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sabato 8 agosto - Aggiornato alle 17:11

In Umbria pensioni poco meno della metà della popolazione: superano i lavoratori

I dati forniti dalla Cgia di Mestre: siamo a 403 mila contro 355mila contratti lavorativi

di Maurizio Troccoli

Il covid ha determinato il sorpasso dei pensionati sui lavoratori. L’ha rivelato la Cgia di Mestre in uno studio che fotografa anche la situazione dell’Umbria con il dato in rosso. In Italia parliamo di 23 milioni di pensioni a fronte di 22,77 milioni di buste paga attive, quindi al netto di disoccupati e cassaintegrati. Va subito precisato che le pensioni sono superiori ai pensionati per la semplice ragione che spesso un pensionato percepisce più di una pensione.  Guardando al dato umbro abbiamo 403mila pensioni contro 355 mila buste paga, cioè 48mila in più. Si tenga conto che la regionale è di 882 mila persone nel rilevamento 2019 e quindi, poco meno della metà è il numero delle pensioni erogate. Dati in negativo sia nella provincia di Perugia che in quella di Terni. Le pensioni in provincia di Perugia sono 296mila mentre 270mila i contratti, nel ternano invece parliamo di 107 mila pensioni contro 85mila lavoratori. Fa compagnia all’Umbria, con un saldo negativo, anche la regione Marche, nell’area del Centro Italia, tuttavia con un margine inferiore , cioè -22 mila.

Sorpasso «Il sorpasso è avvenuto in questi ultimi mesi. Dopo l’esplosione del Covid, infatti, è seguito un calo dei lavoratori attivi. Con più pensioni che impiegati, operai e autonomi, in futuro – è scritto nel report di Cgia Mestre – non sarà facile garantire la sostenibilità della spesa previdenziale che attualmente supera i 293miliardi di euro all’anno, pari al 16,6 per cento del Pil. Con culle vuote e un’età media della popolazione sempre più elevata, nei prossimi decenni avremo una società meno innovativa, meno dinamica e con un livello e una qualità dei consumi interni in costante diminuzione».

Invecchiamento Sebbene gli effetti della crisi dovuta al Covid avranno un impatto molto negativo dal punto di vista occupazionale, è evidente che il progressivo invecchiamento della popolazione italiana sarà un altro grosso problema con il quale fare i conti. Afferma il segretario della Cgia Renato Mason: «Negli ultimi anni gli imprenditori stanno cercando personale altamente qualificato o figure caratterizzate da bassi livelli di competenze. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono strutturali a causa dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro, i secondi, invece, sono posti di lavoro che spesso i nostri giovani, peraltro sempre meno numerosi, rifiutano di occupare e solo in parte vengono coperti dagli stranieri. Una situazione che con la depressione economica alle porte potrebbe assumere dimensioni più contenute, sebbene in prospettiva futura la difficoltà di incrociare la domanda e l’offerta di lavoro rimarrà una questione non facile da risolvere».

I dati Ovviamente, le situazioni più problematiche si registrano nelle aree dove l’età media è più avanzata. A livello regionale quella più elevata si trova in Liguria (48,46 anni medi). Subito dopo scorgiamo il Friuli Venezia Giulia (47), il Piemonte (46,54), la Toscana (46,52) e l’Umbria (46,49). A livello provinciale, invece, la realtà più “vecchia” d’Italia è Savona (48,85 anni medi), seguono Biella (48,70), Ferrara (48,55), Genova (48,53) e Trieste (48,39). Le più giovani, invece, sono Bolzano (42,30), Crotone (42,18), Caserta (41,35) e Napoli (41,31).

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