venerdì 19 luglio - Aggiornato alle 10:22

Fusione Bps-Banco Desio, presidio Cgil a Spoleto: «Impegni formali su occupazione»

Nel mirino anche il contratto integrativo scaduto da dodici anni e le relazioni sindacali

Il presidio Cgil davanti a Bps (foto Fabrizi)

di Chia.Fa.

«Chiediamo che la fusione Bps-Banco Desio non avvenga a porte chiuse, ma preveda un confronto serio e impegni sia sul fronte occupazionale che delle lavorazioni finora svolte nella direzione generale di Spoleto anche per l’intero Gruppo, come i mutui». Questa la richiesta portata in piazza Pianciani, davanti agli uffici della banca, dalle sindacaliste della Fisac-Cgil Isabella Caporaletti ed Elena Farina, la prima di Spoleto e l’altra di Desio.

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Presidio Cgil davanti a Bps Scopo dichiarato è ottenere dagli amministratori della capogruppo «impegni formali e quindi garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali a Spoleto e in Umbria»: soltanto in direzione generale si contano quasi 180 lavoratori. Ma in questo senso dai vertici di Bps e Banco Desio non sono arrivate risposte e, per questo, il sindacato minoritario della banca è sceso in piazza per un presidio che non ha coinvolto i lavoratori, regolarmente al lavoro mercoledì come previsto dalla legge che gli vieta di scioperare a metà settimana. Per il 7 e l’8 maggio è stata già convocata l’assemblea straordinaria degli azionisti di Bps chiamata proprio a deliberare la fusione per incorporazione dell’istituto di credito umbro. Se l’operazione preoccupa soprattutto Spoleto, l’agognato rinnovo del contratto integrativo non ancora centrato è, invece, una questione che interessa molto anche i dipendenti di Desio, rappresentati in piazza dalla Farina: «Il contratto integrativo – dice la sindacalista brianzola della Cgil – è scaduto da 12 anni, pur in presenza di risultati positivi negli anni precedenti conseguiti con l’impegno dei lavoratori; l’azienda è unica nel sistema a non aver rinnovato il contratto aziendale». Caporaletti e Farina criticano duramente anche le relazioni sindacali instaurate da Bps-Banco Desio, segnate da «una gestione paternalistica e antistorica», e chiedono di «aprire subito un confronto serio: noi chiediamo – dicono alla vigilia del presidio – che la banca risponda al velocissimo sviluppo tecnologico aumentando i servizi e non, come sta facendo, chiudendo sportelli e riducendo il personale».

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