sabato 19 ottobre - Aggiornato alle 10:04

Per Umbria jazz edizione da «record assoluto»: 41.300 paganti, tutti i numeri dei biglietti

Il bilancio del festival: 1,6 milioni di incasso e circa 500 mila visitatori in città. «Bambini e via della Viola, progetti da consolidare»

Il pubblico all'Arena (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Daniele Bovi

Quella che si chiuderà domenica per Umbria jazz sarà una edizione «da record assoluto». Domenica mattina all’hotel Brufani è stato fatto il punto sul festival durante il quale sono stati venduti 41.300 biglietti, cioè oltre 4 mila in più rispetto all’anno scorso, per un incasso di 1,6 milioni di euro, circa 150 mila in più rispetto al 2018. Alla conferenza stampa hanno partecipato il direttore artistico Carlo Pagnotta, il vice presidente della Fondazione UJ Stefano Mazzoni, il direttore Giampiero Rasimelli e il sindaco di Perugia Andrea Romizi.

I numeri Che l’edizione sul piano delle vendite fosse da record era chiaro ancora prima dell’inizio del festival, quando sul tavolo della Fondazione c’erano i numeri delle prevendite, quasi pari all’intero venduto del 2018; andare oltre i 40 mila dunque pareva un obiettivo alla portata anche se in molti per scaramanzia non pronunciavano quel numero. I concerti all’Arena hanno totalizzato oltre 32 mila spettatori: il record spetta a Paolo Conte (4.973), seguito dai King Crimson (4.933) e da Thom Yorke (4.694). Seguendo poi l’ordine cronologico, Britti e Gazzè hanno totalizzato 2.433 paganti, Diana Krall 2.948, Camilo e Benson 2.552, Chick Corea e Richard Bona 1.877, Nick Mason 2.389, Snarky Puppy e Kamasi Washington 2.578 mentre per la serata finale con McBride e Lauryn Hill si dovrebbero superare le 2.800 presenze.

Biglietti e social Al teatro Morlacchi 4.500 paganti, quasi 2.500 alla sala Podiani della Galleria nazionale dell’Umbria, dove quest’anno si sono tenuti due concerti ogni giorno, e 800 per Veronica Swift al Brufani, resident artist accompagnata dal trio di Benny Green e che certamente tornerà al festival. Boom anche del merchandising, con un incremento delle vendite del 40%, e «di assoluto rilievo» i numeri dei profili social del festival: 200 mila utenti raggiunti ogni giorno su Facebook, 2 milioni di impression totalizzate dai post e 200 mila interazioni tra like, commenti e condivisioni, 232 mila visualizzazioni dei video per un totale 94.300 minuti guardati su Facebook (1.572 ore, l’equivalente di 65 giorni) e un milione di impression su Instagram, dove sono stati tanti gli utenti che hanno taggato l’account di UJ o usato l’hashtag ufficiale. Circa 600 mila infine le pagine del nuovo sito viste, con un aumento rispetto al 2018 del numero in termini di utenti e tempo trascorso sul sito.

Il direttore Pagnotta nel suo intervento ha parlato della «scommessa vinta» di via della Viola, animata dalla mattina alla notte fonda, del «successo» di Veronica Swift e di quello «non scontato» di Paolo Conte per quanto riguarda il botteghino. Per il direttore artistico il miglior concerto è stato quello al Morlacchi di Charles Lloyd mentre sul fronte del pop «quest’anno grazie al lavoro di Annika Larsson è andato tutto meglio. Lauryn Hill? Vediamo come si alza la signora». Unica nota polemica quella nei confronti della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia che ha cancellato il contributo per le Clinics della Berklee: «La Fondazione UJ – ha detto il direttore – si è assunta l’onere di 210 ragazzi da tutto il mondo, chi ha cancellato le risorse è meglio che ci ripensi». Nel complesso «non facciamo trionfalismi e continuiamo a lavorare. Nonostante le difficoltà faremo un gran festival anche a Orvieto e incrementeremo i concerti della stagione invernale».

Impatto economico e sociale Il direttore della Fondazione ha parlato di Uj come «una delle principali aziende cittadine per impatto economico e fatturato» e, come l’anno scorso, nelle prossime settimane saranno presentati i numeri elaborati dal Dipartimenti di Economia dell’Università. «Dopo la ferita inferta dal terremoto – ha detto poi Rasimelli – abbiamo fatto due anni consecutivi di record investendo sul costo artistico e sulla qualità della comunicazione per allargare il nostro pubblico». Il direttore, oltre a sottolineare la prima volta del festival all’ospedale di Perugia (dove su invito del commissario Onnis hanno suonato i Funk Off e Paolo Fresu) ha parlato anche del successo di via della Viola e della riapertura di San Francesco: «Le comunità non si costruiscono solo con le bellissime contrade ma entrando nel tessuto profondo della città. Ora dobbiamo capire come consolidare questi progetti». Riguardo a Uj4Kids e al jazz club di via della Viola il sindaco ha parlato di «bellissima idea» e «ottima intuizione», sottolineando anche che dalla Minimetrò arrivano ottimi riscontri riguardo al numero di utenti.

Le strutture Dibattuta ogni anno la questione relativa agli spazi: «Per quanto riguarda il Turreno – ha detto Rasimelli rispondendo ai giornalisti – ci vorrà del tempo mentre per il Santa Giuliana serve una soluzione definitiva». In ballo ci sono anche gli alti costi per coprire e mettere in sicurezza la nuova pista di atletica: «Abbiamo un percorso ben definito e – ha aggiunto il direttore – ne parleremo col sindaco, la cosa certa è che non bisogna sbagliare i tempi».

La Regione Alla conferenza stampa non era presente la Regione (assente anche venerdì sera alla riapertura di San Francesco) per via, così è stato spiegato, di una indisposizione dell’assessore alla Cultura che, riguardo ai numeri e all’impatto del festival, spiega in una nota che «tutto ciò rappresenta la giustezza della scelta dell’allora Governo Gentiloni, e del Parlamento, di riconoscere Umbria Jazz evento di carattere nazionale, assicurando significative risorse che, accanto a quelle altrettanto importanti messi a disposizione dalla Regione, offrono al festival certezze necessarie ad assicurare all’evento non solo un futuro, ma anche una significativa crescita che stiamo verificando ormai dalle ultime edizioni. Umbria Jazz non è soltanto quel grande festival che abbiamo potuto vivere anche quest’anno, una opportunità di particolare valore culturale, ma rappresenta un fattore economico ormai fondamentale per il tessuto imprenditoriale della città di Perugia».

Twitter @DanieleBovi

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