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lunedì 12 aprile - Aggiornato alle 00:08

Export Umbria nel 2020 giù del 5,5 per cento: male tutti tranne distretto dell’olio

Russia e Cina si confermano trainanti, pesa l’assenza di ordini dagli Usa. Si difende il comparto maglieria

di Chia.Fa.

L’export umbro ha chiuso il 2020 con -5,5 per cento, ma la performance è comunque meno negativa della media nazionale, che segna – 12,7 per cento. A reggere bene l’onda d’urto è il distretto della Maglieria e dell’abbigliamento di Perugia che fa segnare un calo del 7,9 per cento, molto contenuto rispetto alle altre regioni che in media scivolano a -24,4 per cento. Soffre pure il mercato del Mobile dell’Alto Tevere, che flette del 13,1 per cento, mentre in controtendenza le esportazioni di olio che hanno archiviato l’anno del Covid con + 4,1 per cento.

Russia e Cina I dati arrivano dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo secondo cui tra i mercati di destinazione si confermano trainanti la Federazione Russa (+24,1%) e la Cina (+26,3%), sostenute in particolare dal distretto della Maglieria e abbigliamento di Perugia che, nel secondo semestre, ha mostrato tassi di crescita dell’export verso il paese asiatico superiori al 70 per cento, mentre la riduzione più marcata è imputata ali Stati Uniti che fa rilevare -20,6 per cento. In una nota di Intesa Sanpaolo si rileva che «nonostante permanga uno scenario ancora molto incerto, con l’implementazione della campagna vaccinale è previsto un graduale ritorno alla normalità, con una ripresa più stabile a partire dal terzo trimestre, e una spinta rilevante potrà arrivare proprio dai mercati internazionali e dalla capacità di cogliere il trend di ripresa che il commercio estero ha mostrato».

Maglieria  Nel dettaglio il distretto della Maglieria di Perugia nel 2020 si è confermato «il più rilevante tra gli umbri in termini di esportazioni: nel 2020 la riduzione è stata di 40 milioni di euro si è attestato a 462 milioni di euro, con una componente preponderante della maglieria per 336 milioni di euro, pari al 73 per cento delle esportazioni distrettuali».

Mobile Per quanto riguarda il comparto del Mobile di Città di Castello e dintorni il valore dell’export gira intorno ai 67 milioni, con una riduzione del 13,1 per cento sul 2019, che non si è riusciti a compensare con il boom di vendite verso la Germania (+17%) a causa della flessione arrivata da Francia (-19%), Regno Unito (-20%) e Stati Uniti (-24%).

Olio Infine, l’unico sorriso lo regala il comparto oleario dove l’export supera quota 195 milioni di euro, con un incremento di 7,6 milioni rispetto al 2019, che la Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo imputa in particolare al boom di vendite verso la Francia, che sono più che raddoppiate (+13 milioni di euro), probabilmente complice lo sbarco a Spoleto della multinazionale d’oltralpe Avril. Bene comunque anche l’export di olio verso la Spagna, balzate da 1 milione nel 2019 a oltre 5 milioni di euro nel 2020.

Intesa San Paolo «Nel 2021 i distretti umbri potranno svolgere un ruolo centrale per l’economia della regione, grazie all’elevata qualità dei prodotti e alla capacità di relazionarsi con i partner internazionali» ha sostenuto Luca Severini, direttore regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo, aggiungendo che è stato «appena lanciato il programma Motore Italia con cui mettiamo a disposizione un miliardo di euro di nuovo credito per le imprese umbre, offrendo sostegno finanziario per il capitale circolante, per programmi di crescita, per investimenti a favore della transizione 4.0 e della digitalizzazione, oltre a supportarne i progetti di sostenibilità e circular economy».

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