Saverio Greco (foto Rosati)

di Mar. Ros. e Chia.Fa.

«Trattativa chiusa». Questo il messaggio diffuso venerdì pomeriggio dalla direzione di Alimentitaliani, la società con cui la famiglia Greco ha acquisito al prezzo simbolico di un euro e con un’operazione forza gli asset della Novelli. Per Saverio Greco non c’è quindi spezio per un nuovo tavolo, invocato tanto dal viceministro Teresa Bellanova e dall’assessore regionale Fabio Paparelli. Nè tanto meno gli spiragli annunciati poche ore prima dalla Flai-Cgil: «I sindacati il 5 aprile al ministero dello Sviluppo economico – si legge in una breve nota – hanno opposto un netto rifiuto all’accordo dopo tre mesi di trattative».

Lo sciopero di Terni Cosa davvero sia successo il 5 aprile in oltre dieci ore di confronto al ministero dello Sviluppo economico lo sa bene solo chi era presente perché al termine della riunione e nelle ore successive tutte le parti hanno riferito esclusivamente di un mancato accordo sindacale. Tanto che ora si procede senza regole, con le scelte unilaterali dell’azienda che ha interrotto anche il contratto di solidarietà, che era previsto fino al dicembre prossimo: «Abbiamo avviato le procedure per raggiungere gli obiettivi occupazionali e il salvataggio aziendale. Quando disposto è irreversibile e incompatibile con un’ulteriore riapertura del tavolo». Col risultato che nella sede generale di Terni dove una trentina di lavoratori sono in sciopero dal 29 marzo, chi è dentro lavora a tempo pieno (una quindicina di impiegati), come non ci fosse già più spazio per nessun altro.

Cgil: «Ci sono aperture, nessuno acceleri» Nella tarda mattinata di venerdì a parlare sostanzialmente di uno spiraglio nella trattativa con la Alimentitaliani che vuole licenziare 79 dipendenti (33 a Terni), esternalizzare tutti gli amministrativi e azzerare gli scatti di anzianità era stata la Flai-Cgil sostenendo che «l’azienda si è resa disponibile a mettere in campo un piano sociale per gestire gli esuberi dichiarati, a partire da un incentivo all’esodo e politiche attive volte alla ricollocazione del personale di Cisterna di Latina e Spoleto, nonché l’utilizzo dello strumento della cassa straordinaria per area di crisi complessa laddove possibile, ovvero per Terni e Amelia». Apertura anche sull’annunciato azzeramento degli scatti di anzianità che potrebbe essere evitare «sulle fasce più deboli a partire dai siti agricoli e di panificazione, per le maestranze che hanno un reddito inferiore a 1.500 euro». Ma evidentemente lo spiraglio non c’è più.

 Ex Novelli prima del Mise La convocazione last minute di mercoledì con cui al tavolo del Mise, coordinato dal Giampietro Castano ma a cui si è seduto anche il viceministro Bellanova, si era provato di nuovo a trovare un’intesa era arrivata nella serata di martedì dopo che i lavoratori ex Novelli del sito di Terni, vevano invaso il consiglio comunale per sensibilizzare le istituzioni, dopo l’annuncio dei pesanti tagli preventivati dalla famiglia Greco, con tensioni che hanno in parte screpolato i rapporti tra dipendenti, e il pressante tentativo da parte dei sindacati di ottenere quante più tutele possibili per gli esuberi. A seguito dell’ultimatum lanciato dall’amministratore unico della Alimentitaliani a ridosso dei cancelli della sede aziendale di Maratta, la maggior parte dei lavoratori che ha denunciato da parte dei vertici societari «un atteggiamento intimidatorio», ha scelto di restare a braccia conserte continuando la propria lotta fuori dall’ufficio. Una delegazione si è presentata anche al tribunale nello stesso giorno in cui si è appreso dell’ok del Palazzo di giustizia di Castrovillari alla procedura di concordato preventivo. Quando i lavoratori, dotati di cartelli, sono saliti a Palazzo Spada hanno calato il tris di richieste: riapertura del tavolo ministeriale, utilizzo degli ammortizzatori sociali e chiarezza sui concordati.

