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mercoledì 27 gennaio - Aggiornato alle 21:42

Impianti Treofan Terni fermi, lavoratori: «Il silenzio in fabbrica spezza il cuore»

Lettere di licenziamento sempre più vicine e il blocco per emergenza Covid in questo caso non serve: dipendenti stanchi

di M. R.
Le telecamere di Rai1 nello speciale Tv7 dedicato alle centinaia di vertenze aperte sul tavolo del ministero dello Sviluppo economico portano fin dentro la fabbrica Treofan di Terni e una lavoratrice passeggiando tra gli impianti dice: «In condizioni normali qui non riusciremmo a parlare e avremmo delle cuffie per isolarci dal forte rumore delle macchine, invece regna un silenzio assordante, un silenzio che spezza il cuore». C’è chi non riesce a trattenere le lacrime.
Polo chimico È il silenzio dell’inattività di una fabbrica in salute ma nonostante questo messa in liquidazione, con commesse in agenda che Jindal assegna ad altri stabilimenti svuotando lo stabilimento di materie prime, lavoro, ma anche prestigio e storia, sulla scia di una lenta morte dell’industria chimica ternana, ben riassunta in uno degli striscioni esposti ai cancelli che accompagnano la vertenza: 1963 premio Nobel a Giulio Natta; 2010 chiusura Basell: 2013 chiusura Meraklon; se non si evita l’epilogo Treofan sarà il funerale del Polo chimico. Nel servizio tv, a dare numeri da brivido è Davide Lulli della Rsu Filctem Cgil.
Jindal Mancano ancora 28 giorni prima delle notifiche dei licenziamenti per i 142 dipendenti coinvolti, tempo che solo le istituzioni, scondo le strategie dichiarate, possono sfruttare per far sì che la multinazionale indiana rinunci alla messa in liquidazione e conceda ad altri la possibilità di rilevare lo stabilimento che produce pellicola per alimenti, tabacchi e cosmetici. Ma il disegno Jindal già dai tempi dell’acquisizione nel 2018 era volto proprio ad eliminare la concorrenza; per invertire la rotta dunque, servono molto più che solidarietà e volontà politiche ma le maestranze avvertono: «La sconfitta sarebbe per l’intero Paese». Proprio così.
Treofan Terni Da Battipaglia, l’abbraccio di chi ci è già passato: «Nel 2010 – la testimonianza di una lavoratrice – in quell’atrio ricordo l’attesa e l’emozione per un colloquio di lavoro che mi avrebbe portato a lavorare in una grande azienda. Oggi vedere questo mi fa solo rabbia. Avete tutta la mia solidarietà, tenete duro Possiamo capire cosa si prova». La lotta a difesa del sito ormai da due anni segna la vita di quei lavoratori, molti con figli piccoli, qualcuno addirittura in attesa di nuovi, ma lo sconforto sta per prendere il sopravvento. Ritrovarsi in presidio ogni mattina, sfidando anche le più basse temperature è difficile se notizieche scaldano il cuore tardano ad arrivare.

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