mercoledì 23 ottobre - Aggiornato alle 23:19

Infortuni e morti sul lavoro, Umbria maglia nera in Italia: aumento record da inizio anno

Inail: tra gennaio e aprile oltre 3.500 denunce (+8%) e nove deceduti (+22%). Spesso sono ultra 50enni. Cgil: «Numeri drammatici»

Gli inquirenti sul luogo dell'incidente (foto ©️Fabrizio Troccoli)

di Ivano Porfiri

Due morti e quasi 300 denunce in più rispetto a un anno fa. L’Umbria è la maglia nera per aumento di incidenti sul lavoro in questi primi mesi del 2019. Ad attestarlo sono i dati diffusi dall’Inail che, come ogni anno, traccia un bilancio al 30 aprile. Anche in un quadro nazionale con tendenza in aumento (+2,4% di infortuni e +5,9% di morti), infatti, la nostra regione fa segnare +8% di denunce di incidenti e +22% di deceduti.

I numeri Nel solo mese di aprile le denunce di infortuni sono state in Umbria 789 contro le 775 dello scorso anno. In quadrimestre si chiude, invece, a 3.532, 281 in più rispetto alle 3.251 del 2018, un +8% che è l’aumento maggiore tra tutte le regioni italiane. Del totale, 2.794 in provincia di Perugia e 738 in quella di Terni. Quasi tutti (3.207) sono avvenuti sul luogo di lavoro mentre solo 325 nel tragitto tra casa e lavoro. In particolare, 610 degli incidenti sono avvenuti nell’Industria, 344 nell’Artigianato, 545 nel terziario, 268 in Agricoltura (unico settore con indice in lieve calo) e 809 a lavoratori statali.

Identikit degli infortunati Le vittime sono per la gran parte di nazionalità italiana: 3.018, contro 156 di paesi dell’Unione europea e 358 extracomunitari. I due terzi sono maschi: 2.227 contro 1.305 femmine. La fascia d’età più colpita è quella che va dai 45 ai 60 anni, ma ci sono anche molti giovani.

Morti bianche Come detto, in preoccupante aumento anche i morti sul lavoro. Dei 9 deceduti tra gennaio e aprile (6 in provincia di Perugia e 3 in quella di Terni), 5 erano sul luogo di lavoro, di cui 2 su un mezzo di trasporto, 4 invece nel tragitto tra casa e lavoro. Due erano artigiani, 1 del terziario, 3 agricoltori e 1 di un altro settore non specificato. Tutti erano maschi e di nazionalità italiana. Uno tra i 40 e i 44 anni, 6 tra i 50 e 59 anni, uno tra i 70 e i 74 e un ultra 75enne. Fascia di età medio-alta, dunque, con lavoratori spesso impiegati senza gli adeguati sistemi di sicurezza.

Cgil: «Numeri drammatici» «Sono numeri drammatici che non possono passare sotto silenzio – commenta Vincenzo Sgalla, segretario generale della Cgil dell’Umbria – Numeri che abbiamo portato lo scorso 10 maggio, insieme a Cisl e Uil, all’attenzione del prefetto di Perugia, Claudio Sgaraglia, chiedendo interventi straordinari, perché evidentemente quelli ordinari non bastano più, e un impegno molto più forte da parte delle associazioni datoriali a partire da Confindustria». La Cgil torna a chiedere dunque «l’immediata convocazione di un tavolo con le parti sociali e gli enti preposti alla sicurezza sul lavoro». «Purtroppo – aggiunge Sgalla – dobbiamo constatare che le scelte del governo vanno in una direzione opposta e preoccupante. infatti, il cosiddetto Sblocca Cantieri e addirittura l’ipotesi di sospensione del Codice degli Appalti rischiano di farci fare un salto indietro clamoroso, con inevitabili ripercussioni sia in tema di legalità che di sicurezza sul lavoro. Al contrario – conclude il segretario Cgil – quello che serve all’Umbria è proprio una nuova legge sugli appalti, contro il massimo ribasso, per restituire dignità e centralità al Lavoro».

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