lunedì 6 aprile - Aggiornato alle 21:18

Ex Merloni, Ministero prova a scongiurare i 350 esuberi: «In campo tutti gli strumenti»

Doppio incontro a Roma con parti sociali e azienda, lunedì altro vertice a Fabriano. Sul tavolo anche i 15 milioni dell’area di crisi complessa

La protesta dei lavoratori della ex Merloni

Da una parte il tentativo di attenuare l’impatto del piano industriale, dall’altra la volontà di impiegare «risorse ingenti non utilizzate nel corso degli anni», ovvero quelle destinate all’area di crisi complessa. Giovedì a Roma, nella sede del Ministero dello Sviluppo economico, le sottosegretarie Alessia Morani (Pd) e Alessandra Todde (M5s) hanno tenuto due incontri sulla crisi della ex Antonio Merloni dopo la presentazione, alcuni giorni fa, del piano industriale da parte della Jp di Giovanni Porcarelli che prevede 345 esuberi su 593 lavoratori impiegati tra Umbria e Marche. A margine delle due riunioni (una con le parti sociali e una con l’imprenditore), Morani ha promesso che il Mise «metterà in campo tutti gli strumenti a disposizione per garantire la continuità aziendale e la difesa dei livelli occupazionali alla Jp».

Quali margini di manovra Morani parla di «situazione difficile» e ha messo sul tavolo un ventaglio di strumenti, «a partire dagli ammortizzatori sociali per proseguire con incentivi e finanziamenti nell’ambito dei contratti di sviluppo; questo perché vogliamo garantire la continuità dell’azienda e della produzione e tutelare al massimo i livelli occupazionali». Il problema è capire quali sono i reali margini di manovra e se c’è davvero la possibilità di scongiurare i 350 esuberi previsti in un piano che, in futuro, potrebbe portare alla chiusura di due stabilimenti su tre. Nel frattempo tutte le parti in causa aspettano che il Tribunale di Ancona si esprima sulla richiesta di concordato presentata dall’azienda, procedura dal cui buon esito «dipende tutto l’iter. Nel frattempo però – dice Morani – abbiamo chiesto a Invitalia di valutare il piano industriale presentato ieri dalla proprietà».

L’area di crisi Parallelamente a ciò andrà avanti con Invitalia il ragionamento sull’area di crisi complessa: le «risorse ingenti non utilizzate nel corso degli anni» ammontano a circa 15 milioni di euro, e potrebbero essere impiegate «per rianimare il tessuto imprenditoriale di Marche e Umbria su settori – spiega il sottosegretario – che possano dare nuovo slancio alle attività produttive nell’ambito della green economy. Una iniziativa che può essere legata anche al settore degli elettrodomestici. Auspichiamo – conclude Morani – che sindacati e azienda possano trovare presto una modalità condivisa di prosecuzione della procedura e attendiamo l’esito dell’incontro tra le parti in programma lunedì prossimo».

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