martedì 20 novembre - Aggiornato alle 21:22

Meno sportelli e dipendenti e più online: così cambia il mondo bancario umbro. Cresce divario tra imprese

I dati di Bankitalia mostrano un settore che si sta riorganizzando. Finanziamenti, forte gap tra grandi e picccoli

Uno sportello bancario

di Daniele Bovi

Meno sportelli, meno personale e un ricorso maggiore alle possibilità offerte da Internet. Una sezione del rapporto sull’economia dell’Umbria presentato, nei giorni scorsi, dalla filiale di Perugia di Banca d’Italia, è dedicato al settore del credito regionale. Un mondo dove prosegue il processo di riassetto anche della rete. Alla fine del 2017 erano presenti nella regione 36 banche, delle quali 4 con sede in Umbria e 10 appartenenti ai principali gruppi nazionali. Realtà che nel complesso stanno razionalizzando la loro rete; in un anno il numero di sportelli è passato da 493 a 458, mentre nel 2015 erano 511. Un calo più intenso rispetto al resto del paese, che però non ha mutato il livello di bancarizzazione della regione, che rimane elevato (52 sportelli ogni 100 mila abitanti.

BANKITALIA: ANCHE LA RIPRESA DIVIDE LA REGIONE

VIDEO – BANKITALIA: «RIPRESA DIVIDE L’UMBRIA»

Dipendenti Oltre duecento in meno poi i dipendenti: se nel 2016 ce n’erano dietro gli sportelli 3.626, un anno dopo il numero era di 3.461. Il calo più forte c’è stato in provincia di Perugia (da 2.830 a 2.671), mentre in quella di Terni il dato è rimasto sostanzialmente stabile (da 797 a 790). A fronte di questo ridimensionamento della rete fisica si riscontra un aumento del ricorso a canali alternativi: alla fine dell’anno scorso infatti quasi la metà della popolazione era titolare di un contratto di internet ranking, mentre la percentuale di bonifici online sul totale degli ordini eseguiti superava il 60 percento. In netta espansione risulta poi la crescita dei Pos: oggi ce ne sono 64 ogni mille abitanti (in tutto oltre 57mila), un valore doppio rispetto a quello di fine 2012.

EXPORT, UMBRIA HA PERSO UN QUARTO DELLE QUOTE

La domanda Com’è andato invece l’anno che si è chiuso per quanto riguarda i prestiti? I numeri nel complesso sono positivi visto che si parla di un aumento del 2,5 percento dei crediti concessi, il che riflette la necessità di ‘ossigeno’ delle aziende più grandi e delle famiglie. Ciò è anche il risultato di condizioni di accesso migliori, ma il problema è che a risultare penalizzate sono le imprese più piccole: se per queste ultime la flessione è stata del 2,6 percento, per le medio grandi c’è stato un +2,7 percento. Uno scarto notevole (molto più ampio di quello medio italiano, 1,1) in un settore, il credito, che «è uno di quelli in cui il divario aumenta di più; è un motore – è stato detto durante la presentazione del rapporto – che allarga le disuguaglianze». E l’incremento dei finanziamenti in particolare si registra per le banche non appartenenti ai primi cinque gruppi nazionali.

INVESTIMENTI, SPESA DELLA PA IN FORTE CALO

Le sofferenze A livello settoriale, sono la manifattura e i servizi a trainare la domanda, mentre a soffrire ancora è il mondo delle costruzioni, tra i più colpiti dalla crisi in Umbria. Un dato positivo è poi la propensione a erogare finanziamenti alle imprese classificate come sane e vulnerabili, tornata ai livelli prossimi a quelli pre-crisi; per quelle rischiose invece, rimane su valori molto bassi. E proprio questa selettività, insieme alle condizioni migliori di cui si parlava prima, hanno portato a un ulteriore miglioramento della qualità dei finanziamenti concessi. Nel 2017 infatti il flusso dei crediti deteriorati è diminuito (-3,1 percento), anche se l’incidenza sullo stock complessivo rimane elevata: 23,4 percento, ma quasi un terzo (32 percento) se si guarda alle imprese. In termini assoluti si parla in tutto di 3,4 miliardi contro i 3,6 del biennio precedente. Dai dati emerge anche la pulizia fatta nei bilanci delle banche: nel 2017 sono stati stralciati 540 milioni di crediti e, anche grazie alla garanzia pubblica per la cartolarizzazione offerta nel 2016, quasi 600 milioni sono stati ceduti.

Twitter @DanieleBovi

I commenti sono chiusi.