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mercoledì 29 giugno - Aggiornato alle 14:37

Rifiuti, le cementerie di Gubbio potranno bruciare fino a 50 mila tonnellate all’anno di Css

Via libera della Regione all’aggiornamento dell’Autorizzazione integrata ambientale: «Monitoraggio sarà potenziato». Cos’è il Combustibile solido secondario

Balle di Css

di Dan.Bo.

I cementifici di Gubbio potranno bruciare fino a 50 mila tonnellate all’anno di Css, il Combustibile solido secondario ottenuto dal trattamento dei rifiuti. Dopo un lungo percorso infatti la Regione ha comunicato che gli uffici hanno aggiornato l’Autorizzazione integrata ambientale, dando così la possibilità agli impianti di utilizzare il Css. Nel maggio scorso la Regione aveva spiegato che le richieste delle aziende avrebbero dovuto essere sottoposte a Via, la Valutazione di impatto ambientale, rendendo così il percorso molto più lungo e articolato, con l’obiettivo di «miglior tutela dell’interesse pubblico».

Semplificazioni Nel frattempo, però, col il Dl 71 (il cosiddetto decreto Semplificazioni) nei mesi scorsi è stata data la possibilità ad aziende come Colacem e Barbetti di poter sostituire combustibili tradizionali con il Css, semplicemente dandone comunicazione alle autorità competenti o aggiornando le autorizzazioni. Nel frattempo, anche a causa dell’impossibilità di bruciare Css (più economico del coke di petrolio o del carbone) Colacem ad agosto ha spento – per la prima volta dal 1970 – il forno dello stabilimento eugubino di Ghigiano, che dà lavoro a circa cento persone.

Monitoraggio La comunicazione di modifica non sostanziale dell’Aia era stata inviata dalle aziende eugubine a metà novembre e, con il via libera di Palazzo Donini, Colacem e Barbetti potranno sostituire il 45 per cento del combustibile fossile attualmente utilizzato. La Regione, secondo quanto prescritto nell’aggiornamento, scrive che «dovrà essere concordato con Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ndr) uno specifico protocollo di monitoraggio della qualità del Css-C e che il primo utilizzo potrà essere effettuato trascorsi 90 giorni dall’aggiornamento delle convenzioni per il monitoraggio della qualità dell’aria-ambiente. Anche il sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni al camino sarà oggetto di potenziamento».

Sicurezza «Con il decreto – spiega l’assessore all’Ambiente Roberto Morroni – si è voluto eliminare il ricorso alle procedure di valutazione ambientale, non necessarie in quanto il decreto 22/2013 ha già stabilito con quali modalità il Css-combustibile può essere utilizzato senza che venga arrecato pericolo per la salute umana e senza pregiudizio per l’ambiente. Tale semplificazione non ha fatto venir meno l’impegno degli uffici regionali e di Arpa Umbria affinché l’utilizzo del Css-combustibile sia effettuato in condizioni di massima sicurezza tramite l’utilizzo di sistemi di controllo conformi alle migliori e più moderne tecniche disponibili già adottati in altre regioni italiane».

CHIUSURA DEL CICLO: DISCARICHE AMPLIATE E INCENERITORE

Chiusura del ciclo Un’operazione, quella delle cementerie, che Morroni tiene a separare dalla questione che riguarda la chiusura del ciclo. «Vorrei sottolineare – dice – che l’utilizzo del Css nei cementifici di Gubbio avverrà al di fuori della gestione del ciclo dei rifiuti regionale». Nei giorni scorsi in un vertice politico di maggioranza sono emersi alcuni scenari che riguardano la termovalorizzazione dei rifiuti e l’ampliamento dei volumi di due discariche, in particolare quella di Belladanza (in Altotevere) e a Borgogiglione, nell’area fra Perugia e il Trasimeno.

Dal 2013 La storia del Css inizia ufficialmente nel 2013 quando l’allora ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, con un decreto ha stabilito che si tratta non più di un rifiuto bensì di un prodotto. Essenzialmente il Css si divide in due categorie: il Css ‘normale’ rimane un rifiuto, e per questo motivo l’intero ciclo va gestito in impianti autorizzati alla gestione dell’immondizia; il secondo, sempre derivante dalla lavorazione di rifiuti (urbani e speciali) non pericolosi, viene commercializzato come un qualsiasi combustibile. Venduto sfuso o pressato, il Css è composto soprattutto di plastiche, alcuni tipi di gomme, resine e fibre non contenenti cloro. In particolare, nei cementifici può essere bruciato solo Css di classe 1 e 2, cioè quello che rispetta determinati parametri relativi al potere calorifico e alla percentuale di cloro, che deve essere al massimo dello 0,6 per cento.

Twitter @DanieleBovi

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