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domenica 5 febbraio - Aggiornato alle 12:35

Pil, Cna prevede brusca frenata in Umbria. Nell’ultimo biennio crescita senza occupazione

Presentata ricerca dell’associazione sull’andamento e sulle previsioni dell’economia regionale

Un operaio (©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Sarà un 2023 all’insegna di una «decisa frenata» quello previsto per l’economia umbra da Cna che, lunedì, nella sede di Perugia ha presentato una ricerca – preparata dal Centro studi Sintesi – sull’andamento e sulle previsioni dell’economia regionale. Dopo un 2022 in cui, in termini di Pil, l’Umbria ha recuperato i livelli pre Covid crescendo però meno del 2021, per l’anno che si è appena aperto la stima è quella di un’ulteriore frenata, con una crescita di poco superiore allo zero (+0,5 per cento), leggermente inferiore alla media nazionale (+0,6 per cento).

VIDEO – CNA: «REGIONE TORNI A INCENTIVARE INVESTIMENTI»

Crescita senza occupazione Cna registra poi che nel 2021 e 2022 c’è stata una crescita senza occupazione: rispetto al 2019, nei primi tre trimestri del 2022 si parla di un -1,8 per cento a fronte di una sostanziale stabilità a livello nazionale; in termini assoluti si tratta di 6.500 unità in meno. «L’Umbria – è stato spiegato questa mattina – fatica a recuperare i posti di lavoro persi durante la pandemia».

Come è andata nei vari comparti A livello settoriale le cose sono andate in modo diverso: l’industria (+18 per cento) è stata trainata da diversificazione dei mercati, export e Industria 4.0, mentre le costruzioni (+12 per cento) essenzialmente dai vari bonus. A soffrire sono state più che altro agricoltura (-32 per cento) e commercio (-6 per cento), penalizzato dalla pandemia. Quanto alla prima, secondo il direttore di Cna Roberto Giannangeli «c’è stata una trasformazione: molte imprese unifamiliari stanno dismettendo le loro attività e quell’occupazione non è stata assorbita dalla altre realtà del settore». «Siamo un po’ preoccupati – ha commentato Michele Carloni, presidente di Cna Umbria – perché dopo lo sprint dell’ultimo biennio si preannuncia una brusca frenata. A pesare sull’economia regionale saranno molti fattori come l’inflazione, i costi energetici, la riduzione degli incentivi automatici sugli investimenti, il rebus irrisolto del Superbonus e la guerra».

I dati Nell’indagine si sottolinea come nel 2022 oltre al Pil siano cresciuti anche gli investimenti, con un +17 per cento rispetto al 2019, in linea con la media nazionale; ma anche qui per il 2023 è attesa la frenata con un aumento che si dovrebbe fermare poco sopra il 2 per cento. Anche i consumi degli umbri l’anno scorso hanno recuperato i livelli pre-Covid, in controtendenza rispetto alla media nazionale, caratterizzata da un calo (-1,5 per cento), mentre nel 2023 la stima parla di un +1,6 per cento. Segnali di rallentamento – per fortuna – si cominciano a notare per l’inflazione, trainata nel 2022 dai beni energetici (+36 per cento), da cibo e bevande (+10,3 per cento) e dai trasporti (+9,4 per cento). Numeri positivi ci sono per il turismo che, in termini di presenze, ha recuperato i livelli del 2019 (+3 per cento), con un aumento di italiani (+7 per cento) e un calo degli stranieri (-5 per cento).

Export e bollette Bene anche l’export, fortemente influenzato in Umbria dal peso dell’acciaio ternano: +30 per cento nel 2021 e +36 per cento se si guarda al 2019; un dato trainato soprattutto dalla metallurgia che, sull’onda del rimbalzo della produzione, ha visto crescere le proprie esportazioni del 104 per cento sul 2019. Tra le note dolenti ci sono i costi energetici che «hanno subito – ha sottolineato Alberto Cestari del centro studi Sintesi – rincari vertiginosi, comportando una spesa aggiuntiva per le imprese rispetto all’anno precedente che, nel caso dell’energia elettrica è stata di 600 milioni di euro (+88 per cento), sopportata in gran parte dal settore dell’industria e dell’artigianato manifatturiero, mentre per il gas naturale è stata di 220 milioni di euro (+100 per cento), anche in questo caso soprattutto a carico del comparto della manifattura (170 milioni di euro) e, per il resto, dal commercio e dai servizi».
Il Superbonus si conferma poi «tra i principali driver della crescita del Pil regionale – ha aggiunto Cestari -: a fine 2022 erano quasi 6.200 gli interventi sugli immobili, di cui il 56 per cento relativo ad abitazioni unifamiliari, per un valore complessivo di lavori autorizzati pari a 1,1 miliardi di euro».

Il 2023 Quanto al 2023, «un impatto negativo sull’economia – ha detto Carloni – è dato anche dal mancato incrocio tra domanda e offerta di lavoro. Idem per quanto riguarda l’irrisolta questione della cessione dei crediti maturati con i bonus edilizi, moltissimi dei quali, ancora bloccati, hanno messo in crisi migliaia di imprese e famiglie che hanno effettuato i lavori. Perciò ben vengano i fondi regionali per sostenere l’autoproduzione di energia da parte delle imprese, ma accanto a questo – conclude Carloni – auspichiamo un ripensamento del Governo sulla riduzione degli incentivi automatici sugli investimenti e, finalmente, lo sblocco dei crediti maturati sugli interventi di rigenerazione urbana approvati».

 

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