sabato 25 maggio - Aggiornato alle 15:36

Perugina, incontro al Mise con la fabbrica ferma: «Sciopero e almeno 200 lavoratori a Roma»

I sindacati cambiano strategia e forzano la mano: «Pronti alla lotta». Le richieste al governo e i timori del risiko globale

Il tavolo dei sindacati sulla vertenza Perugina

di Ivano Porfiri

I sindacati sanno che giovedì, nella sede del Mise a Roma, sarà una partita di poker. Sul tavolo ci sono i 340 esuberi annunciati da Nestlè e il futuro della Perugina. Le speranze che fosse un bluff sono durate poco, lo spazio di un comunicato sbagliato in cui proprio Rsu e sindacalisti, uscendo dall’incontro con l’azienda in Confindustria, dicevano che tutto era rientrato e si sarebbe continuato ad applicare il piano dell’aprile 2016, per poi essere smentiti poco dopo da Nestlè, che confermava di volere una fabbrica da 600 lavoratori, ripetendolo anche al tavolo con Regione e Comune. Vertenza sottovalutata? «Noi fin dall’inizio abbiamo avuto un atteggiamento costruttivo – spiega il segretario Flai Cgil, Michele Greco – pensavamo che Nestlè, dopo il primo annuncio choc del 9 maggio, tornasse nell’alveo dell’accordo. Invece da quell’accordo scappano. Diciamo che finora hanno visto il lato buono del sindacato, ma se vogliono vedere quell’altro noi siamo pronti. Ecco perché per il 27, data dell’incontro, abbiamo proclamato uno sciopero di 8 ore».

VIDEO: GRECO (FLAI), PRONTI ALLA LOTTA

Duecento a Roma Azienda, rappresentanze sindacali, governo e istituzioni locali si confronteranno, dunque, a fabbrica ferma e con almeno 200 lavoratori sotto la sede di via Molise. Gli altri, che non potranno partire per Roma effettueranno un presidio davanti ai cancelli di San Sisto. «Quello che lanciamo con questo sciopero è un messaggio forte che viene da tutta la città e da tutta l’Umbria – dice Luca Turcheria della Rsu – cioè che su Perugia non si scherza, Nestlè invece sta scherzando e non glielo consentiremo. Sul piano firmato nel 2016 c’era scritto a chiare lettere che era finalizzato a riassorbire gli esuberi e senza impatto sociale. Invece, appena 12 mesi dopo, nemmeno a metà del triennio, escono fuori quasi il doppio degli esuberi volendo far credere che tutto questo era nel patto. È falso».

LAVORATORI IN PARLAMENTO: «RISPETTO PER ACCORDI»

Esuberi e visioni contrapposte La visione di quell’accordo, in effetti, è oggi diametralmente opposta. Per Nestlé era chiaro fin da subito che, a regime, la fabbrica pur rilanciata non poteva permettersi le stesse unità lavorative, tanto che si parlava di 180 esuberi temporali (ovvero nei mesi di “curva bassa” di produzione) più 30 strutturali (perlopiù impiegati). E, sempre nel piano, si parlava di possibilità di prepensionamenti o esodi volontari. «Non è così – replica il sindacato – in quanto c’era un chiaro impegno a riassorbire quegli esuberi con i nuovi volumi che dovevano arrivare attraverso l’export in nuovi Paesi e nell’altro emisfero, per cui si sarebbe superata la stagionalità (il cioccolato si vende molto meno nei mesi caldi, ndr). Per ciò che riguarda prepensionamenti o esodi volontari incentivati, sarebbe stata una quota residuale se, a fine triennio, non si fosse centrato l’obiettivo. Ma qui non siamo nemmeno a metà, non ci prendano in giro».

NESTLE’ IN REGIONE: «FABBRICA DA 600»
VIDEO: PARLANO AZIENDA, ISTITUZIONI E LAVORATORI

Le richieste al governo Dunque, giovedì a Roma, Cgil, Cisl, Uil e Rsu porteranno due richieste per il governo, che dovrebbe essere rappresentato dal sottosegretario Teresa Bellenova: far rispettare a Nestlé l’accordo, dunque investire in modo convinto per fare di Perugia la «città del cioccolato» portando nuovi volumi che facciano superare il problema degli esuberi; far sì che il governo stesso accompagni lo sviluppo dell’accordo togliendo lo spettro della fine degli ammortizzatori sociali nel giugno 2018. «Come si può fare? Ci sono diversi strumenti: uno è già previsto dal Jobs act per le fabbriche strategiche nazionali, che prolungherebbe di un anno gli ammortizzatori. Un altro è la dichiarazione di area di crisi complessa come avvenuto, per esempio, a Terni». «Anche perché – puntualizza Greco – qui si tocca con mano uno dei problemi chiave di questi anni: si incentivano le imprese per le ristrutturazioni con strumenti tipo Industria 4.0 ma non si fa niente per le perdite di occupazione dovute all’automatizzazione dei processi produttivi».

NESTLE’ CONFERMA: 340 ESUBERI

Lo spettro del risiko globale Mentre fa vedere i muscoli, però, lo stesso sindacato vede nello specchio una forza che può far paura nel contesto locale, ma che rischia di apparire quasi insignificante se si allargano gli orizzonti. Il tema è quello sempre attuale degli interessi delle multinazionali e le loro strategie globali. Il cambio del management di Nestlè, che ha portato al vertice europeo l’italiano Marco Settembri, dopo le speranze iniziali si sta mostrando come tutt’altro che favorevole al nostro Paese. L’ordine che viene da Ginevra è tagliare i rami secchi, ridurre i costi. Il cioccolato americano è stato già venduto a Ferrero e il risiko potrebbe proseguire in Europa. Anche in questa chiave può essere letto il voltafaccia di Nestlè su Perugina. «Da qualche mese sono sfuggenti, si sono raffreddati – racconta Turcheria, che è nella commissione bilaterale chiamata a governare l’accordo – gli investimenti sulle linee li stanno facendo ma sul marketing non appaiono decisi e convinti come un anno fa. Il biscotto per gelato doveva portare migliaia di tonnellate con il mercato russo e invece siamo a 900 tonnellate, la confiserie, settore che dà valore aggiunto e porta occupazione, è quasi ferma». Lo spettro è finire travolti in un tritacarne fatto da scambi di Borsa e premi a manager per aver tagliato i costi. Ecco perché il tavolo di giovedì servirà soprattutto a questo: capire davvero quali sono le carte che ha in mano Nestlé e se il governo è il grado di mettere a nudo le strategia della multinazionale.

Galgano Sul caso Perugina lunedì interviene anche la deputata del gruppo Civici e innovatori Adriana Galgano, la sui risoluzione sul futuro dell’azienda verrà discussa martedì nella seduta congiunta delle commissioni Attività produttive e Lavoro della Camera: «Chiediamo al governo – scrive – azioni decise per garantire il mantenimento dei livelli occupazionali del sito di San Sisto di Perugia compresa la possibilità di prorogare la scadenza della cassa integrazione straordinaria. Non possiamo, però, giocare solo di rimessa, dobbiamo rilanciare con nuove idee». Vista la volontà di Nestlé di investire in alcuni settori a bassa stagionalità come caffè, acqua, petcare, healthcare e prodotti per l’infanzia, «sarebbe un grande risultato che lo facesse anche qui a Perugia. Tutto questo naturalmente, mantenendo come core business il cioccolato».

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