martedì 23 luglio - Aggiornato alle 21:47

A Perugia un Di Maio double face, attacca la Lega poi agli industriali: «Governo dura 5 anni»

Il vicepremier usa toni da campagna elettorale poi veste abiti rassicuranti: «Dopo il voto ci sarà stabilità». Terremoto: «Norme per accelerare ricostruzione»

Di Maio con Alunni ©️Fabrizio Troccoli

di Ivano Porfiri

È un Luigi Di Maio double face quello che, in piena campagna elettorale per Europee e Amministrative, si presenta a Perugia per parlare agli imprenditori di Confindustria. Una faccia aggressiva, specie contro l’alleato di governo della Lega davanti ai microfoni dei giornalisti, e una moderata nel chiuso dell’assemblea con gli industriali a cui assicura: «Dopo questi 10-15 giorni che ci restano il governo si stabilizzerà, siamo tutti e due consapevoli che deve andare avanti».

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Attacchi a Salvini A microfoni aperti, come detto, il vicepremier grillino usa toni da battaglia. «Mi sembra abbastanza irresponsabile far aumentare lo spread, come sta accadendo in queste ore, parlando dello sforamento del rapporto debito-Pil, che è ancor più preoccupante dello sforamento deficit-Pil», il primo strale. E ancora sul ‘decreto Calabria’: «Abbiamo proposto un emendamento, che deve essere votato nelle prossime ore, che toglie alla politica regionale la possibilità di nominare come vuole i dirigenti della sanità. Ci aspettiamo che la Lega lo voti, ho saputo che qualcuno sta rallentando il provvedimento. Ci aspettiamo lealtà perché è nel contratto di governo». Non basta: «Io non vedo scricchiolare il governo – afferma Di Maio -, vedo scricchiolare l’identità della Lega, che nei primi mesi di governo era stata più moderata. Quando ho cominciato a vedere i mitra imbracciati, un’autonomia che sembra scritta più dalla Lega Nord che dalla Lega, un intervento sulle famiglie che dice di abolire la legge sull’aborto per far fare più figli ho avuto il dovere di dire che questo governo non puà avere svolte di ultradestra. Il filo spinato di Orban e i muri stanno producendo tensione e scontro ideologico nel Paese, quando invece ci dovremmo occupare di cose serie».

Il volto moderato del M5s Ma poi, come un Clark Kent al contrario nella cabina telefonica, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, si spoglia dal costume da battaglia e veste il doppiopetto per parlare davanti ad alcune decine di industriali (poco dopo un confronto e un caffè a quattr’occhi col presidente Antonio Alunni). E riparte proprio dall’ultimo tema tra quelli citati sopra, vero nodo del contendere con i leghisti cioè, come dire: i veri moderati siamo noi. Lo fa, fra l’altro, a 24 ore da un discorso più o meno analogo del sottosegretario Giancarlo Giorgetti, sempre a Perugia, sempre con gli imprenditori. Il risultato finale sarà un applauso abbastanza tiepido, ma pur sempre un applauso.

Il governo durerà «Lo so – spiega Di Maio – che non è sempre semplice capire la dinamica quotidiana delle dichiarazioni all’interno del governo, del resto ci sono due forze politiche che non erano alleate prima e mai avrebbero sognato di firmare un contratto di governo insieme, ma era l’unica soluzione. Ed entrambi sappiamo che i mercati vogliono stabilità, l’ho detto anche agli investitori di Wall Street a New York: siamo consapevoli che il governo deve andare avanti». Per cui, dopo le elezioni «parte la fase due». E il vicepremier fa anche una sorta di mea culpa: «Nella prima fase siamo stati molto impegnati in discussioni, anche con l’Europa per far passare la finanziaria e non c’è stato molto dialogo con i corpi intermedi. Ma in questa fase due vogliamo dialogo, discussione, progetti e fatti».

Carezze agli industriali Poi tutta una serie di argomenti per accarezzare le orecchie degli imprenditori: «Investiremo in formazione e innovazione da qui alla legge di bilancio, doteremo il Paese di un fondo per l’innovazione da due miliardi come ce lo ha la Francia». E, ancora, la riforma dei centri per l’impiego e la formazione professionale, la banca dati unica per incrociare domanda e offerta di lavoro. Sulle infrastrutture, la riforma «a togliere» del codice degli appalti per sburocratizzare e accelerare gli investimenti. «Anche per il terremoto troveremo una via intermedia tra deroghe e controlli», assicura. E poi: «Mi sento di scongiurare l’aumento dell’Iva e invece andremo a un taglio selettivo del cuneo fiscale per chi aumenta la produttività come fatto con l’Irap». Con quali soldi? «Lotta a evasione e spending review più la valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico», al che si è alzato un borbottio di scetticismo in platea.

Astaldi e Puleto Di Maio ha risposto, infine, anche su alcuni temi locali. Al di là della vicenda sanità, su cui aveva parlato in giornata chiedendo di «cessare la melina e approvare le dimissioni della presidente Marini», il vicepremier ha risposto ad alcune domande di Alunni. Sul caso Astaldi: «C’è un tavolo aperto al ministero. Dobbiamo eliminare i contrasti tra appaltatori e subappaltatori, anche onorando i crediti dei subappaltatori se non vengono pagati». Sul viadotto Puleto lungo la E45: «Nel decreto crescita c’è un emendamento che sbloccherà la situazione, bisogna aspettare la conversione in legge». Mentre sull’area di crisi complessa Terni-Narni: «Purtroppo i modelli organizzativi e strutturali non rispondono ai bisogni delle imprese. Abbiamo la delega per rivedere questi modelli, aggiornali e sburocratizzare. Lo faremo e sarà un grande volano di sviluppo».

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