Teresa Bellanova Il tavolo è stato riaperto, ma l’accordo non è stato raggiunto e a quanto pare non lo sarà: «Si è concluso senza un’intesa l’incontro presso il ministero dello Sviluppo economico per il necessario accordo di gestione e rilancio della ex Gruppo Novelli (oggi Alimentitaliani). Sono rammaricata – ha commentato la Vice ministra Teresa Bellanova – poiché in presenza di una bozza di accordo con il quale erano state recepite le indicazioni di entrambe le parti per regolamentare la questione occupazionale e il costo del lavoro, secondo criteri già adottati in altre aziende, la mancata intesa rischia di accentuare una situazione sociale già molto tesa, con gravi conseguenze anche in termini di prospettive aziendali. In questo quadro, invito tutte le parti a rendersi disponibili ad un incontro, da tenersi quanto prima, per esaminare la questione nella prospettiva di una rapida conclusione e, considerata la delicata vicenda aziendale, sollecito vivamente tutti – ha detto ancora la viceministro – a trovare rapidamente un’intesa sulla base di quanto definito nel corso dei precedenti incontro».

Il senatore Rossi «Nessun diktat è accettabile se in gioco ci sono le sorti di centinaia di lavoratori e di un gruppo industriale importante, come il gruppo Novelli, che opera in Umbria, Lazio e Lombardia. Quindi ritengo che la posizione di chiusura tenuta da Alimentitaliani sia sbagliata e non condivisibile». Così il senatore umbro del partito democratico, Gianluca Rossi, commenta la chiusura della trattativa sindacale per il salvataggio del gruppo Novelli causata dalle dichiarazioni della proprietà, Alimentitaliani di Saverio Greco: «E’ fondamentale che il governo continui a lavorare per riportare al tavolo del confronto la proprietà e le organizzazioni sindacali, stemperando le affermazioni irragionevoli ed allontanando scenari irrecuperabili. Dei Greco ho apprezzato la disponibilità a salvare la Novelli, e – conclude – credo che anche da parte loro dovrebbe esserci un atteggiamento aperto verso chi ha mostrato disponibilità nei loro confronti».

Lucidi attacca il ministro Calenda Ad attaccare il ministro Carlo Calenda, che sempre mercoledì ha risposto in aula all’interrogazione della deputata umbra Adriana Galgano, è invece il senatore Stefano Lucidi (M5s): «Il ministro ha fatto delle affermazioni imbarazzanti. Leggendo in aula Calenda ci ha detto – ricapitola il parlamentare – che ‘ad oggi non ci sono prospettive stabili per l’azienda; che ci saranno 30 milioni di investimenti; che c’è un piano industriale; che gli organi di gestione e controllo hanno pubblicamente evidenziato i dati della cessione; che ci sono stati degli atti formali compiuti presso gli organi amministrativi e giudiziari competent;, e infine che il ricorso al giudice dei creditori e dei vecchi soci sarà il momento dei chiarimenti’. Peccato che il verbale rilasciato dal suo ministero il 22 dicembre 2016 assicura ‘la soluzione di continuità produttiva e tutela dell’occupazione’ e descrive ‘un risultato importante che si avvia una nuova fase che offre prospettive di continuità e di crescita per le attività di una realtà imprenditoriale che ha buone potenzialità di sviluppo dopo il periodo di crisi degli anni passati’». Quindi le domande di Lucidi: «Al ministro chiedo pubblicamente e poi lo farò tramite interrogazione parlamentare di quali organi di controllo parla, a quali atti compiuti fa riferimento e a che punto è il ricorso al giudice da parte di creditori e azionisti».

@martarosati28 e @chilodice

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