di Daniele Bovi
Dopo i rifiuti, tariffe più care per quanto riguarda la cremazione dei defunti mentre per le mense ci sarà maggiore equità. Lunedì la giunta comunale ha approvato il bilancio di previsione 2018 che ora dovrà iniziare il suo iter in commissione e poi in consiglio comunale, che dovrà dare l’ok definitivo. Tra i punti qualificanti sul lato delle entrate c’è la revisione di alcune tariffe; per quanto riguarda le cremazioni si tratta di un rialzo del 30 per cento per i residenti nel capoluogo e del 10 per i non residenti, salvaguardando però le fasce di reddito più basse. Tradotto in euro si passa da 222 a 290 euro per la salma intera e da 177 a 232 per i resti mortali; per chi abita fuori Perugia da 443 a 495 euro per il primo caso e da 354 a 396 per il secondo.
Le cremazioni Per chi ha un Isee fino a 6.200 euro però la riduzione sale al 30 per cento e al 10 per cento fino a 9 mila euro; niente più sconto del 40 per cento invece per gli ordini monastici. Gli aumenti sono da collegare all’installazione del nuovo forno, peraltro l’unico in Umbria, che necessita di costante manutenzione e quindi di risorse maggiori rispetto al passato. Quanto alle mense la giunta spiega che «si è puntato su una più ampia equità» rimodulando le fasce Isee. A oggi infatti il sistema funziona così: zero euro per un Isee di pari livello, 30 euro al mese per Isee pari o inferiore a 6.235 euro, 37,50 euro per chi ha un fratello o una sorella che usufruisce del servizio, 50 euro per colazione e pranzo, indipendentemente dal reddito; infine, 10 euro in più per chi vuole la merenda pomeridiana e 10 euro totali per chi mangia solo a colazione.
Le mense Con il nuovo sistema (ovviamente oggetto in giunta di ampia e articolata riflessione) viene ampliata fino a duemila euro la fascia di esenzione, mentre fino a 10 mila euro si pagano sempre 30 euro. Tra 10 e 14 mila euro si pagheranno 55 euro al mese, tra 14 e 18 60, tra 18 e 22 65, tra 22 e 26 70 e oltre i 26 mila euro 75. Complessivamente aumenta la percentuale di copertura del servizio garantita attraverso la tariffa e cresce, anche se di poco secondo i calcoli degli uffici, anche il gettito complessivo. «Perugia – commenta la giunta – continua comunque a mantenere le tariffe, per tutte le fasce –anche per coloro che pagano di più- tra le più basse d’Italia come evidenzia la recente ricerca di Save the children».
Raddoppiano gli esonerati Le stime di Palazzo dei Priori parlano di 300 utenti esonerati, il doppio rispetto a oggi, «mentre quelli delle fasce superiori potranno comunque beneficiare di ulteriori agevolazioni, quali lo sconto del 25 per cento per il secondo figlio e del 30 per cento dal terzo figlio in poi; la riduzione del 25 per cento per il mese nel quale il bambino dovesse fare assenze per almeno 15 giorni, anche non continuativi. Infine, anche al fine di favorire la velocità di riscossione da parte dell’ente, altri sconti sono previsti per i pagamenti mensili con addebito su conto corrente e per il pagamento in un’unica soluzione anticipata (in questo caso, la riduzione è pari ad una mensilità)».
Spese Sul fronte delle spese, tutto sostanzialmente invariato. Quanto agli investimenti, in tutto ci sono 91,4 milioni che riguardano l’edilizia scolastica (13 milioni), 16,4 milioni di euro per l’ambiente, 1,6 milioni di euro per gli impianti sportivi 18,3 per gli immobili istituzionali e 21,1 milioni di euro per la mobilità e le infrastrutture stradali. Nella maggior parte dei casi tutti interventi dei quali si è dato conto, dalle scuole alle rotatorie fino alle strade e alle opere connesse ad Agenda urbana e bando per la riqualificazione delle periferie, nei mesi scorsi. Un mutuo da oltre 7 milioni sarà stipulato in particolare per la sostituzione delle scale mobili di via Pellini e per la realizzazione della nuova scuola di Ponte Pattoli.
Minori introiti Nell’approvare il documento, che ovviamente non può non tenere conto di quanto sottolineato a novembre scorso dalla Corte dei conti dell’Umbria, la giunta spiega che «prosegue il percorso di risanamento dei conti» nonostante le minori entrate, sia proprie sia statali. Le prime riguardano più che altro famiglie che non ce la fanno a pagare mentre le seconde (-300 mila euro) il Fondo di solidarietà per la compensazione dei minori introiti derivanti dal passaggio da Imu a Tasi; «solo su queste due voci – dice il Comune – nel triennio 2015/2017 sono venute a mancare risorse per circa 8 milioni di euro, che di fatto hanno ridimensionato le importanti operazioni di revisione e di riduzione della spesa corrente effettuate dall’Amministrazione». Rimanendo in tema di entrate, Palazzo dei Priori promette che continuerà a bussare alle porte della Regione per ottenere più fondi per i trasporti.
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