lunedì 17 dicembre - Aggiornato alle 05:58

Perugina, lavoratori in Comune: «Messi alle strette da Nestlè, fermare la chiamata per il part time»

Rsu e comitato Resilienza ascoltati in commissione: «Giochi non sono chiusi, intervengano le istituzioni». Presto la discussione in consiglio comunale

Sospensiva della procedura di chiamata da parte dell’azienda per formalizzare la riduzione dell’orario di lavoro, attivazione della cassa integrazione per consentire ai lavoratori di avere più tempo, convocazione delle istituzioni per riaprire il confronto. Una delegazione di lavoratori della Perugina – Rsu e gruppo Resilienza – hanno partecipato alla seduta della IV commissione del Comune di Perugia e qui hanno palesato tutto il loro malessere, a pochi giorni dalla firma dell’accordo tra Nestlè e sindacati sula gestione dei 364 esuberi. Punto di partenza era l’ordine del giorno presentato dai consiglieri Pd Erika Borghesi e Alvaro Mirabassi. «Non vogliamo entrare su quelli che sono stati i percorsi fatti dai lavoratori e dalle Rsu e sul merito dell’accordo – ha spiegato Mirabassi – ma iniziare un percorso che metta la questione della Perugina al centro dell’azione delle istituzioni.

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Mise grande assente Per il coordinatore della Rsu Cgil, Luca Turcheria, «il grande assente di questa vertenza è il Mise. Ormai è chiaro quello che abbiamo chiesto e non ottenuto per cui ora le istituzioni devono fare questo sforzo. Nel giro di qualche anno Nestlé manterrà le produzioni che garantiranno una marginalità più elevata. L’unica clausola di salvataggio che abbiamo per ora è il Bacio Perugina, tutte le altre produzioni possono essere trasferite da un momento all’altro in altre fabbriche del gruppo con costi minori». Dello stesso avviso anche il rappresentante della Uil, Chiatti per il quale la discussione ancora è viva, l’accordo siglato venerdì scorso è tutt’ora aperto.

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Nestlè investa Per alcuni lavoratori presenti, non è pensabile che la fabbrica perugina possa continuare con il solo Bacio. «Il sindacato – ha detto Tortoioli – credo che sia stato lasciato solo di fronte ad una multinazionale, la Regione avrebbe dovuto svolgere un ruolo del tutto diverso. Le condizioni di ripresa ci sono, se le istituzioni si muovono tutte insieme per far si che Nestlé torni ad investire». Anche Panichi (gruppo Resilienza) chiede un concreto impegno delle istituzioni a garantire la continuità lavorativa per i lavoratori, in particolare per i 364 esuberi. «Non va bene un lavoro purché sia – ha sostenuto – ma è necessario che garantisca condizioni di lavoro e di vita dignitose. Chiediamo, inoltre di ridare un volto alla Perugina riscoprendo anche produzioni storiche a fronte di produzioni più moderne».

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Le richieste nel documento Nel documento consegnato in commissione, gli stessi lavoratori chiedono anche la costituzione di una commissione tecnica di controllo quale anello di congiunzione tra i lavoratori e l’azienda; la rendicontazione dei 60 milioni di euro per il rilancio, sui quali a loro avviso c’è poca chiarezza e consapevolezza da parte dei lavoratori. Chiedono anche che le istituzioni si impegnino, insieme ai lavoratori e ai sindacati, a portare avanti la vertenza sviluppando strategie a salvaguardia del lavoro e di rilancio sul mercato dei prodotti Perugina. «In particolare, facciamo richiesta – ha affermato Panichi – di sospensiva della procedura di chiamata da parte dell’azienda per formalizzare la riduzione dell’orario di lavoro, con la concreta possibilità dell’apertura alla cassa integrazione, per consentire ai lavoratori di avere più tempo per riflettere sulle scelte da fare, che condizioneranno la vita futura loro e delle loro famiglie».

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Messi alle strette Alcuni lavoratori hanno sostenuto di essere stati messi alle strette, di aver dovuto accettare la riduzione di orario senza possibilità di poter tornare indietro. «L’impegno delle istituzioni – ha ribadito la signora Rubeca – deve essere oggi quello a bloccare subito la procedura di chiamata da parte del direttore del personale, che comincerà dal 19 marzo, per formalizzare la riduzione di orario. Altrimenti tutto ciò che verrà fatto dopo sarà inutile». Altri lavoratori hanno sottolineato che non è solo una questione di settore produttivo dell’azienda: «Anche il lavoro impiegatizio – ha spiegato Ciocchetti – lo si sta portando via da Perugia, il che significa a maggior ragione che Nestlé non punta assolutamente su Perugia».

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Il dibattito Nel dibattito che ne è seguito da parte dei consiglieri, il pentastellato Giaffreda ha tenuto a sottolineare l’evidenza del realistico scoramento delle Rsu e dei lavoratori, dopo tanto tempo e tante battaglie. Per il consigliere di Fratelli d’Italia Piero Sorcini «è preoccupante che Nestlé abbia preferito spendere 5 milioni di euro per ricollocare esternamente i lavoratori piuttosto che investirli nello stabilimento di San Sisto».  Di fronte alla richiesta dei lavoratori di intervenire per bloccare la chiamata il consigliere Pietrelli ha ribadito la necessità di richiamare le istituzioni locali e nazionali ai propri impegni. Dello stesso avviso anche il consigliere Arcudi, per il quale è peraltro «fondamentale che il consiglio comunale e le istituzioni locali diano un messaggio comune, di unità, a difesa dei lavoratori e della Perugina, della sua storia e del significato che ha per la città stessa». Da più parti è stato stigmatizzato peraltro il rifiuto di Nestlé a confrontarsi in commissione. Anche per la consigliera M5s Rosetti questo atteggiamento di Nestlé dimostra di non volersi confrontare con la città. «E’ il Mise – ha sostenuto – che si deve muovere e la Regione. Compito del sindaco è quello di fare pressione sulle altre istituzioni».

Presto in consiglio comunale Il presidente della commissione Michelangelo Felicioni ha confermato il rifiuto per ben due volte dell’azienda di confrontarsi con i consiglieri e, d’altro canto, ha ribadito l’attenzione alla questione da parte del sindaco, che – ha annunciato ai lavoratori – a brevissimo li chiamerà ad un incontro a Palazzo dei Priori. Al termine del dibattito, malgrado la contrarietà di alcuni consiglieri che avrebbero voluto audire la Regione, i proponenti hanno scelto di mettere in votazione l’atto dandogli carattere di urgenza, al fine di portarlo quanto prima in consiglio comunale. Al termine, il testo originario è stato emendato e approvato all’unanimità, con il voto favorevole dei nove consiglieri presenti.

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