per sole 10 ore si produzione al giorno. Contro questo provvedimento si sono espresse le istituzioni, in primis il sindaco di Magione Giacomo Chiodini («la sentenza è paradossale e pericolosa, siamo a disposizione per una soluzione»), e i sindacati che per la giornata di domenica hanno organizzato un presidio dalle 15 alle 18 davanti ai cancelli: «Sosteniamo con convinzione la mobilitazione – dichiara Michele Greco, segretario della Flai Cgil – e ribadiamo che sarebbe davvero assurdo mettere a rischio 30 posti di lavoro per problemi di vicinato. Si trovi una soluzione subito». «In una fase così difficile per il mondo del lavoro – hanno detto giorni fa Cgil e Uil commentando il provvedimento – è paradossale che 25 persone rischino di perdere l’occupazione non per una crisi aziendale, ma per il rumore della produzione che ha portato a uno sforamento dei parametri acustici».

La politica «Siamo al fianco delle aziende e di chi ci lavora. Per questo – ha detto poi sabato Salvini – vogliamo cambiare le assurde regole europee, ridurre tasse e burocrazia, frenare la delocalizzazione e incentivare gli investimenti in Italia». A intervenire è anche il senatore della Lega Luca Briziarelli: «Il rumore – si chiede – è così forte da coprire il lavoro? Mi sembra impossibile che un’attività possa essere messa in crisi da un’ordinanza cautelare basata su una legge del 1948. Domenica parteciperò all’incontro». Nel frattempo prosegue il confronto tra i legali dell’azienda e quelli del Comune di Magione alla ricerca di risoluzioni tecniche che consentano di superare gli effetti della decisione del tribunale. In merito alla possibile acquisizione degli immobili direttamente confinanti, il sindaco auspica «che si possa riprendere immediatamente il dialogo evitando atteggiamenti speculativi nel rispetto dei lavoratori e delle loro famiglie, anche utilizzando tavoli istituzionali specifici a livello regionale».

Twitter @DanieleBovi

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