mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 05:48

Nestlè: «Perugina non in crisi né in vendita. Ex dipendenti? Li incontriamo il 15»

La multinazionale interviene sulle notizie delle ultime settimane: «Nessuno ci ha contattati. I brand storici li valorizziamo noi, presto novità»

perugina baci
La Perugina

Le notizie circolano da settimane sulla stampa: un gruppo di ex dipendenti – guidato da un ex dirigente – avrebbe un piano per costituire una cooperativa per produrre alcuni storici prodotti Perugina e rimetterli in commercio. L’idea è stata presentata anche al viceministro allo Sviluppo economico, Teresa Bellanova, che sta gestendo la difficile vertenza sui 364 esuberi annunciati per lo stabilimento di San Sisto. Presupposto della richiesta – fortemente caldeggiata dal Movimento 5 stelle ma pressoché snobbata dai sindacati – è che Nestlè conceda a questi ex dipendenti il marchio Perugina. C’è un solo problema, fa rilevare Nestlè: a loro non lo hanno mai chiesto. Ma su sollecitazione del Mise l’incontro ci sarà ed è stato fissato per venerdì 15.

Progetti mai presentati a noi «Ben sappiamo – chiarisce la multinazionale in una nota – quanto sia rilevante e amata la Perugina nel suo territorio, e comprendiamo il desiderio di aiutare, non essendoci da parte di esterni la piena comprensione di come il piano da 60 milioni di euro, in piena applicazione dal marzo 2016, si stia nei fatti attuando. D’altra parte ci è difficile non stigmatizzare il continuo riversare idee non verificate sui media e sulle istituzioni prima di sentire la necessità di presentarle in primis a noi, quasi che la visibilità mediatica delle proposte sia più importante della loro effettiva praticabilità».

Workers Buy Out impossibile Nestlè sottolinea come «sembrerebbe che alle Istituzioni sia stata presentata l’idea di costituire una cooperativa sul modello del “Workers Buy Out” con cui attivare alcune produzioni a marchio Perugina. Vale subito la pena ricordare che i WBO sono uno strumento con cui i lavoratori di una azienda, in crisi, in vendita o in liquidazione, decidono di rilevarla in tutto o in parte per continuarne l’attività. Perugina è in trasformazione, ma non certo in crisi, né in vendita, né tanto meno in liquidazione. Non ci sono pertanto i presupposti, né di fatto né di legge, per dare concretezza a questo tipo di proposta».

Incontro il 15 Nestlè, però, non chiude del tutto le porte all’iniziativa. «Come abbiamo dimostrato in occasione della cessione del marchio Ore Liete ad un’azienda locale – spiega – guardiamo con favore allo sviluppo di iniziative imprenditoriali autonome, soprattutto se in grado di contribuire alla ricollocazione professionale dei lavoratori in esubero a S. Sisto, ma occorre fare chiarezza per evitare equivoci. Rimaniamo comunque in attesa di contatti diretti per poter valutare nel merito eventuali proposte, possibilmente corredate da un concreto business plan». Contatti, che sono arrivati mediati dal Mise: «Aderendo alle sollecitazioni del viceministro Bellanova – si legge in una successiva aggiunta alla nota – abbiamo fissato un incontro con il gruppo degli ex dipendenti per venerdì 15 dicembre e ascoltare le loro proposte».  

Presto nuovi ‘vecchi’ prodotti L’azienda ricorda comunque che «ancora oggi vengono prodotti a San Sisto diversi cioccolatini in portafoglio sin dagli anni ’20. Oltre a Baci, icona della qualità cioccolatiera Perugina dal 1922, ricordiamo Grifo, Gianduiotto, Dimmi di Sì, Tre Re, Liù, Banana, Delizia. Perugina valorizza i propri marchi “storici” valutando attentamente l’evoluzione dei trend commerciali, di mercato e le esigenze in continua evoluzione dei consumatori, andando via via a riscoprire e rilanciare ricette dell’antica tradizione che possano essere ancora oggi successi commerciali. Altre novità dalle radici storiche potranno vedere la luce nelle prossime stagioni, ma preferiamo non anticipare nulla per ovvie ragioni di concorrenza. Ricordiamo anche che molti altri prodotti erano già usciti di produzione prima che Nestlé rilevasse Perugina, nell’ormai lontano 1988. Cambiamenti di gusti, consumi e tecnologie hanno inciso anche sui macchinari della fabbrica: grazie al piano di investimenti messo in campo, gli impianti obsoleti sono stati smantellati, per lasciare lo spazio a macchinari moderni e adeguati alle esigenze di sicurezza sul lavoro e di normativa alimentare, e naturalmente di qualità del prodotto».

 

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