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venerdì 22 gennaio - Aggiornato alle 10:24

Pampepato di Terni a marchio Igp, sei ore di ispezione per i primi 12 chili: via alle vendite

Diego Petrelli della pasticceria Evy racconta l’esperienza in laboratorio con i controllori dell’ente certificatore Parco tecnologico 3A

di Mar. Ros.

Sono ufficialmente iniziate da alcuni giorni le vendite dei primi Pampepati di Terni a marchio Igp, per ora disponibili esclusivamente presso la pasticceria Evy di Borgo Rivo, la prima, tra i produttori del comitato capitanato da Ivana Fernetti, ad aver completato l’iter per la certificazione e poter quindi commercializzare il dolce con l’etichetta Igp.

Pasticceria Evy Diego Petrelli (nella foto assieme ai primi acquirenti del Pampepato Igp), cresciuto tra le delizie di quella attività di famiglia, avviata dalle sue due zie nel lontano 1977, racconta l’esperienza vissuta a tu per tu con i certificatori del Parco tecnologico 3A alla presenza anche di un funzionario del Mipaaf a fare da supervisore: «Difficilmente dimenticherò quella mattinata – dichiara il 33enne a Umbria24 -, il controllo è stato lungo e rigoroso ma ero così felice di quella consapevolezza di un percorso che si stava concludendo col raggiungimento del traguardo, che neppure per un secondo ho avvertito la minima pressione». Al termine di un anno difficile e triste, l’iscrizione del Pampepato di Terni nel registro europeo delle denominazioni Dop e Igp, come anticipato, ha rappresentato davvero una delizia per gli animi: «Tanto più presso quelle realtà, come la nostra, piccole, a conduzione familiare, con dipendenti storici e la capacità di condividere con entusiasmo ogni piccola soddisfazione. Questa del Pampepato certamente è una».

Pampepato di Terni IGP Produzione del Pampepato sotto l’attenta osservazione dell’ente certificatore è quello che si è verificato in una mattinata iniziata alle 9 attorno ad una scrivania dell’ufficio e terminata alle 13 allo stesso posto per l’elaborazione del verbale. Sotto la lente ogni possibile e immaginabile dichiarazione di conformità, certificato della Camera di commercio, Dvr, Haccp e chi più ne ha più ne metta. Al vaglio poi fatture ed etichette di tutti gli ingredienti necessari per impastare e via in laboratorio per passare alla fase operativa. «Per l’occasione – racconta Diego – abbiamo prodotto 12 chili di Pampepato e una volta sfornati si è proceduto al minuzioso controllo di tutte le proprietà che deve avere come da disciplinare, quindi è stata fatta una valutazione di forma, colore, profumo e proprietà organolettiche. Quattro campioni sono stati prelevati per le analisi chimiche del caso e altre procedure burocratiche di prassi  ed è stato redatto il verbale. Ad una settimana di distanza abbiamo poi ricevuto l’ok per la certificazione». E da lì via alle vendite del Pampepato di Terni Igp sui quali i produttori aderenti hanno investito, tempo, energia e denaro. Ora via alla commercializzazione mentre altri si stanno preparando ad accogliere i certificatori per completare anch’essi l’iter. C’è in tutti tanta voglia di recuperare quanto si è perso nel 2020.

 

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