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mercoledì 28 settembre - Aggiornato alle 02:55

Non cresce la ricchezza delle famiglie in Umbria: ferma a 120miliardi

Ogni umbro è mediamente ricco per 139mila euro. Cresce la parte finanziaria ma è più forte quella reale. Il rapporto

Il centro storico di Perugia (foto ©Fabrizio Troccoli)

Ogni italiano possiede una ricchezza media di 168 mila euro, 8,7 volte il proprio reddito disponibile, conoscendo un aumento dal 2010, del 5%. E se a Nord sono prevalenti le attività finanziarie su quelle reali, man mano che si scende, passato per il centro, come anche dalla nostra Umbria, il valore del patrimonio immobiliare e comunque non finanziario è maggiore rispetto a quello finanziario. Lo dice l’ultimo rapporto 2022 della Banca d’Italia sulle economie regionali che registra un attuale 9% di inflazione e l’aumento dei tassi di interessi da parte della Bce dello 0,50% dopo più di dieci anni. Il rapporto fotografa la situazione al 2020 l’anno in cui si è accesa l’emergenza covid.

L’Umbria riflette un quadro di stabilità, la ricchezza netta delle famiglie è rimasta la stessa a 120,8 miliardi. Il calo delle attività reali è stato pareggiato dall’aumento di quelle finanziarie. Che, pur rimanendo prevalenti, registrano una crescita. 88,7 miliardi di euro contro 66,1 e passività finanziarie per 15,6 miliardi. Ogni umbro ha una ricchezza di 139.200 euro. Provando a confrontarlo alle altre regioni del centro, ogni marchigiano ha 153.800, ogni toscano 189 mila, ogni laziale 197.800 , ogni abruzzese 122.700.

Insomma ci confermiamo essere ancora una popolazione di formiche tenuto conto che l’Italia ha un debito pubblico salito al 150,3% del Pil ma gli italiani proteggono oltre 10 mila miliardi di ricchezza.

Una ricchezza che ha “tenuto” nonostante le crisi economiche dell’ultimo decennio, pandemia compresa. Si va dai 106mila euro nel Sud e nelle Isole ai 211mila euro nelle regioni del Nord Ovest, passando dai 185mila del Centro e dai 202mila euro del Nord Est

«dal 2010 – scrive il Sole 24 Ore – è stato un crescendo: a prezzi correnti il valore della ricchezza – calcolato al netto delle passività come mutui o prestiti – è infatti salito di quasi il 5% (+466 miliardi). Anche se, confrontando i dati a parità di potere d’acquisto, si potrebbe affermare che le famiglie siano in teoria meno ricche di dieci anni fa: perché tra il 2010 e il 2020 si sono persi circa 450 miliardi a prezzi costanti», in Italia.

«Osservando la ricchezza – ancora il Sole – netta pro capite degli italiani, i più alti livelli si ritrovano nella provincia di Bolzano (290mila euro), in Valle d’Aosta (252mila) e Liguria (250mila); i più bassi in Puglia (103mila euro), Sicilia (93mila) e Calabria (92mila). Tutte regioni con un tratto in comune, cioè un elevato peso delle attività reali sul totale della ricchezza lorda: 63-65% contro una media italiana del 56 per cento. L’incidenza di immobili e altri capitali fissi è pari al 63% anche nel Lazio, seconda regione per patrimonio complessivo delle famiglie (1.136 miliardi di euro). Nel rapporto di forze tra attività reali e finanziarie, queste ultime prevalgono solo in Lombardia (51%) e Piemonte (53%)».

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