domenica 21 luglio - Aggiornato alle 23:53

Patto Ast e Tapojarvi per il recupero delle scorie inox: «Impianti operativi nel 2021»

All’Ambasciata finlandese l’accordo sull’operazione da 50 mln per dieci anni. Benefici ambientali, meno rumore e stop polvere

di Marta Rosati

Ast prima azienda in Italia ad aver individuato una soluzione per il recupero della scoria da produzione di acciaio inox, con gli impianti che saranno operativi nel 2021. L’altro primato lo evidenzia l’amministratore delegato Burelli, dicendo che «Ast è anche l’unica realtà con il raffreddamento della scoria all’interno di un capannone», elemento non indifferente «consentendo la riduzione di rumore, polvere e consumo d’acqua», ha spiegato Henri Pilvento della finlandese Tapojarvi. Il progetto, che compie un passo in avanti nel percorso verso un’economia circolare, è stato presentato mercoledì mattina all’ambasciata di Finlandia a Roma, dove sono emersi anche nuovi dettagli tecnici. L’operazione vale per Tapojarvi un investimento di 50 milioni, interessa 300 mila tonnellate prodotte ogni anno da Acciai Speciali Terni, di cui solo una parte scamperà il conferimento in discarica.

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Trattamento Due i tipi di scoria che si otterranno dalle lavorazioni, ossia bianca (da convertitori) e nera (da forni): la prima è ricca di calce servirà per alcuni tipi di prodotti, come ad esempio quelli per lo sbiancamento della carta; la scoria nera invece è destinata ad aggregati per sottofondi stradali e bitumi. A Roma anche il direttore di Ast, Massimo Calderini, che ha ricordato come «il percorso sia iniziato nel 2015, quando pensavamo di ricorrere al Tar per la prescrizione Aia secondo la quale avremmo dovuto recuperare la scoria per diminuire il conferimento in discarica. L’allora amministratore delegato Lucia Morselli volle invece cogliere questa opportunità e oggi siamo orgogliosi di poter annunciare l’avvio di tutte le procedure per la realizzazione del progetto a cominciare dall’iter autorizzativo». La finlandese Tapojärvi investe sul progetto di recupero scorie di Ast 50 milioni, è la sua prima scommessa in Europa su un mercato ancora tutto da decifrare. In ambasciata anche Antonio Catricalà, che ha guidato la commissione di vigilanza sulla gara con cui Ast ha scelto Tapojarvi: «Ast si è fatta portatrice di un interesse pubblico e si è data numerose regole per la gara, è stato più difficile del previsto ma è stato un bene, l’acciaieria ha agito come una pubblica amministrazione».

Progetto scorie «Una genesi più lunga del previsto – commenta il numero uno di Ast quando i lavori veri devono ancora cominciare -, ma siamo felici di aver scelto Tapojärvi. Grazie a tutti coloro che si sono prodigati per la buona riuscita di questa gara fino alla firma del contratto decennale, rinnovabile per lo stesso periodo. Tanti i soldi che spenderemo come azienda (circa 12 milioni) e moltissimi quelli che veranno dalle tasche del nostro partner ma è un investimento fatto con piacere». Una volta trattate, le scorie assumeranno le caratteristiche di materiali quali la ghiaia e la sabbia, recheranno la marcatura CE e potranno essere usate in alternativa ai materiali naturali per la costruzione di sottofondi stradali, oppure inglobate in una matrice bituminosa o cementizia per produrre calcestruzzi o asfalti. Nel corso dlla presentazione nella residenza dell’ambasciatore finlandese a Roma, è stato ribadito che il mercato di riferimento dei prodotti ottenuti, per compensare i costi del trasporto, non potrà superare il raggio di 100 chilometri. «Ad oggi, peraltro, diversamente dai paesi del Nord Europa – ha spiegato Burelli – non esistono politiche di incentivo all’utilizzo di questi materiali».

La politica Ecco allora che entra di nuovo in gioco la necessità di una politica in tal senso che favorisca l’economia circolare che tanto piace al numero uno di Arpa Walter Ganapini che ha salutato con favore l’iniziativa targata Ast-Tapojärvi. A Roma presenti il prefetto di Terni Paolo De Biagi, i senatori di Pd e Lega Leonardo Grimani e Luca Briziarelli, la deputata del Carroccio e commissaria del partito nella Conca, Barbara Saltamartini, il deputato di Forza Italia Raffaele Nevi. «In maniera progressiva e non immediata – è stato sottolineato – il mondo sta provando a passare dalla linearità alla circolarità delle tre R: ridurre (gli imballi dei prodotti, gli sprechi di materie prime), riusare (allungando il ciclo di vita dei beni) e riciclare (gli scarti non riutilizzabili). In pratica, risorse, capacità, cicli di vita e rifiuti diventano un’opportunità e non più uno spreco, in un sistema capace di rigenerarsi da solo. Un modello che, nell’ambito della siderurgia, i segretari dei sindacati metalmeccanici ternani, proposero già nel lontano 2012. Oggi Ast confida nel ministero dell’Ambiente per la conclusione, entro l’anno, dell’iter legislativo per la cosiddetta ‘end of waste’.

