venerdì 10 luglio - Aggiornato alle 05:15

Fase 2, le discoteche si ribellano: «No a trasformarci in ristoranti, fateci riaprire»

Assointrattenimenti chiede di non dare il via libera a un «abuso autorizzato»: «Senza nostro contributo a rischio pace sociale»

Discoteca, foto generica archivio U24

«Da oltre tre mesi, dal 23 febbraio 2020, le nostre attività sono state sospese, siamo stati costretti alla chiusura forzata a colpi di Dpcm. Alcuni imprenditori e altri soggetti, anche istituzionali, del nostro settore hanno escogitato una strategia per riaprire i propri locali “discoteca” mediante la temporanea sospensione della propria autorizzazione amministrativa di pubblico spettacolo, cosi da esercitare la sola attività di somministrazione alimenti e bevande (che a tutt’oggi è consentita). La nostra Associazione si dissocia fermamente da tale pratica e da tali modalità esercizio». A prendere posizione è Assointrattenimento, che chiede «regole certe per la riapertura» e denuncia come «l’inerzia del governo sta obbligando gestori, ormai disperati, a trovare escamotage e ad esercitare attività abusiva».

Somministrazione alimenti Per l’associazione di categoria aderente a Confindustria, c’è chi propone l’utilizzo della “pista da ballo” come par-terre per l’installazione di tavoli e seggiole destinate alla ristorazione o alla sola somministrazione di bevande, mentre i palcoscenici verrebbero utilizzati per effettuare “concertini” con musica dal vivo o esecuzioni musicali con dj. In estrema sintesi, «le strutture “discoteca“ sarebbero utilizzate non più in virtù di licenza di pubblica sicurezza di cui all’art. 68 Tulps ma semplicemente come pubblici esercizi per la somministrazione di alimenti e bevande».

No secco Il no arriva per diversi motivi: «appare – viene detto – un chiaro escamotage per eludere le regole di distanziamento sociale e anti contagio per riaprire comunque le aziende discoteca» poiché «appare evidente che il pubblico durante l’attività di spettacolo non starà immobile ma si sentirà legittimato (visto il luogo) a parteciperà alle esecuzioni attraverso forme di ballo spontaneo. Tale pratica avviene normalmente nei pubblici esercizi gestiti da imprenditori scorretti e fino a ieri è stata da noi denunciata e combattuta attraverso la segnalazione alle autorità con centinaia di esposti in tutta Italia».

Orari imposti Inoltre «le discoteche, rinunciando alla licenza di pubblico spettacolo e divenendo di fatto dei bar o ristoranti, perderanno la loro autorizzazione amministrativa per l’effettuazione del pubblico spettacolo e, conseguentemente, dovranno rispettare gli orari previsti dai vari regolamenti Comunali per il funzionamento dei Pubblici esercizi e delle manifestazioni accessorie agli stessi: orari, che a seconda del Comune di appartenenza e dalle giornate di esecuzione, variano tra le 23 e le 1. Tale norma è stata forse “dimenticata” dai propositori di questa inedita prassi che tuttavia dovranno adeguarsi e dunque sospendere le esecuzioni musicali dal vivo ad orari prestabiliti che non appartengono al pubblico spettacolo e quindi procedere poi alla sola esecuzione di musica di sottofondo».

Niente biglietto Poi «l’assenza dell’autorizzazione non ci consentirà più di imporre un prezzo di ingresso o una consumazione obbligatoria o un aumento del prezzo delle consumazioni nei nostri locali, producendo di fatto l’incapacità delle nostre aziende di sostenere i costi derivanti dall’attivazione dei nostri impianti e delle nostre strutture che, certamente, non sono assimilabili a bar o ristoranti ma sono aziende complesse con altissimi costi di gestione».

Abuso autorizzato Infine «durante il periodo di chiusura totale dei negozi, coloro che erano rimasti aperti – vedasi grandi strutture di vendita di prodotti alimentari – erano stati costretti a isolare alcuni reparti (abbigliamento, generi di falegnameria, accessori, cartoleria, etc.) proprio per evitare illecita e sleale concorrenza nei confronti delle attività costrette alla chiusura dai vari Dpcm. Quanto oggi accade è un’analoga situazione, per cui coloro che intendano esercitare attività di pubblico spettacolo, mediante la strategia sopra descritta, devono essere fermati in quanto tale attività risulterebbe attualmente preclusa e dunque illegittima e pertanto forme di “abuso autorizzato” non devono e non possono essere consentite».

Bisogna riaprire Invece, Assointrattenimento ha fatto proposte diverse. «Chiediamo – affermano – che le discoteche vengano riaperte nella loro pienezza, nella loro funzione sociale, nell’ambito di regole certe e di precise predeterminate condizioni: i gestori di discoteche non devono essere spinti e costretti ad esercitare attività abusiva a causa dell’inerzia delle istituzioni ma, oggi più che mai, è necessario l’intervento immediato del Governo». L’associazione paventa come sia «a rischio la pace sociale, la certezza del diritto, il paese è nel caos: sono in pericolo i nostri 5 milioni di giovani che ogni weekend frequentano le discoteche. Le nostre aziende non producono beni materiali e neppure sono coinvolte in filiere produttive manifatturiere ma offrono divertimento, svago, aggregazione, ovvero emozioni che devono necessariamente intercettare la predisposizione e la propensione emotiva di ogni singolo avventore. I nostri locali – concludono – non sono un nemico da combattere ma sono il miglior alleato che lo Stato possa avere per la tutela dei nostri giovani e un avamposto di legalità nel mondo della notte e dell’intrattenimento».

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