martedì 26 marzo - Aggiornato alle 15:22

Politiche attive del lavoro, da Regione 60 milioni in 2 anni: «Centri per l’impiego, modello datato»

Rossetti, Paparelli e Caporizzi

di Daniele Bovi

Sessanta milioni di euro di fondi europei da impiegare nel 2016 e 2017 in quatto diversi programmi per sostenere le politiche attive del lavoro. Il blocco degli interventi è stato presentato lunedì in una conferenza stampa dal vicepresidente della Regione Fabio Paparelli e dai dirigenti Luigi Rossetti e Lucio Caporizzi. Nel complesso si tratta di «azioni più innovative e più rivolte alle imprese» e saranno operative in poco tempo, al massimo entro marzo, e che là dove le norme lo consentono eviteranno la strada del ‘classico’ bando per seguire quella del bando a sportello, «così da rendere – ha detto il vicepresidente – le risorse immediatamente erogabili». Il primo intervento del pacchetto, subito operativo, è quello che riguarda la prosecuzione d programma Garanzia giovani Umbria, che potrà contare su 24 milioni di euro e che metterà in campo misure simili a quelle dell’omonimo piano nazionale (orientamento, incentivi all’assunzione, voucher, tirocini e non solo), anche se ci sono alcune peculiarità umbre come la formazione in aula seguita da esperienze lavorative.

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Le misure Oltre 16 milioni riguarderanno invece l’orientamento e la formazione per il reinserimento lavorativo degli adulti e in particolare di quelli di lunga durata e di quelli che percepiscono ammortizzatori sociali; e per i soggetti più deboli sono previsti incentivi più alti di quelli dedicati ad altri target. «Smart per gli umbri» è invece il nome del terzo pacchetto di interventi che potrà contare su un finanziamento complessivo di 8 milioni di euro da impiegare per innovazione e ricerca tra incentivi all’assunzione, microcredito, formazione e tirocini. Gli ultimi 8 milioni sono invece quelli destinati alle imprese che vorranno portare avanti piani di sviluppo o riconversione per incrementare il proprio organico e che necessitano di figure ad hoc da formare all’interno dell’azienda. La cifra più significativa (5,5 milioni) viene destinata ai programmi di sviluppo occupazionali di imprese singole o associate.

LA SCHEDA: TUTTE LE MISURE

Centri per l’impiego Un ruolo importante in questo quadro lo giocheranno i Centri per l’impiego, secondo Paparelli da svecchiare in modo deciso. «Serve – ha detto – un sistema più innovativo – , anche da un punto di vista della strumentazione tecnologica, e più orientato al mondo delle imprese attraverso il sistema delle consulenze. Intendiamo superare un modello datato e inefficace che risale agli anni Novanta». Paparelli è intervenuto anche a proposito del cosiddetto reddito di cittadinanza, spiegando qual è sul punto la linea di palazzo Donini, che ricalca molto da vicino quella del Pd regionale. «Noi – ha detto – partiamo dalle misure di sostegno all’inclusione attiva volute dal governo. Non intendiamo dare risorse a chi non fa nulla per cercare lavoro». Quanto al punto decisivo, quello delle risorse, il Pd ha lanciato una campagna chiedendo alla giunta di finanziare la misura con dieci milioni di euro. Cifra che Paparelli giudica «realizzabile. Anzi, sono sicuro che ci sarà qualcosa in più ma vogliamo premiare e sostenere chi cerca lavoro».

DALL’ECONOMIA ALLA CULTURA, IL DEF 2016 DELLA REGIONE

Il quadro Tutte le misure presentate lunedì si inseriscono in un’Umbria dove i numeri che riguardano l’occupazione mostrano quelli che Paparelli chiama «importanti segnali di ripresa» dopo cinque anni, dal 2008 al 2013, dove sono ‘spariti’ 18 mila posti di lavoro. Nei primi nove mesi del 2015 infatti il numero di occupati è aumentato di circa 9 mila unità (sono 357 mila), con un tasso di occupazione regionale del 62,7 per cento, un dato migliore di quello medio del Centro (61,3 per cento) e superiore a quello nazionale (56,2%). «La strada – ha commentato Paparelli – è ancora in salita, ma possiamo dire di aver imboccato la direzione giusta che intendiamo sostenere con provvedimenti mirati ed innovativi. Il quadro umbro ci dice che la crisi ha cambiato lo stereotipo del disoccupato livellando la differenza di genere e andando ad incidere, a differenza che in passato, in modo più forte sui meno scolarizzati. Continuano ad essere fortemente colpiti prevalentemente i giovani, ma le cifre continuano ad essere preoccupanti anche per gli adulti che prima vivevano una condizione prossima alla piena occupazione».

Twitter @DanieleBovi

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