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lunedì 30 gennaio - Aggiornato alle 06:48

«In Umbria lavora chi fugge: chi rimane è precario e sottopagato, politica distratta»

Congresso Cgil, Claudio Cipolla: «Stop arretramento economico e sociale, no a scelte industriali esclusivamente in capo ai privati»

«I dati sono allarmanti. Poco lavoro e molta disoccupazione. Giovani che fuggono dall’Umbria. Chi rimane è disoccupato e se lavora, nella maggior parte dei casi è precario, sottopagato e/o sfruttato. Serve rivedere le norme sul mercato del lavoro, ridare centralità ai contratti nazionali, fare, una volte per tutte, la legge sugli appalti. Solo agendo in modo deciso su questo si può evitare la frammentazione, la precarietà e l’umiliazione giornaliera di molte lavoratrici e lavoratori, sottoposti a part-time involontari, a contratti pirata, a forme di lavoro ‘grigio’, dietro il ricatto ‘o è cosi o chiamo un altro’. Questo non è degno di una comunità civile». Durissime  e pungenti le parole di Claudio Cipolla, segretario della Cgil di Terni che affida a Umbria24 alcune riflessioni figlie della fase congressuale che il sindacato sta attraversando.

Lavoro «Chi ha in mano gli strumenti per governare questo territorio deve intervenire per ridare dignità al lavoro. Come serve un salto di qualità delle associazioni datoriali che non possono sempre e solo mendicare aiuti ed attenzioni per le imprese, in modalità corporativistica e senza inserire lo sviluppo dell’impresa dentro un benessere più generale, che riguarda anche cittadine, cittadini, ambiente e qualità del lavoro e della vita. Senza un lavoro dignitoso, normalmente pagato e qualitativamente sopportabile, non si qualifica la crescita economica e sociale di una comunità. La situazione è più grave di quanto sembri. Forse non abbiamo ancora piena consapevolezza delle difficoltà che dovremo affrontare nei mesi futuri. Le persone, già oggi, stanno peggio e hanno visto in questi ultimi anni, a causa delle crisi economiche e della crisi pandemica, un arretramento che ha determinato un peggioramento della condizione di vita e di lavoro. Quanto si sta determinando, anche per le speculazioni collegate alla guerra, genererà un ulteriore difficoltà, che vedrà un precipitare della situazione se non si interviene rapidamente con nuove e diverse scelte politiche, a partire dall’Europa, dal governo nazionale, ma anche da parte della Regione».

Terni «L’Umbria – ammonisce Cipolla – sta subendo gli effetti peggiori di questa crisi e, all’interno della regione il territorio del Ternano marca con più evidenza queste difficoltà. Piu volte abbiamo messo in evidenza attraverso Ires (il nostro istituto di ricerca) queste difficoltà: l’andamento demografico della popolazione (l’Umbria si spopola e tendenzialmente invecchia); i giovani fuggono da questo territorio perché non offre lavoro e futuro; la disoccupazione è in aumento, soprattutto quella femminile; e crescono le ore di cassa integrazione. Questo porta a un reddito pro capite medio che si abbassa, molte famiglie sono ormai scese sotto la soglia di povertà. Un terzo di lavoratori e pensionati vive con un reddito sotto i 1000 euro. Una fotografia preoccupante, che indica la necessità di un nuovo e diverso modello economico, produttivo, lavorativo e sociale, per invertire questo declino che rischia di essere irreversibile. Ma purtroppo le scelte politiche territoriali segnano il passo e non stanno rispondendo ai reali bisogni dei cittadini. È anche questa non rispondenza dell’azione politica, tra esigenze e scelte che non si fanno, che sta contribuendo alla disaffezione e alla rassegnazione che alimentano una crisi di rappresentanza che ci attraversa ormai da anni».

Siderurgia, chimica e agroalimentare Il segretario si concentra sui settori produttivi più rappresentativi del territorio: «Siamo dentro un grande processo di trasformazione. Serve una nuova visione del modello di sviluppo ternano. Competenze, storia e qualità dei prodotti e delle produzioni rappresentano il punto fermo da cui ripartire. I settori sidero-meccanico, chimico ed agroalimentare ancora rappresentano una fonte fondamentale di ricchezza territoriale. Siamo in ritardo su investimenti pubblici e privati e nelle scelte politiche capaci di dare quella prospettiva ed orizzonte per far essere il territorio ternano, attraverso un vero laboratorio di sviluppo sostenibile, in linea con gli obiettivi che ci indicano l’Europa e l’Onu. Significa investire nella progettazione dei prodotti, nei processi e nei cicli produttivi. Produrre in  modo ambientalmente e socialmente sostenibile, ridurre consumi e scarti, ragionare di recupero, riuso e riutilizzo dei materiali: su questo servono programmi e prospettive chiare nei settori fondamentali. Perciò: piano industriale per Ast, futuro dell’automotive, rilancio e centralità del polo chimico, valorizzazione dell’agroalimentare devono rappresentare le direttrici di azione. Troppe sono le assenze politico-istituzionali su questi temi. Troppe sono le ‘distrazioni’ che lasciano spazio alle iniziative private, che, senza linee guida definite, stanno compiendo scelte unilaterali di ridisegno complessivo del proprio assetto produttivo e lavorativo, scelte che spesso hanno ricadute pesanti sul lavoro sia in termini occupazionali che in termini salariali e di diritti. Le scelte di politica industriale, dentro gli obiettivi 2030 di sviluppo sostenibile, non possono essere totalmente ‘subappaltate’ ai privati che agiscono solo in funzione dei propri interessi, senza una visione generale e comunitaria di attenzione territoriale e di risposta generale all’insieme della comunità».