Il numero due di Ast Il direttore di stabilimento Ast, l’ingegnere Massimo Calderini, ha approfittato dell’occasione per dare i numeri dell’azienda: 1,8 mld fatturato, 2400 dipendenti, 1,5 chilometri quadrati, 1milione di tonnellate di acciaio fuso, impianti moderni, acciai di alta qualità, ampia gamma di prodotti. «Siamo conosciuti per queato ma vogliamo essere conosciuti anche per aver individuato un sistema di economia circolare efficiente, vogliamo essere riconosciuti come polo d’eccellenza». Lo stesso Calderini ha spiegato che la scoria è composta di calce, ossido di silicio e ossido di cromo, in minima parte poi di alluminio e ossido di magnesio. «Si forma – paradossalmente trattandosi di inox – per effetto dell’ossidazione dell’acciaio, un processo da un lato negativo per via dello scarto, dall’altro positivo per garanzia di isolamento della parte fusa».

Acciai Special Terni Il riutilizzo delle scorie – è stato sottolineato – è solo una parte successiva dell’impegno sottoscritto dai finlandesi. Di fatto l’azienda andrà a sostituirsi all’Ilserv che già trasporta, tratta e stocca la scoria. Capitolo a parte quello dell’occupazione «che – ha detto Burelli – sarà affrontato con le organizzazioni sindacali». I segretari, lontano dai riflettori delle presentazioni ufficiali hanno non a caso chiesto un oncontro con i rappresentanti della Tapojärvi per fare luce su questo e altri aspetti contrattuali evidentemente non noti, come ad esempio il costo dell’appalto; ovvero a fronte dei 50 milioni di investimento e con un mercato da costruire passo passo, qual è la contropartita per gli scandinavi? Un canone che Ast rende loro per ciscuna tonnellata di scorie trattate. Perché peraltro quelle che non saranno commercializzabili continueranno a finire in discarica, ma dopo aver scontato il passaggio nei nuovi impianti non saranno più altamente impattanti.

Patto Ast-Tapojärvi Nello specifico Ast si occuperà di progettare e realizzare il capannone della nuova rampa scorie e gli impianti ausiliari, nonché di ristrutturare e ammodernare gli immobili per il nuovo Metal recovery. Tapojärvi invece relizzerà gli impianti per trattare la scoria, il nuovo metal recovery e fornirà mezzi e servizio di movimentazione e trasporto della scoria e del metallo recuperato (che Ast riutilizza nel ciclo produttivo). Nell’ambito dei lavori, oltre ad una riorganizzazione della logistica interna, saranno realizzati nuovi sistemi di convogliamento e trattamento dell’aria. Tutte le operazioni pensate, almeno sulla carta, sono destinate ad apportare benefici all’Ambiente (in corso di quantificazione col supporto dell’università di Pisa): materiali più compatti quindi minori emissioni di polveri, ridotto fabbisogno di acqua per il raffreddamento della scoria, abbattimento delle emissioni di Pm10 nello stabilimento e nelle aree adiacenti.

Cambiano i tempi Da segnalare come, rispetto ai tempi annunciati ai sindacati qualche settimana fa, Ast abbia rivisto il cronoprogramma in sede di presentazione ufficiale, traslando di qualche mese. Si era detto dei primi risultati attesi nel settembre 2020 invece Calderini ha parlato di piena operatività degli impianti a gennaio 2021; l’iter autorizzativo, secondo la nuova tabella di marcia, si concluderà alla fine dell’anno in corso. Il ciclo siderurgico
costituisce già oggi un esempio virtuoso di ‘economia circolare’ applicata con successo: la produzione di acciaio mediante la tecnologia del ‘forno elettrico’. L’acciaio è tra i materiali più riciclati al mondo perché, anche grazie alla conservazione in maniera permanente delle sue proprietà peculiari (resistenza, duttilità, formabilità, resistenza alla
corrosione per gli inossidabili), raggiunge tassi di riciclo elevatissimi che vanno dal 75% degli imballaggi, all’85% dei prodotti da costruzione, al 90% di veicoli e macchinari (dati Federacciai). Un passo ulteriore verso le linee guida europee di economia circolare è rappresentato dalla possibilità di recuperare i residui generati dal processo siderurgico, primo fra tutti la scoria (pari a circa il 25-30 % dell’acciaio prodotto), che è proprio l’obiettivo del progetto presentato a Ast. Comincia così il percorso che porterà Terni a diventare un polo d’eccellenza nella gestione delle scorie di acciaieria per acciaio inossidabile.

@martarosati28

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