mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 04:24

Perugina, si stringe sui numeri. Nestlè: sul tavolo 200 part time e 80 ricollocamenti

Trattativa nella fase calda: giovedì al Mise per un’intesa. Sindacati cauti: «Restano ancora 70 esuberi ma si può discutere. Però basta forzature»

Il tavolo sulla Perugina in Confindustria (Foto F.Troccoli)

di Ivano Porfiri

L’ora delle schermaglie è finita. Dopo la pausa natalizia, entra nel vivo la trattativa sindacale tra Nestlè e sindacati sulla Perugina con l’azienda che si è presentata all’incontro di martedì in Confindustria con numeri e proposte per chiudere il cerchio sui 364 esuberi. I sindacati, dal canto loro, pur ribadendo la delusione per non aver fatto passi avanti sul fronte dei volumi produttivi e piccati per un incontro avvenuto lunedì tra i manager e una parte dei lavoratori, non chiudono le porte a un’intesa necessaria per dare un futuro a San Sisto. Giovedì al ministero dello Sviluppo economico si potrebbe perfino chiudere per poi dare la parola ai lavoratori nelle assemblee di fabbrica. Ma andiamo per gradi.

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La proposta Nestlè La delegazione della multinazionale, che si è presentata in via Palermo con il responsabile delle relazioni industriali, Gianluigi Toia, il direttore di San Sisto Francois Pointet e il dirigente delle risorse umane Stefano Di Giulio, ha messo sul tavolo la sua proposta. Ribadita la volontà di rispettare pienamente l’accordo del 2016 per il rilancio della Perugina, l’orizzonte disegnato – perché ciò avvenga – è una fabbrica con 616 lavoratori attivi rispetto ai circa 900 attuali. Dei 364 esuberi dichiarati nel maggio scorso, innanzitutto va detto che 55 hanno già accettato l’esodo incentivato (prima che le offerte singole venissero congelate per rasserenare gli animi e favorire un accordo sindacale complessivo).

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Dai part-time alle isopensioni Per gli altri, Nestlè propone 200 part-time (150 al 50 per cento e 50 al 75 per cento ma non con orario ridotto bensì “stagionalizzati”: orario pieno ma solo nella stagione della curva alta di produzione), mentre per altri 80 scatterebbero ricollocamenti al di fuori dell’azienda in imprese del territorio pronte a offrire contratti a tempo indeterminato. Infine, circa 30 rientrerebbero nel cono della recente modifica alla legge Fornero che estende a 7 anni le cosiddette isopensioni (la possibilità del prepensionamenti in caso di esubero). Di fatto, se tutto andasse in porto – dato che si tratta di possibilità a cui si accederebbe su base volontaria – il numero degli esuberi si assottiglierebbe fino quasi a sparire.

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Sindacati: restano 70 esuberi Se l’azienda è sicura di aver posto le basi per una chiusura positiva della trattativa, da parte sindacale viene mantenuta la massima cautela. «Oggi – hanno dichiarato all’uscita Michele Greco della Flai Cgil e Daniele Marcaccioli della Uila Uil – abbiamo fatto il punto su aspetti cruciali quali gli esodi incentivati, la formazione e il ricollocamento interno alla fabbrica ma anche l’accesso all’ulteriore anno di cassa integrazione introdotto grazie anche alle nostre lotte nell’ultima finanziaria, che permetterebbe di avere un orizzonte più ampio. L’azienda si è presentata con questa proposta che, a oggi, è fuori dall’accordo del 7 aprile 2016. Dai conti che abbiamo fatto, anche con questa proposta, restano una settantina di esuberi. Ora scenderemo nel dettaglio delle proposte, tra di noi e con le Rsu perché comunque i tempi stringono e abbiamo la necessità di dare una prospettiva ai lavoratori».

PERUGINA: TRATTATIVA IN STALLO

Rebus ricollocamenti Tra le cose che non quadrano ai sindacati c’è la questione ricollocamenti esterni: «Quali sono queste aziende che Nestlè dice che offrono posti a tempo indeterminato? A che condizioni e con che contratti?», ci si chiede. Ci sarebbero Decathlon e Ikea, ma con pochi posti. Per il resto ci sarebbero buone chance per gli impiegati ma quali sono le imprese che darebbero lavoro agli operai con tutte le crisi sul territorio? Tuttavia, un barlume di luce in fondo al tunnel si inizia a vedere, anche perché il tema della rimodulazione degli orari (leggi part-time) è un tema su cui i sindacati ragionano da tempo, magari con qualche incentivo o “a rotazione”.

Al Mise si può chiudere? «Non si tratta di essere ottimisti o pessimisti – concludono Greco e Marcaccioli – arriviamo giovedì al Mise noi con le nostre proposte, l’azienda con questi numeri che ci ha presentato oggi e lì cercheremo una sintesi che, comunque, poi andrà presentata ai lavoratori nelle assemblee. Se ci saranno i presupposti si lavorerà su una base di accordo, se invece si va avanti a forzature e si continuano a surriscaldare gli animi diventa difficile stringere anche il migliore degli accordi».

Polemica su incontro coi lavoratori Il riferimento è a un incontro mascherato da corso che l’azienda ha organizzato lunedì in una sala congressi con circa 200 lavoratori, individuati come il nocciolo duro, coloro che possono decidere gli umori della fabbrica. In pratica, li avrebbe rassicurati sul fatto che per loro c’è un futuro certo in Perugina e non ci sono loro tra gli esuberi. «Un comportamento che non aiuta le relazioni – è il duro giudizio dei sindacati – perché se si continua con queste forzature per dividere i lavoratori il banco rischia di saltare. Qui bisogna lavorare per unire, non per dividere».

Vendita a Ferrero non cambia niente Infine, un accenno al tema della vendita di Nestlè a Ferrero dei brand del settore dolciario presenti negli Stati Uniti. L’azienda, in una nota rassicura che «resta anche pienamente impegnata nella crescita delle altre attività internazionali di punta legate al cioccolato in tutto il mondo, in modo particolare il marchio globale KitKat». Un modo di fugare le ombre che iniziavano ad addensarsi anche intorno alla Perugina.

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