martedì 26 marzo - Aggiornato alle 15:24

Formazione, in Umbria numero di centri triplo rispetto all’Emilia. Lavoro, legge quadro a giugno

Una sala di un centro di formazione

di Daniele Bovi

Circa 70 enti formatori in tutta l’Emilia Romagna, che ha 4,5 milioni di abitanti mentre l’Umbria meno di uno, e oltre 230 nel Cuore verde. Una sproporzione della quale si è parlato anche venerdì durante l’incontro tra la Regione e le parti sociali alle quali è stato presentato il Documento di economia e finanza. E proprio la formazione sarà uno dei punti importanti della legge quadro sul lavoro che la giunta, come annunciato lunedì dal vicepresidente della Regione che ha illustrato il Programma delle politiche attive per il lavoro, vuole adottare entro giugno per poi portarla in consiglio regionale in autunno. Né Paparelli né i dirigenti che lunedì lo affiancavano (Rossetti e Caporizzi) si sono sbilanciati sui dettagli del provvedimento relativo alla formazione, anche se due punti sono chiari: «Serve un provvedimento – spiega Paparelli – che innalzi l’asticella della qualità e una formazione che deve essere utile ai lavoratori, non agli enti formatori».

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Riqualificazione Caporizzi poi sul punto ha spiegato che «la riqualificazione di questi soggetti è uno degli elementi caratterizzanti il provvedimento. I centri di formazione in Umbria – ha detto il direttore regionale – sono per numero oltre tre volte superiori a quelli dell’Emilia Romagna; debbono dunque essere qualificati per poter realmente rispondere alle esigenze della domanda. Una loro riqualificazione è fondamentale, non devono essere autoreferenziali». Un modello giudicato inefficace e quindi da svecchiare è anche quello dei Centri per l’impiego «che andranno effettivamente a caratterizzarsi – osserva Caporizzi – come soggetti intermediari tra chi cerca e chi offre lavoro».

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Rivoluzione copernicana Qualificazione delle agenzie formative, lotta alla dispersione scolastica, adozione delle misure regionali per l’inserimento attivo in stretta integrazione con quelle previste dal Ministero del lavoro «sono tutti strumenti che – secondo l’assessore – porteranno a una vera e propria rivoluzione copernicana delle politiche attive del lavoro in Umbria, a disposizione dei soggetti che mostrano una reale volontà nella ricerca dell’occupazione».

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