venerdì 21 giugno - Aggiornato alle 01:20

Fondazione Ibm sceglie l’Umbria per far entrare la robotica nelle scuole

Gli studenti di cinque istituti superiori dovranno programmare i TJBot: patto con Confindustria e Regione per segnare il passo su innovazione tecnologica in classe

di Chia.Fa.

Sceglie cinque scuole umbre per il primo progetto educativo della Fondazione Ibm Italia, che ha messo a disposizione competenze e risorse per il corso di robotica educativa, che già rappresenta la grande scommessa dell’anno scolastico 2017-2018. Il patto nel segno dell’innovazione tecnologica è stato svelato lunedì mattina a Spoleto, che con l’Istituto industriale Campani e altre quattro scuole sperimenterà il progetto pilota con venti TJBot, dei piccoli robottini collegati ai servizi Watson, ossia il sistema cognitivo Ibm, che gli studenti dovranno programmare.

Fondazione Ibm sceglie l’Umbria  A raccontare la genesi e lo sviluppo de progetto, nato proprio a Spoleto durante una convention di Confindustria, è stato Angelo Failla, direttore della Fondazione Ibm Italia, che ha indicato come obiettivo quello di «fare entrare le competenze digitali nei curricula degli studenti, affinché diventino una componente essenziale della formazione scolastica con ricadute positive sul territorio e sull’economia regionale». Nel tecnico, poi, Failla ha spiegato che la «caratteristica dei TJBot è la possibilità di interfacciare i servizi basati sul cognitive computing resi disponibili dalla nostra piattaforma  Watson». A tentare di programmare i robottini saranno, non soltanto gli studenti di Spoleto, ma anche i coetanei del Franchetti-Salviani di Città di Castello, del Di Betto di Perugia, del Ciuffelli di Todi e del Tacito-Metelli di Terni.

Robotica in cinque scuole La dirigente dell’ufficio scolastico regionale dell’Umbria, Sabrina Boarelli, ha poi spiegato che il progetto didattico della Fondazione Ibm è di «durata triennale, in alcune scuole coinvolge singole classi, in altre gruppi di studenti, in base alla scelta fatta dai rispetti dirigenti scolastici». Nel merito del corso di robotica formativa,Boarelli ha parlato di «sperimentazione dal grande valore innovativo, finalizzato a costruire qualcosa che arricchisse il percorso scolastico dei nostri studenti. Per questa fase sperimentale abbiamo coinvolto cinque istituti rappresentativi delle specificità dei diversi territori». Intanto a Spoleto è iniziata la formazione dei docenti, curati sempre da Ibm, con tre workshop iniziali (ottobre, novembre e dicembre) e successivi momenti di verifica per analizzare l’andamento del progetto e individuare eventuali azioni correttive. Al fianco della Fondazione e della scuola anche Confindustria che, col presidente uscente Ernesto Cesaretti e quello entrante Antonio Alunni, ha fortemente voluto il progetto educativo «anche perché – hanno evidenziato entrambi gli imprenditori umbri – come aziende soffriamo per la carenza di alcune figure, che mancano in Umbria e in genere in Italia.

Scommette anche Confindustria Nel corso di robotica attivato nelle cinque scuole – è stato il messaggio – Confindustria crede molto, anche perché siamo i primi a sperimentarlo e speriamo i primi a trarne giovamento». In questo senso l’associazione di categoria ha individuato cinque propri referenti per monitorare il debutto dei TJBot nelle scuole:  si tratta di Alessandra Gasperini dell’omonimo Scatolificio di Città di Castello, Ilaria Caporali di Liomatic per Perugia, Ilaria Baccarelli di Roccafiore per Todi, Laura Tulli di Fonte Tullia per Spoleto e Tullio Camiglieri di Ast per Terni. A tirare le fila è stata la presidente Catiuscia Marini: «L’Umbria non raggiunge un milione di abitanti e non ha una città metropolitana – ha detto – tuttavia con questo progetto per le scuole possiamo e vogliamo essere un laboratorio di sviluppo con benefici che certamente ci saranno per gli studenti coinvolti, le imprese del territorio e l’Umbria tutta».

@chilodice

 

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