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venerdì 9 dicembre - Aggiornato alle 17:30

«Giù le mani dalle nostre ferie», presidio alla Mignini: «Calo di commesse per errori aziendali»

Ritornano davanti ai cancelli i lavoratori come promesso, e l’azienda si fa viva: «Incontriamoci»

L’avevano promesso i lavoratori che non sentono ascoltati dall’azienda e sono ritornati davanti ai cancelli con un presidio. Denunciano che al calo di produzione si risponderebbe con il ricorso alle proprie ferie. E addebitano la responsabilità della crisi aziendale a scelte del management.

Il presidio I lavoratori della Mignini e Petrini di Petrignano d’Assisi, storica azienda che produce mangimi alimentari, con circa 80 dipendenti nel sito umbro (e altri 3 stabilimenti in Italia a Bologna, Napoli e Brindisi) attraverso i loro sindacati, Flai Cgil e Uila Uil, parlano di «immobilismo della proprietà a fronte di una situazione ogni giorno più insostenibile». «La perdita costante di fette di mercato sta rallentando fortemente la produzione, costringendo i lavoratori del sito umbro ad utilizzare il proprio monte ferie per far fronte alla fermate produttive, mentre in altri stabilimenti del gruppo, come Bologna, è già attiva la cassa integrazione – hanno spiegato i rappresentanti dei lavoratori nel corso del presidio -. Questo è dovuto ad una strategia commerciale a nostro parere sbagliata e a una politica aziendale che negli ultimi anni, dentro la pandemia, ha puntato tutto su esternalizzazioni e riduzione dei costi. È evidente – hanno aggiunto sindacati e Rsu – che serve un immediato cambio di rotta e per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione e indetto questo presidio». La settimana scorsa l’azienda, attraverso una nota ha rassicurato sulla «continuità produttiva e sullo sviluppo» chiedendo ai sindacati maggiore consapevolezza delle difficoltà generali e offrendosi disponibile a un incontro conefrmato lunedì mattina dopo il presidio. E’ infatti arrivata a stretto giro la convocazione di un incontro sindacale da parte dell’azienda. «Chiederemo prima di tutto il rispetto delle promesse fatte, a partire dalla reinternalizzazione di alcuni servizi – annunciano Flai Cgil e Uila Uil – e poi serve un piano di rilancio vero che scongiuri una crisi occupazionale che davvero non possiamo permetterci».

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