giovedì 20 luglio - Aggiornato alle 14:29

Nella Val Nestore martoriata la bomba sociale della Trafomec, gli operai: «Non vogliamo i tagliateste»

Tavernelle non è in festa. A poche centinaia di metri dalla Trafomec, lungo il bordo della strada, c'è il cartellone pubblicitario che invita a «Tavernelle in festa», ma nessuno in paese ha voglia di stare allegro

Le bandiere dei sindacati venerdì mattina ai cancelli della Trafomec (Foto U24)

di Daniele Bovi

Tavernelle non è in festa. A poche centinaia di metri dalla Trafomec, lungo il bordo della strada, c’è il cartellone pubblicitario che invita a «Tavernelle in festa», ma nessuno in paese ha voglia di stare allegro. Alla Trafomec dalle 8 di venerdì mattina ci sono gli operai che sostano di fronte ai cancelli e per il tempo di qualche intervento di politici e sindacalisti occupano la strada sotto lo sguardo di carabinieri e polizia municipale. Il giorno prima, giovedì, l’azienda ha comunicato di voler licenziare 105 operai su 157. Il preludio alla chiusura, dicono.

Il piano-bomba Da trent’anni in quest’angolo della Val Nestore si produce meccanica di alto livello. Quei trasformatori di cui l’azienda era uno dei leader mondiali. Poi, nel giro di qualche anno, gli assetti proprietari cambiano come le stagioni lasciando ombre opache, tante domande e un ex numero numero uno, Simone Cimino, ai domiciliari fino al 5 luglio scorso con l’accusa di manipolazione del mercato. L’operatore che con il suo fondo di private equity, il Cape Natixis, per qualche anno è stato al vertice dell’azienda di Tavernelle. (L’ufficio stampa della società Cape Live Spa precisa: la società “Cape Live Natixis” citata precedentemente nell’articolo non esiste. Il fondo di private equity a cui, deduciamo, si faccia riferimento è Cape Natixis. Cape Live è, invece, una investment company quotata, completamente distinta e indipendente da Cape Natixis,  che attualmente detiene una quota minoritaria – inferiore al 5% – della Trafomec, senza alcuna responsabilità sulla gestione operativa della Società). Da mesi operai e sindacati aspettavano un piano industriale che alla fine arriva e fa il rumore di una bomba che scoppia al centro di una valle già martoriata dalla chiusura di tante altre grandi aziende come, ad esempio, la Cisa.

Gli operai in sciopero di fronte alla fabbrica (Foto U24)

Non c’è rimasto più niente «In questa valle – dice un operaio da anni in Trafomec – non c’è rimasto più niente». Secondo i lavoratori i 105 licenziamenti annunciati non sono che il preludio della chiusura: «Che vogliono produrre – dicono – con poco più di 50 operai?». Lunedì tutte le sigle sindacali si ritroveranno in Cgil per decidere come procedere ma il tempo stringe. Di fronte a operai e sindacati ora ci sono 75 giorni di tempo, quelli che la legge consente per concludere una trattativa sindacale. In caso di mancato accordo, l’azienda può procedere coi licenziamenti.

No ai tagliateste «Ma che rilancio – ride amaro un altro operaio – qui ci “rilanciano” tutti dall’altre parte del poggio». La Trafomec e i suoi operai hanno voglia di un imprenditore vero, che lasci da parte scatole cinesi e ghirigori finanziari alla fine dei quali compare solo lo spettro della disoccupazione. «Help – c’è scritto sullo striscione appeso al cancello della fabbrica – cercasi industriale serio. No tagliateste». «Perché questi qui – dice un operaio – sono solo tagliateste. Basta con chi vuole socializzare le perdite e privatizzare i profitti». La speranza dei lavoratori è che, presto, arrivi qualcuno che al momento assomiglia più a un Godot che ad un imprenditore in carne ed ossa. «Ma come si fa – dice fumando un’operaia con la maglietta blu e le maniche corte arrotolate fino alle spalle – qui fatturavamo milioni e ora dicono che su ogni camion che esce dalla fabbrica c’è una perdita del 20%».

Bottini: piano irricevibile La politica e le istituzioni intanto, presenti in massa di fronte ai cancelli venerdì mattina, si mobilitano insieme ai sindacati: «Consideriamo irricevibile – spiega il segretario del Pd umbro Bottini – il piano presentato dall’azienda. Al futuro dell’azienda sono legati il futuro di centinaia di famiglie e le prospettive dell’economia locale oltre che di quella regionale. Le istituzioni regionali si sono già dette pronte a intervenire». In mezzo alla strada c’è anche Walter Verini, il deputato Pd venerdì «in rappresentanza di tutti i deputati: «Qui – dice – servirebbero politici e imprenditori veri, e non affaristi». In difesa degli operai c’è poi il Prc con il segretario provinciale Flamini che, dopo aver promesso l’impegno di tutti i rappresentanti del partito nelle istituzioni, chiede una «risposta politica forte per far sì che non un posto di lavoro si perda in un territorio che troppo duramente paga ormai da anni una desertificazione del proprio apparato produttivo».

De Sio: piano ridicolo Duro anche il Pdl che con il consigliere regionale Alfredo De Sio spiega come «definire piano industriale per il salvataggio della Trafomec di Tavernelle il licenziamento dei due terzi delle maestranze, senza neppur tenere in considerazione il ricorso agli ammortizzatori sociali, appare ridicolo e drammatico nello stesso momento». De Sio, che già nelle settimane scorse aveva chiesto chiarimenti rispetto al ruolo svolto da Sviluppumbria in relazione alla Trafomec ed alla Eurotrafo, ritiene che la trattativa in corso, debba puntare «su prospettive serie e di lunga durata per entrambe le aziende, e non su soluzioni estemporanee e speculative».