mercoledì 18 settembre - Aggiornato alle 20:44

Rotte promesse, Fly Volare non restituisce i soldi all’aeroporto: ora partirà un decreto ingiuntivo

La compagnia non versa l’assegno, i legali del San Francesco si preparano alla linea dura. Cda, se ne va Umberto Golinelli

aeroporto perugia san francesco
Passeggeri all'interno dello scalo (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

Tempo scaduto. Promesso entro giovedì, non è arrivato l’assegno con il quale la compagnia Fly Volare, o meglio la controllante Blu Jet, avrebbe dovuto restituire i 250 mila euro a Sase, la società che gestisce l’aeroporto di Perugia. La cifra rappresenta la metà di quanto versato dallo scalo a suo tempo per lo sviluppo delle promesse rotte, in realtà mai decollate; o meglio, a decollare sono stati solo i 500 mila euro. A questo punto l’aeroporto passerà alla linea dura: nelle prossime ore infatti partirà la richiesta di un decreto ingiuntivo, ma i legali ne vogliono uno immediatamente esecutivo. Già, perché di fronte a una ‘semplice’ richiesta di decreto sarebbero concessi a norma di legge altri 40 giorni di tempo a Fly Volare/Blu Jet per pagare o per opporsi, al termine dei quali il provvedimento diverrebbe esecutivo.

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Il decreto L’aeroporto ha invece l’intenzione di avviare immediatamente un procedimento d’esecuzione forzata; insomma, stavolta i soldi Sase li rivuole tutti e subito. Gli ultimi contatti tra i legali dell’aeroporto e Fly Volare, in particolare con il presidente Fausto Chiparo, risalgono ad alcuni giorni fa. Una telefonata, spiegano da Sase, che non ha convinto per nulla i vertici dello scalo. A questo punto si complica anche la trattativa in corso per l’apertura di quattro rotte a partire dal 18 dicembre: era questa infatti l’ipotesi della quale nei giorni scorsi hanno parlato Sase e Blu Jet, senza però arrivare a una conclusione né sulla restituzione dei 500 mila euro né sulle rotte. E che la trattativa ci fosse lo ha testimoniato il fatto che Sase abbia concesso tempo fino al 30 novembre per pagare una prima tranche di quanto dovuto. In sintesi, il piano c’era ma per il momento non ha funzionato.

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La Blu Jet srl Chiparo, parmense classe 1979 che a Perugia a giugno è arrivato come presidente di Fly Volare, risulta essere al vertice anche di Blu Jet, società con sede a Roma e capitale sociale di 100 mila euro che ha come ambito di attività «l’acquisto, la vendita, il noleggio e la locazione di aeromobili». A sua volta la Blu Jet – come risulta dalla visura camerale – è controllata da altre due srl (Tabata al 10 per cento e Mag Investment per il restante 90 per cento), le cui sedi sono in una via di Sorbolo, paese in provincia di Parma dove risulta operare Chiparo. In tutto ciò sono da registrare le dimissioni, dal consiglio di amministrazione di Sase, di Umberto Golinelli, un esperto scelto attraverso una procedura pubblica nell’estate 2016. Golinelli è indicato come uno dei registi dell’operazione Fly Volare e spiega di essere ormai in rotta con lo scalo umbro, tanto che le dimissioni sono state presentate già nei giorni scorsi.

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Ricci Sul caso Fly Volare intanto è nuovamente intervenuto il consigliere regionale di opposizione Claudio Ricci: «Non si provi – dice – a fare contratti compensativi con Blu Jet/Fly Volare, per prendere tempo con altre promesse di servizi aerei in cambio delle risorse ora non ridate. Tutta la vicenda è stata segnalata alla Corte dei conti e alla Procura della Repubblica di Perugia. Prima si debbono restituire tutti i 500 mila euro, poi parlare. A mio avviso le risorse devono essere investite con una compagnia aerea solida che abbia una storia di trasporto civile e attrattività turistica». Il 5 dicembre in consiglio regionale sarà discussa una nuova interrogazione sul tema del consigliere.

Twitter @DanieleBovi

2 risposte a “Rotte promesse, Fly Volare non restituisce i soldi all’aeroporto: ora partirà un decreto ingiuntivo”

  1. Francesco ha detto:

    Ma non vi risulta che la caparra va restituita in misura doppia??

    (codice civile 1385)

  2. Giuditta ha detto:

    Il CDA della sase opera in modo ridicolo e fa solo danni, ma neanche nella repubblica delle banane
    se si vuole salvare l’aeroporto va cambiato drasticamente

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