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domenica 5 dicembre - Aggiornato alle 23:54

Produzione olio umbro in netto calo per siccità, Coldiretti: «Giù anche del 50%, ma qualità è ottimale»

L’assenza delle piogge presenta il conto, Albano Agabiti: «Non più rinviabili interventi strutturali»

Olio umbro raccolto a metà ottobre 2021

Sull’olio umbro arriva l’allarme di Coldiretti, secondo cui «nella regione le produzioni potrebbero subire un calo del 50 per cento, mentre in Italia è complessivamente stimato un incremento del 15 per cento». Se la previsione dell’associazione di categoria è nefasta, certo è, invece, che le prime olive già raccolte sia da piccoli proprietari che da grandi produttori confermano «una qualità del prodotto ottimale». In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono circa 30 mila ettari e permettono di produrre mediamente circa 65 mila quintali di olio l’anno, che vengono estratti dai circa 200 frantoi presenti capillarmente sul territorio e quindi in grado di assicurare agli olivicoltori una frangitura immediata delle olive, senza che queste si deteriorino per una presenza troppo lunga in magazzino prima della lavorazione.

Olio, produzione in netto calo A pesare, però, in queste ore è soprattutto la stima sulle quantità che, secondo quanto sostiene Coldiretti, è stata «influenzata dall’assenza di piogge e dalla siccità, insieme alle gelate di aprile scorso». Una posizione, questa, condivisa da Giulio Mannelli, produttore della zona di Bettona, che conferma come «la flessione della produzione in alcuni territori va fin oltre la metà». Da Campello sul Clitunno, invece, parla Francesco Gradassi del pluripremiato olio Marfuga, che evidenzia come «il  calo giunga in un periodo in cui il settore sta cercando di ripartire in maniera forte dopo i problemi che la pandemia ha comportato sia a livello di mercato estero che interno, causa le chiusure forzate e le limitazioni. Positiva comunque – aggiunge Gradassi – l’attenzione crescente dei consumatori per prodotti di qualità espressione autentica del nostro territorio, con le nostre eccellenze fondamentali non solo in chiave ambientale, ma anche turistica».

Coldiretti Umbria: «Recuperare uliveti abbandonati» In questo quadro, il presidente regionale della Coldiretti, Albano Agabiti, sostiene che «non sono più rinviabili interventi strutturali di rinnovamento degli impianti e recupero degli uliveti abbandonati per consentire alla produzione di tornare sui livelli di eccellenza di dieci anni fa, perché e c’è un prodotto evocativo dell’immagine ambientale, turistica e produttiva dell’Umbria – sottolinea – è senz’altro la pianta di olivo». Per il capo dell’associazione di categoria, dunque, la strada da percorrere è quella di supportare un settore rilevante per la crescita di tutta l’agricoltura umbra ed è importante il bando del Programma di Sviluppo Rurale 2014/2020 16.4.1, che punta allo sviluppo della filiera olivicolo-olearia con l’obiettivo di incrementare la produzione di alta qualità, favorire l’innovazione e l’aggregazione delle imprese, aumentando la competitività».

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