martedì 22 gennaio - Aggiornato alle 02:00

Molini Fagioli, la guerra del rumore è finita: l’azienda comprerà le case intorno allo stabilimento

Accordo raggiunto martedì in prefettura. La proprietà: «Da parte nostra attenzione al territorio». Il sindaco: «Grande soddisfazione»

Lo stabilimento

di Daniele Bovi ed Enzo Beretta

Fumata bianca e caso risolto, con la soddisfazione di tutte le parti in causa. Martedì pomeriggio nella sede della Prefettura di Perugia è stato chiuso l’accordo che riguarda la Molini Fagioli di Magione e che sostanzialmente si basa su un solo punto: la proprietà dell’azienda acquisterà (bocche cucite sulla cifra sborsata) le due case in cui abitano le persone che, da lungo tempo, hanno ingaggiato con la Molini una battaglia sul rumore prodotto dall’impianto. Una guerra a suon di carte bollate che aveva portato, settimane fa, all’emissione di un’ordinanza (entrata in vigore il primo gennaio) da parte del Tribunale di Perugia con cui – per ragioni di sforamento dei parametri acustici – si tagliava il ciclo produttivo da 24 a sole 10 ore al giorno.

La vicenda La Molini, che dà lavoro a 28 persone (più l’indotto, visti quelli che si occupano di pulizia, manutenzioni e logistica) e produce circa 230 tonnellate al giorno di farinacei (anche per Plasmon, Barilla, Ferrero, Colussi e Findus), in particolare si sarebbe dovuta fermare nei fine settimana, di notte e per due ore durante la fascia pomeridiana. Per l’azienda, che produce anche la farina con la quale è prodotta la metà dei panini venduti nei McDonald’s italiani, sarebbe stato un colpo durissimo tanto che la proprietà aveva messo in forse la sopravvivenza stessa dello stabilimento. Nel corso delle settimane istituzioni, lavoratori e sindacati hanno protestato chiedendo una soluzione in grado di salvaguardare i posti di lavoro.

«VOGLIONO FARCI CHIUDERE PER UNA LEGGE DEL ’48»

Figna «Siamo il secondo impianto più certificato d’Europa – diceva all’inizio di dicembre in un’intervista a Umbria24 il presidente Alberto Figna, imprenditore, originario di Parma, 60 anni ancora da compiere -. Ma a causa dei rumori prodotti dalle nostre macchine di lavorazione il giudice vuol farcelo chiudere rifacendosi a una legge del 1948». Ora il tono di Figna è decisamente più rilassato: «Sono soddisfatto – dice a Umbria24 – perché ancora una volta abbiamo dimostrato che le imprese che sanno stare nel territorio sanno anche farsi carico di impegni in contesti normativi diversi; con l’occasione ribadisco la grande attenzione della Molini al territorio».

LA VICENDA

Chiodini soddisfatto «È un epilogo davvero positivo – spiega a Umbria24 il sindaco Giacomo Chiodini – per una vicenda legale lunga e complessa che negli ultimi mesi era arrivata a un livello di conflitto molto alto, con l’azienda che rischiava di fatto la chiusura. Molti i ringraziamenti da fare. Innanzitutto al prefetto di Perugia Claudio Sgaraglia che è riuscito in una mediazione difficile tra le parti, che come sindaco avevo più volte in passato tentato senza successo. Un grazie ai lavoratori del Molino per la compostezza della loro protesta nelle scorse settimane: a tutti loro e ai loro familiari i migliori auguri per il nuovo anno, che sarà sicuramente più sereno. Un plauso ai vicini del comitato che hanno trovato un compromesso non semplice al termine di una battaglia sui livelli di rumorosità, durata almeno dieci anni, che riconsegna oggi alla comunità di Magione un’azienda che ha migliorato in maniera straordinaria i propri standard acustici. Complimenti vanno all’imprenditore Alberto Figna per la qualità del lavoro che l’azienda riesce a esprimere sul panorama nazionale e non solo. In ultimo va riconosciuto il valore dell’emendamento di legge proposto dal senatore Luca Briziarelli nel tentare di rimuovere la problematica civilistica venutasi a creare».

I commenti sono chiusi.