sabato 22 settembre - Aggiornato alle 20:44

Investimenti, spesa delle amministrazioni locali umbre in forte calo. Il 40% dei Comuni in disavanzo

Bankitalia: tra il 2013 e il 2016 si passa da 3.500 euro pro capite ai 3.175. Per la sanità esborso 1.913 euro a testa

di Daniele Bovi

Nel corso degli anni che vanno dal 2014 al 2016 la spesa per investimenti delle amministrazioni locali umbre ha subito un forte calo. Il dato emerge dal rapporto sull’economia dell’Umbria nel 2017 presentato nelle scorse ore dalla filiale di Perugia della Banca d’Italia. Prendendo in considerazione la spesa in conto capitale delle amministrazioni, la percentuale è scesa dell’8,8 per cento ogni anno, riflettendo in particolare la diminuzione degli investimenti fissi (-9,5), che rappresentano quasi il 70 per cento del totale; un dato che dimostra come i tagli agli enti locali abbiano inciso la carne viva. E la dinamica, secondo Bankitalia, nel 2017 si sarebbe accentuata. Prendendo in considerazione solo il periodo 2014-2016, la spesa primaria pro capite (il 40 per cento riguarda gli stipendi dei dipendenti) è calata del 3 per cento all’anno, con un livello sceso al di sotto di quello medio delle altre Regioni a statuto ordinario: se si allarga lo sguardo fino al 2013, si passa dai 3.500 euro ai 3.175 del 2016.

BANKITALIA: ANCHE LA RIPRESA DIVIDE LA REGIONE

Comuni in disavanzo Da non dimenticare che dal 2016 gli enti territoriali sono soggetti a una nuova regola di finanza pubblica incentrata sul principio del pareggio di bilancio (superando così il Patto di stabilità interno); una norma che avrebbe dovuto stimolare gli investimenti e invece, nota Bankitalia, almeno per il momento questo impulso non c’è stato. Di sicuro c’è che molti Comuni hanno risentito delle condizioni finanziarie sfavorevoli: basti pensare che nell’ultimo biennio il 40 per cento dei municipi umbri ha evidenziato un disavanzo (quasi il 70 per cento di quelli tra i 10 mila e i 20 mila abitanti), almeno in parte imputabile alle nuove regole sulla contabilità armonizzata. Ovviamente a fare la parte del leone, per quanto riguarda la spesa delle amministrazioni locali, sono le Regioni a causa della grandissima fetta di bilancio assorbita dalla sanità.

EXPORT, UMBRIA HA PERSO UN QUARTO DELLE QUOTE

Sanità In Umbria dal 54 percento del 2012 si è passati al 61, con una valutazione positiva del servizio offerto da parte degli utenti. Nel triennio dal 2014 al 2016 l’aumento è stato dell’1,1 per cento annuo, con una spesa che si attesa sui 1.913 euro a testa, in linea con la media nazionale. E se la cifra impiegata per il personale è rimasta stabile grazie al contenimento degli organici, a crescere in modo importante è stata quella per l’acquisto di beni (da 289 milioni nel 2014 a 335 nel 2016) anche in connessione al maggior ricorso a forme di distribuzione diretta di medicinali e all’incremento della spesa farmaceutica ospedaliera. Una dinamica che nel 2017, stando ai dati provvisori, non sarebbe mutata dato che si registrano costi di gestione in crescita del 3,1 percento mentre quelli per il personale risultano invariati.

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Sgalla Commentando l’intero rapporto di Bankitalia il segretario regionale della Cgil Vincenzo Sgalla parla di dati che «confermano le difficoltà dell’Umbria». «La fotografia scattata da Bankitalia testimonia come, a fronte della ripresa internazionale in atto, nella nostra regione continuino ad aumentare le disuguaglianze, cresca la povertà e si precarizzi il lavoro. C’è poi un dato che sospettavamo da tempo: la legge Calenda (industria 4.0), che incentiva giustamente l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese attraverso super e iper ammortamenti, ha avuto nella nostra regione un impatto molto limitato, con “quote inferiori alla metà di quelle rilevate nel resto del Paese”. Questa è la dimostrazione di come un sistema delle imprese in difficoltà e una politica economica regionale non all’altezza ci abbiamo fatto perdere molto terreno. Ecco perché non c’è lavoro in Umbria, soprattutto per i giovani diplomati e laureati nella nostra regione». Tutti motivi per cui Sgalla rilancia la piattaforma presentata giorni fa insieme a Cisl e Uil. «Proposte – conclude – che da tempo abbiamo messo a disposizione di un confronto che non è mai veramente partito e del quale la presidente della Regione Catiuscia Marini ha piena responsabilità».

Twitter @DanieleBovi

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