mercoledì 16 ottobre - Aggiornato alle 17:18

‘Il Luppolo: una nuova eccellenza del Made in Italy’: convegno a Citerna

Sabato 12 ottobre alle 16: «La scommessa è costruire la filiera italiana dai campi alla birra»

C’è una nuova eccellenza nel panorama delle produzioni agricole del nostro territorio: il luppolo. La rivoluzione del gusto della Birra artigianale si può arricchire di un nuovo ingrediente di alta qualità, a chilometro zero e al 100% italiano. La Rete di Imprese Luppolo Made in Italy è arrivata al secondo anno di attività e sabato 12 ottobre a Citerna, presso il Teatro comunale a partire dalle ore 16 presenterà i dati del primo raccolto nell’iniziativa “Il Luppolo: una nuova eccellenza del Made in Italy”. Si tratta di un convegno sui risultati raggiunti dal progetto “Luppolo Made in Italy” finanziato dalla Misura 16.2.1 sulla cooperazione e innovazione delle Reti di nuova costituzione del Piano di Sviluppo Rurale della Regione Umbria. Il convengo è organizzato nell’ambito della manifestazione “La Bisaccia del Tartufaio” in collaborazione con la Pro Loco di Citerna.

Alta qualità È Enrico Prenni, responsabile tecnico dei prototipi, che anticipa i dati della prima, seppur limitata, produzione di Luppolo: «Siamo veramente molto soddisfatti e quasi sorpresi dalla qualità del prodotto, sia in termini di alpha acidi che di ricchezza e quantità degli olii presenti nella luppolina dei nostri fiori, anche se si tratta comunque del primo anno e la piena produzione e la stabilità di un Luppoleto si raggiunge solo al terzo anno, quindi siamo ancora cauti ma molto ottimisti». Stefano Fancelli, presidente della Rete, spiega la strategia: «Costruire la Filiera del Luppolo italiano è la scommessa della Rete Luppolo Made in Italy, una sfida che sta suscitando sempre più interesse e attenzione da parte delle imprese agricole e delle multinazionali del settore».

Luppolo bio Il Luppolo infatti è una commodity agroindustriale ad altissimo valore aggiunto, i quasi 60.000 ettari di produzione nel mondo producono più di tre miliardi di fatturato: una produzione di nicchia ma di altissima qualità, che nel nostro paese è ancora molto poco diffusa. Franco Sediari, componente del Coordinamento della Rete aggiunge: «Per fare Luppolo occorrono alti investimenti e una forte capacità organizzativa, oltre a una lungimirante attività di ricerca per avere un prodotto made in italy di alta qualità capace di conquistare una fetta importante del mercato mondiale». Il progetto di Luppolo Made in Italy è attento alla sostenibilità ambientale e alla qualità delle produzioni, come ricorda Luca Stalteri, responsabile agronomico della Rete e produttore Biologico: «Il nostro obiettivo più ambizioso è fare dell’Umbria la più importante regione del mondo per la produzione biologica di Luppolo, un’innovazione radicale del nostro panorama produttivo cui stiamo dando solide basi».

La rete La Rete Luppolo Made in Italy è formata da 13 tra aziende agricole, agroalimetari e di innovazione tecnologica in agricoltura. Ci sono i produttori biologici della Pro BIO, l’associazione dei produttori biologici Umbri che fanno riferimento all’AIAB, i tabacchicoltori del Gruppo Cooperativo Agricooper, c’è la preziosa partecipazione di un’azienda leader nel settore dell’innovazione per la salute e il benessere come ABOCA e altre realtà che si occupano di trasformazione e di food, come Bianconi Tartufi. Inoltre è di recente data l’ingresso nel progetto di Idroluppolo, un’azienda specializzata nelle coltura indoor, che si occupa di innovazione in agricoltura, in un ottica di AG4.0, precision farming e IOT in agricoltura: una start-up innovativa leader nel panorama europeo della coltivazione indoor del Luppolo. ABOCA non ha certo bisogno di presentazioni: è un’azienda leader nel mercato globale dell’erboristeria biologica e si sta rapidamente espandendo nel settore della salute. Il Lombrico Felice, Melagrani, Reno, Tenuta i Canta Lupi, La Rondine a Maccarello, Panta Res sono le aziende biologiche che stanno sperimentando la coltivazione del Luppolo in 6 luppoleti, di differenti superifci, per un totale di 1,8 Ha, collocati in condizioni di terroir e di pedoclima differenti e rappresentative della ricchezza del territorio umbro.

 

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