venerdì 18 gennaio - Aggiornato alle 00:17

Raddoppio ferroviario Spoleto-Campello, operai presidiano cantiere: «Rfi ci paghi gli stipendi»

(foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

«Rfi ci paghi gli stipendi arretrati prima di rescindere il contratto con la Tecnis». Questa la richiesta della quindicina tra operai e impiegati occupati nel cantiere per il raddoppio ferroviario tra Spoleto e Campello sul Clitunno, attualmente impegnati nelle operazioni di messa in sicurezza, preludio al quarto stop registrato in quindici anni di lavori. 

La protesta dei lavoratori: fotogallery

Raddoppio ferroviario Spoleto-Campello Mercoledì mattina la maestranze affiancate dai rappresentanti sindacali Cristian Benedetti di Fillea-Cgil, Roberto Bulletti di Filca-Cisl, Lamberto Fabiani di Feneal-Uil e Massimo Venturini responsabile della Camera del lavoro di Spoleto, hanno simbolicamente occupato la nuova stazione di Campello, sostanzialmente ultimata ma non ancora aperta alle utenze, per chiedere il saldo delle spettanze attese ormai da mesi, prima, bloccate dalla carenza di liquidità e, poi, dall’inchiesta giudiziaria che ha travolto i vertici della Tecnis ora commissariata. Nei conti correnti manca infatti parte della mensilità di settembre e di ottobre, più gli stipendi pieni di gennaio, febbraio e marzo che le organizzazioni sindacali chiedono a Rfi di saldare direttamente ai lavoratori, alla luce di una fattura da 1,5 milioni di euro non saldata ma pure in vista della rescissione contrattuale, da diversi ambienti data come imminente.

Operai presidiano cantiere: «Rfi ci paghi gli stipendi» Già, perché come già emerso nei giorni scorsi, con ogni probabilità il raddoppio ferroviario Spoleto-Campello sarà uno dei pochi appalti vinti dalla Tecnis, se non l’ultimo, a essere revocato. Se le indiscrezioni che filtrano da ambienti sindacali ma anche dal ministero dello Sviluppo economico dovessero venir confermate dai fatti, Rfi potrebbe tentare di riassegnare ai lavori al secondo classificato nell’appalto del 2012. In questo caso ci sarebbe un briciolo di speranza per la ricollocazione della maestranze e pure per il completamento dell’opera infrastrutturale di appena 9,8 chilometri su cui si sono mossi i primi passi nel 2001. Se Rfi dovesse invece pubblicare una nuova gara ad evidenza pubblica per aggiudicare l’ultimo 30% di lavorazioni, i margini a disposizione per salvare i posti di lavoro si azzerebbero, così come si allontanerebbe clamorosamente l’orizzonte per la consegna del raddoppio ferroviario, costato fin qui oltre 100 milioni di euro. Anche se il conto potrebbe ulteriormente aumentare.

Twitter @chilodice

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