martedì 22 ottobre - Aggiornato alle 19:24

Grandinate tra Altotevere ed Eugubino-Gualdese, Coldiretti: «Danni ingenti»

L’associazione: «Da una prima ricognizione perdite fino al 50 per cento del grano in un anno già molto difficile»

La grandine caduta a Gubbio

La grandine è l’evento atmosferico più temuto dagli agricoltori in questo momento perché i chicchi si abbattono su cereali prossimi alla raccolta, su girasole, mais, frutta e verdura, provocando danni irreparabili alle coltivazioni mandando in fumo un intero anno di lavoro. È quanto sottolinea Coldiretti Umbria in riferimento alle forti grandinate di martedì su alcune zone della regione, a cominciare dall’Eugubino, Fossato di Vico e Alto Tevere.

Chicchi come noci La grandine, con chicchi grandi quasi come noci, accompagnata dal vento – riferisce Stefano Casoli, presidente di sezione della Coldiretti Gubbio – ha imperversato per lunghi minuti su buona parte del territorio comunale. Da un primo monitoraggio in alcuni terreni, risultano danni ingenti sul grano con perdite che potranno arrivare anche oltre il 50% del prodotto, ma c’è preoccupazione anche per mais e girasole, con caduta di foglie e piante compromesse.

Anno difficile Dall’inizio dell’anno sono oltre 200 le grandinate violente che hanno flagellato l’Italia con un aumento del 68% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno secondo una analisi della Coldiretti su dati Eswd. La nuova ondata di maltempo, tra l’altro – afferma Coldiretti – aggrava il conto dei danni nelle campagne in un 2019 segnato da forti anomalie con i primi mesi dell’anno particolarmente siccitosi ai quali ha fatto seguito un maggio freddo e bagnato ed un mese di giugno tra i più caldi di sempre.

Tropicalizzazione Si sta verificando una tendenza alla tropicalizzazione che – riferisce Coldiretti – si evidenzia con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.

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