martedì 26 settembre - Aggiornato alle 14:47

Olio Dop Umbria, Tar del Lazio estromette il Consorzio. Regione designa Parco tecnologico

Decisione per mancanza dei requisiti. Sarà la società in house con sede a Todi a certificare tutti i prodotti a Denominazione d’origine e Igp presenti e futuri

Bottiglie di olio d'oliva

di Iv. Por.

Non sarà più il Consorzio di tutela Olio extra vergine Dop Umbria a certificare se l’oro verde di una azienda può fregiarsi del prestigioso marchio di tutela. A deciderlo, al termine di un iter di ricorsi e controricorsi, è il Tar del Lazio con la sentenza depositata lo scorso 7 agosto, dopo l’udienza di merito del 20 giugno. Immediata la contromossa della Regione, che ha designato la società in house providing 3a- Parco Tecnologico Agroalimenare dell’Umbria di Todi come soggetto da indicare al ministero delle Politiche agricole quale autorità di controllo sulle produzioni Dop e Igp regionali già riconosciute e per quelle di futuro riconoscimento.

Tar estromette il consorzio I giudici amministrativi laziali, nella sentenza, hanno accolto il ricorso presentato da una sfilza di aziende contro il decreto del Mipaaf del 3 maggio 2016 con il quale è stato confermato per un triennio l’incarico concesso nel 2012 al Consorzio di tutela dell’olio extra vergine di oliva Dop Umbria di Spoleto a svolgere le funzioni di riconoscimento della certificazione per la Dop “Umbria”. La motivazione risiede nella mancanza di due requisiti: quello di “rappresentatività” «poiché non ha tenuto conto dei recessi dal Consorzio Dop presentati da numerosi soci dello stesso, mentre invece il numero dei soci effettivi è inferiore ai 2/3 (ovvero al 66,66%), come risulta anche dai dati forniti dall’organismo di controllo; e la mancanza di “agenti vigilatori”.

Incertezza A sollevare pubblicamente la questione è il consigliere regionale Claudio Ricci che indica nella sentenza «un fatto molto grave sul quale la Regione Umbria deve intervenire subito». «Tale rilevante problematica – spiega Ricci – per la commercializzazione dei prodotti agricoli e, più in generale, per l’immagine dell’Umbria, si riverbera sui privati, con mancate certificazioni di ‘partite di olio, e all’inizio della campagna olearia (fine settembre – primi di ottobre 2017)». Per questo, Ricci annuncia la presentazione di una interrogazione con la quale chiede alla Giunta regionale di «conoscere l’attuale situazione giuridica, nonché gli eventuali ricorsi in atto, in relazione alla sentenza». Ricci domanda inoltre quali azioni la Regione intende attivare «per la tutela dei produttori e dell’immagine intaccata dai riverberi negativi per la eventuale perdita del riconoscimento Dop Olio Umbria».

La contromossa La Regione risponde prontamente con una soluzione su cui, vista la tempistica, evidentemente si stava già lavorando. La Giunta regionale ha, infatti, individuato nella società in house providing 3a- Pta dell’Umbria per sovrintendere quale autorità di controllo sulle produzioni Dop e IGP regionali già riconosciute e per quelle di futuro riconoscimento. Fra l’altro la stessa 3a- Pta dell’Umbria si era costituita in giudizio davanti al tar al fianco delle aziende ricorrenti contro il Consorzio spoletino ed è stata premiata dalla decisione dei giudici anche a vedersi rimborsate del spese processuali.

Come funziona il meccanismo L’assessore Fernanda Cecchini spiega come «i marchi di origine, disciplinati dal regolamento ‘1151/2012’ del Parlamento europeo e del Consiglio del 21 novembre 2012 rappresentano un importante strumento di tutela e valorizzazione delle produzioni di qualità regionali e sono, al contempo, elementi di protezione di specificità produttive locali e strumenti di differenziazione sul mercato. In questi marchi, inoltre, è rintracciabile un forte elemento di garanzia per i consumatori, in virtù del regime di controllo e certificazione cui sono sottoposti i processi produttivi e le produzioni a denominazione d’origine. In base al regolamento della Comunità europea – aggiunge l’assessore – ogni Stato designa l’autorità competente per lo svolgimento dei controlli ufficiali individuando nel Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali un elenco degli organismi privati cui affidare le attività di controllo dei prodotti agricoli ed alimentari a denominazione di origine protetta». L’assessore precisato poi che «tali organismi devono offrire garanzie sufficienti di obiettività ed imparzialità nei confronti di ogni produttore, trasformatore e confezionatore soggetto al controllo e disporre permanentemente di esperti, dei mezzi necessari e delle procedure adeguate ad assicurare i controlli». La legge n. 526/99 stabilisce che la scelta dell’organismo privato da parte dei soggetti richiedenti il marchio di origine è effettuata tra quelli iscritti nell’elenco istituito presso il Mipaaf o che, in assenza di tale scelta, le Regioni e le Province autonome, nelle cui aree ricadono le produzioni, indichino le autorità pubbliche o gli organismi privati che devono essere iscritti all’elenco all’attività di controllo.

Questione anche di costi L’assessore Cecchini evidenzia come «il Regolamento comunitario stabilisce che i costi del controllo e della certificazione dei marchi di origine sono a carico degli operatori e, visto che nella fase di partenza e consolidamento di una denominazione protetta sul mercato, la spesa potrebbe risultare, soprattutto per i piccoli produttori, assai gravosa e difficilmente sostenibile non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto il profilo organizzativo e gestionale, la Regione ha ritenuto di attivare ogni iniziativa per favorire le aziende individuando un’autorità di controllo regionale. L’individuazione di un soggetto preposto all’autorità di controllo – conclude Cecchini – permetterà così non solo a ridurre al minimo i costi a carico delle diverse filiere, ma a garantire la sostenibilità dei costi di controllo, l’accompagnamento dei produttori nell’inserimento in regimi di controllo e certificazione comunitaria, l’obiettività, l’imparzialità e l’indipendenza nei confronti dei produttori, trasformatori e confezionatori inseriti nei regimi di controllo e certificazione, la disponibilità di esperti, di mezzi necessari e di procedure adeguate».

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