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sabato 1 ottobre - Aggiornato alle 00:11

Imprese a Terni, Cna Umbria rassicura: «Tra le difficoltà le aziende resistono»

Problemi principali caro energia e materie prime. Chiesto a maggioranza di «rivedere il reddito di cittadinanza»

«Le difficoltà ad andare avanti sono aumentate in maniera esponenziale, ma nel complesso le imprese della provincia di Terni combattono e resistono».  La conferma arriva dal focus sul territorio ternano realizzato dall’Osservatorio economico messo in piedi da Cna Umbria. Sono state prese in esame 263 imprese di diverse dimensioni, di cui 103 del settore manifatturiero, 80 delle costruzioni e altre 80 dei servizi. I problemi riscontrati da tutte le imprese riguardano il caro energie e l’approvvigionamento delle materie prime. Anche se le strategie principale per sopperire alle difficcoltà sono la riduzione di costi sembra al momento non esserci rischio licenziamenti. Già pronte dalle imprese locali le richieste al futuro governo e tra questa una «revisione sostanziale del reddito di cittadinanza».

Lo scopo dello studio «Il focus sulla provincia di Terni, e in particolare sull’area Terni/Narni e Orvieto/Fabro – ha specificato Mirko Papa, presidente della Cna territoriale –, ha riguardato anche imprese di maggiori dimensioni considerata la specificità di un territorio che vede la presenza di diverse multinazionali e grandi imprese. Lo scopo è quello di avere basi scientifiche sulle quali costruire proposte da avanzare alle istituzioni locali».

Problema costo energia e materie prime «Anche in questo territorio – ha aggiunto Laura Dimiziani, referente della Cna di Terni – i problemi maggiori e contingenti sono rappresentati dai costi dell’energia e delle materie prime. A differenza della media regionale, qui a Terni la percentuale di imprese che lamenta un allungamento dei tempi di pagamento da parte dei clienti e problemi legati alla cessione dei crediti è più alta (oltre il 20%). Lo stesso per quanto riguarda l’accesso al credito, che è un problema per il 7,6% delle imprese intervistate (contro il 5% della media in Umbria). Anche qui, inoltre, si fanno sentire le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime».

Fatturati delle aziende prese in esame «La principale strategia difensiva messa in atto dalle imprese intervistate è la riduzione dei costi non essenziali, ma anche in questo territorio è molto bassa (meno del 5%) la percentuale di imprese che prevede di ricorrere ai licenziamenti – dice in un comunicato la Cna -. I fatturati, che nel primo semestre del 2022 sono stati stabili o in crescita per l’87% delle aziende, hanno registrato un calo per 13 imprese su 100 (più della media regionale). Le stime sui fatturati per il prossimo anno vedono una previsione di crescita per il 43% delle imprese intervistate, una situazione invariata per il 31% del campione e una possibile riduzione per il 26%. Per quanto riguarda le assunzioni, oltre il 20% delle imprese prevede di farne una o più nei prossimi mesi».

Le richieste al prossimo governo «Le imprese del campione – ha proseguito Papa – hanno manifestato una serie di esigenze:  innanzitutto la riduzione dei costi energetici nel più breve tempo possibile (67%), un taglio del cuneo fiscale a favore dei lavoratori (oltre il 50%), la riforma del fisco (30%) e l’introduzione di misure ad hoc per la micro impresa (30%), specialmente nel territorio ternano molto focalizzato su aziende di grandi dimensioni. In maggioranza, le imprese chiedono una revisione sostanziale del reddito di cittadinanza»

Proposte alle istituzioni locali «Tenuto conto che l’assessore regionale allo sviluppo economico, Michele Fioroni, anche su nostra sollecitazione, ha già annunciato che i prossimi bandi riguarderanno incentivi alla realizzazione di impianti di energie rinnovabili, noi – ha concluso il presidente della Cna di Terni – crediamo che i Comuni, a cominciare da quelli più grandi, debbano utilizzare il rilascio di nuove autorizzazioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici per la produzione di energia conto terzi per stimolare e sostenere la riqualificazione delle aree industriali dismesse e la rigenerazione di quelle con maggiori problemi»,

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