lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 22:42

Perugia-Bettolle, cento trattori sul raccordo contro i cinghiali che distruggono l’agricoltura

Sit-in di protesta della Cia Umbria e Toscana. ‘Risarcimenti ridicoli ai contadini’

Più di cento trattori si sono dati appuntamento al raccordo autostradale di Bettolle giovedì mattina per partecipare al sit-in che Cia Umbria, insieme a Cia Toscana, ha organizzato per «accendere ancora una volta i riflettori sui danni causati agli agricoltori dalla fauna selvatica». Una vera e propria emergenza – si legge in una nota degli organizzatori della protesta – causata in primo luogo dai cinghiali, aumentati in misura spaventosa in tutto il Paese: da 50.000 nel 1980 a 900.000 nel 2010, fino a due milioni nel 2019. Solo in Umbria si contano poco meno di 1.400 richieste di indennizzo nel 2017, di cui solamente il 70% vengono accolte. Il restante 30% si perde nel mare della burocrazia e non viene accettata. Oltre il danno, però, c’è anche la beffa dei risarcimenti ridicoli per i nostri agricoltori: circa 508 euro per ogni domanda. Una cifra che non copre nel modo più assoluto il danno subìto e che mette l’agricoltore con le spalle al muro, costringendolo perfino a sospendere l’attività.

Il caso di Allerona Oltre ai cinghiali, adesso sono i lupi a fare paura. Negli ultimi due mesi un allevatore Cia, con sede ad Allerona, ha perso quasi 200 pecore: quattro differenti attacchi, tutti in un tempo molto ridotto tra loro, per un totale di circa venti pecore sbranate dai lupi ad ogni attacco, ogni due settimane. In media, 3/4 pecore in meno al giorno. Ad agire non un solo lupo, ma un vero e proprio branco che ormai terrorizza agricoltori e allevatori di quelle zone dell’Umbria, con perdite ingenti. Di fatto, dopo ogni attacco la produzione del latte si arresta, perché il gregge soffre lo stress. Si conta quindi anche un danno indiretto, che per legge non può essere risarcito ma che, comunque, incide pesantemente sul bilancio aziendale. Come se non bastasse, la perdita è doppia in quanto non sempre si riesce a trovare la carcassa dell’animale sbranato e, senza il numero identificativo (solitamente sull’orecchio di ogni animale), l’allevatore non può avere diritto ad alcun tipo di risarcimento.

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