Salute Tema dei temi, la sanità e senza mezzi termini Cipolla afferma: «Il Piano regionale non va bene. Accentra, favorisce il privato e allontana la sanità dal territorio. È un piano che non risponde alle vere esigenze delle cittadine e dei cittadini. Pensiamo che occorra investire nel territorio, rafforzando la sanità territoriale, investendo nella prevenzione, potenziando la cura e strutturando in modo efficace il post cura. Nuove strutture ospedaliere, case di comunità e un grande investimento sul personale rappresentano quel salto di qualità che può consentirci di prendere in carico realmente le persone e,  attraverso una vera e reale integrazione territoriale, fornirgli un servizio di cura e assistenza qualitativamente avanzato. Liste di attesa, mancata garanzia delle cure per tutti e mobiltà sanitaria regionale, spesso insostenibile, rappresentano i nodi ormai diventati intollerabili. Le persone sono stanche e chiedono una nuova e diversa gestione, capace di rispondere in modo diverso a un diritto fondamentale come quello alla salute».

La politica e il sindacato Ma più in generale Cipolla pungola i decisori politici: «Quale idea di sviluppo hanno istituzioni? Quanti e quali progetti si mettono in campo per capitalizzare al massimo le risorse europee a partire dal Pnrr? Quali i nuovi impegni dei gruppi industriali e produttivi su Terni? Quale nuova idea di sviluppo si sta mettendo in campo? Che idea abbiamo di trasporti, gestione dei rifiuti, organizzazione dei servizi? Come integriamo i settori di lavoro non tradizionali, soprattutto nel terziario, alla crescita ed allo sviluppo territoriale? Purtroppo sembra che si proceda alla giornata, senza una visione, senza un progetto, senza una regia e lasciando all’illuminato imprenditore di turno la libertà di dire e fare tutto ed il contrario di tutto, senza garanzie certe per il bene del territorio e delle persone che ci vivono e lavorano. Tra le nostre priorità, al primo posto c’è la necessità di aumentare i salari e difendere i redditi da lavoro e da pensione. Rafforzare la contrattazione, fare una seria riforma fiscale progressiva e redistributiva tra chi ha di più e chi ha di meno. Rimettere al centro la sicurezza nei luoghi di lavoro, ridurre il precariato e rivedere gli orari di lavoro. Rimettere al centro un nuovo stato sociale e diritti di cittadinanza, sanità, istruzione, legge per la non autosufficienza, inclusione, integrazione. Affrontare seriamente una nuova riforma previdenziale che preveda i 41 anni di contributi o 62 anni di età per accedere al diritto pensionistico. Queste sono le cose che chiediamo da tempo, dentro un quadro generale più ampio, dove servono politiche capaci di ridurre realmente le disuguaglianze che le crisi hanno prodotto».

Il congresso «La Cgil – racconta ancora il segretario ternano – da tempo sta intensificando la propria azione, caratterizzata dal rapporto diretto con lavoratrici-lavoratori, pensionate-pensionati, cittadine e cittadini. Non stiamo solo dicendo ciò che non va e facendo da megafono al malcontento delle persone, ma stiamo, insieme alle persone che rappresentiamo, avanzando proposte su diversi temi che possono portare, se affrontati nel modo dovuto, a un punto di svolta decisivo per cambiare direzione. La Cgil si è già impegnata e ha già prodotto nel territorio molte iniziative. Chiediamo politiche precise capaci di rispondere alle persone in carne e ossa. Su questo intendiamo rilanciare anche un’azione di presenza capillare nel territorio e nei luoghi di lavoro, molto più intensa di quanto fatto fino ad oggi. La Cgil c’è, con le sue iniziative, la sua autonomia, le sue proposte e il suo ruolo contrattuale. Continueremo a rappresentare il disagio di lavoratrici, pensionati e cittadini mettendo in campo proposte, costruendo iniziative e svolgendo il nostri ruolo contrattuale, di rappresentanza e di tutela collettiva ed individuale. Le nostre sedi vogliono continuare a essere un punto fondamentale di riferimento, di ascolto, di soluzione di problemi individuali e collettivi, ma soprattutto di unificazione  e promozione di un’azione generale per trasformare in modo più equo e giusto questa società. Punto di riferimento importante dove molti ripongono fiducia e speranza. Noi continueremo a essere un soggetto negoziale e di rappresentanza che intende con coerenza proseguire e rafforzare il rapporto di fiducia con le persone che rappresenta, attraverso la trasparenza, la serietà e la tenacia nel rappresentare i problemi reali, farli diventare sentire comune, mettere in campo proposte e provare insieme a cambiare realmente questo paese, questa comunità, con un’idea di equità e giustizia sociale che risponde principalmente a chi, purtroppo, dentro questa complessità, è più esposto alle crisi e quindi più fragile».

 

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